Il trionfo dell’ignoranza…. di Ruben Ricca

Tempo di lettura: 2 minuti

Capire il trionfo dell’ignoranza è la fine di questa nota o come diceva Montaigne “per chi scrivo? Per me, per riconoscermi e non dimenticare me stesso”.

Ammettere il trionfo dell’ignoranza è difficile, doloroso, angosciante ma non ci sarà altra scelta che arrivare a questo (1). Mai come ora la gente si era vantata di non aver letto un libro nella sua vita o di non preoccuparsi minimamente della parola cultura. Gli analfabeti di oggi, quelli che hanno accesso all’istruzione, sanno leggere e scrivere ma non lo esercitano. I programmi TV sono fatti su misura da queste legioni di individui e il Mercato li ha al primo posto del consumo. Gente che non legge, che non capisce, che non conosce i rudimenti della geografia perché non conosce il mondo in cui vive. Tutto è superficiale, frivolo, narcisista, elementare e di una comprensione primaria. Se il lettore pensa che esagero non ha che accendere la TV e girovagare per un po’ per le sue pietose scelte. L’esperienza è un maestro brutale.

L’ignoranza non è una malattia che si contrae per caso, è uno stato che l’individuo (e il suo spirito) accetta con rassegnazione, comodamente. È una scelta indolente di come essere nella vita. Forse il più grande cinismo deriva dal titolo “Società dell’informazione” (Viva la morte e morte all’intelligenza! Si diceva in Spagna durante la Guerra Civile) perché in realtà viviamo nella società della disinformazione. L’ignoranza cancella il futuro perché la società attuale vive solo nel presente. La società presente è una società di debitori e una società di debitori è una società senza futuro (2)

L’ignorante vive comodamente (e rassegnato) in una realtànormalizzata e odia e disprezza tutto ciò che lo ricorda (questo articolo!). La società dell’ignorante è autoreferenziale, non ha bisogno (o non vuole o teme) di sapere cose o studiare al di fuori di ciò che sono i suoi limiti; ma la superbia di sapersi unico all’internodella sua bolla gli permette di credersi leader straordinario e in questo senso l’ignorante non ha limiti all’interno del suo piccolo mondo. L’ignorante è un esperto in nulla perché satutto.

Non intendiamoqui che l’uomo moderno deve aspirare al sapereenciclopedico o a collezionare una notevoleconoscenza su Arti e Scienze. No, no. Ci riferiamo ad alcuniconcetti di base che con lentezza e implacabilmentevengonoeliminati. Saperi che si imparano a scuola. Coniugazioniverbali, sinonimi, contrari o parole che cadrannoirrimediabilmente in disuso.

La superficie dell’Europa, le capitali dei paesi europei o la lingua parlata in Mozambico, per citare alcuni esempi arbitrari. Il lettore si chiederà forse che utilità posson oavere questi saperi, la risposta è: Tuttociò che é utile viene da conoscenze inutili (3)

La società dell’ignoranza è diffusa perché dentro è fuori e sopra è giù e si vedono paesi lontani molto vicino e ad una distanza imprecisa che permette di ignorare i paesi e le distanze perché tutto è a un click di computer e niente a portata di mano. La società dell’ignorante convalida comportamenti ignoranti e raggruppa (e incentiva) legioni di mediocri che si congratulano a vicenda per meriti che non si hanno. L’ignorante ha spesso bisogno di esserelo dato e approvato e non accetta comportamenti che ne ostacolano il flusso di questi atteggiamenti. La società dell’ignoranza è sinonimo di mediocrità ed espelle tutto ciò che è al di sopra e al di sotto del “medio”.

È aporofóbica perché odia la povertà perché la povertà ricorda che la realtà è là, implacabile e perciò disprezza il povero, lo compatisce perché identifica la povertà con sfortuna e fallimento e se ne vergogna. La società dell’ignoranza esalta tutto ciò che è un trionfo sociale, economico, intellettuale, ma lo classifica come esempio da seguire solo per rimanere nell’ignoranza. Il successo altrui è esempio della propria mediocrità e così l’individuo ignorante rimane in una fascia media, né molto in alto né in basso, proprio in mezzo al nulla. Con opinioni e comportamenti prevedibili, normalizzabili, gentili, senza narrativa, malleabili e non critici perché tutto il critico è visto come un’opposizione alla media, a ciò che fluisce senza mettere in discussione ciò che succede perché l’ignorante ignora ciò che accade e questo è proprio quello che gli succede.

Rubén Ricca

(regista e autore)

Il suono e la furia

https://www.youtube.com/watch?v=7bfKWcPfZ7g

1) Al momento di scrivere questa nota mi hanno attaccato enormi dubbi e ci sono stati giorni in cui ho pensato che stavo esagerando. Ma dopo aver letto alcune notizie del presente su diversi giornali, questi dubbi sonostati completamente dissipati. Faccio alcuni esempi: nel febbraio 2021  il governo italiano nomina Sottosegretario alla Cultura una signora che confessa di non leggere un libro da tre anni; un secondo sottosegretario, negli anni precedenti, aveva proposto che gli ospedali fossero aperti durante la notte e il sabato e la domenica, senza sapere, mi pare, che queste istituzioni sono “sempre” a disposizione del cittadino anche sabato e domenica!; un terzo sotto segretario, compagno di quelli menzionati, cita un Comico scambiandolo per Dante Alighieri. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi enormemente, ma mi fermo per non affaticare il lettore. Dobbiamo dichiarare senza vergogna che questi tre esempi appartengono a Grandi Analfabeti.

2) “La lenta cancellazione del futuro” Sotto questo titolo sono raggruppati una serie di saggi, da Mark Fisher a Fedric Jameson. Vedi “La logica culturale del capitalismo avanzato” e “Realismo capitalista” per citare alcuni esempi e anche “Come scrivere in un mondo dove la gente crede che il futuro sarà orribile”

3) Nuccio Ordine. L’utilità dell’inutile (2013).

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