Iniziativa dei cronometristi iblei in memoria di Rosario Livatino

Tempo di lettura: 2 minuti

Domenica 9 maggio la Chiesa si appresta ad elevare all’onore degli altari Rosario Livatino, definito una volta “il giudice ragazzino” e non sembra fosse un complimento, facendone il Santo simbolo della lotta del cristiano alla mafia e al crimine organizzato.

Nei giorni scorsi i cronometristi dell’Asd “Hyblea” di Ragusa hanno lanciato sui social l’iniziativa “Rosario Livatino, finalmente Beato” accolta con un plauso anche dall’associazione Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino di Canicattì

Diversi sono stati i siciliani che hanno aderito inviando una foto o semplicemente un messaggio che potesse ricordare il magistrato.

Katia F. e Angela T. di Caltagirone nei loro cartelli hanno riportato alcuni dei tanti magistrati che sono caduti per mano della mafia nonché una frase che lo stesso giudice aveva scritto: “Alla fine della vita non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili”, frase riportata anche nel cartello di Stefania M. di Acate.

Fabio D. di Pozzallo ha voluto ricordare come Giovanni Paolo II definì Rosario ossia “Martire della giustizia e indirettamente della fede”.

Giuseppe D. di Catania nel suo cartello riporta la frase “Ci sono stati uomini che sono morti giovani” estrapolata dalla canzone “Pensa” di Fabrizio Moro, mentre Sebastiano Sesto da Siracusa tiene in mano la copertina del libro di Lilli Genco e Rosario Damiano dal titolo “Rosario Livatino – La lezione del giudice ragazzino”.

Roberta P. da Modica, appena ha saputo della nostra iniziativa, si è documentata per studiare più a fondo la figura del magistrato agrigentino, immortalandosi davanti al suo Pc, rimanendo colpita dal fatto che aveva rifiutato la scorta proprio perché voleva proteggere altre vite, e sono state le sue giornate di lavoro in cui si occupava di sequestri e confische di beni sottratti ai mafiosi a condurlo alla morte.

Gaspare N. di Trapani ha voluto precisare l’importanza della beatificazione di Rosario proprio in questi mesi in cui la magistratura è coinvolta in scandali che hanno poco il sapore di quell’indipendenza, della fedeltà ai principi, della capacità di sacrificio di cui parlava il giudice Livatino.

Particolare la testimonianza di Alfonso G. di Agrigento che ha un ricordo limpido del giovane giudice: “Lo incontravo quasi tutte le mattine e prima di salire in tribunale era solito andare al bar per il caffè e poi recarsi nella vicina chiesa di San Giuseppe per una breve preghiera”. Irene Ridolfo di Brolo, ha voluto fotografarsi vicino alla stele che la cittadina messinese l’anno scorso ha dedicato al magistrato.

Maria R. di Modica e Manuela R. di Vittoria nel loro cartello hanno riportato ciò che nelle sue piccole agendine scriveva: “S.T.D.”, un’antica sigla, che si sviluppa in: “Sub tutela Dei”. Per diverso tempo, questa frase era stata tradotta come “Sotto la protezione di Dio”, dimenticando che “tueor” riconduce anche a “sguardo”, quindi “Sotto lo sguardo di Dio”.

I cronometristi iblei sono del parere che la testimonianza di Livatino deve diventare patrimonio essenziale delle associazioni, gruppi e movimenti che hanno come credo: la giustizia, la lealtà e l’imparzialità.

© Riproduzione riservata
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

SEGUICI
IL METEO
UTENTI IN LINEA
Torna su
RTM INFORMA - LE REGOLE PER LA PREVENZIONE
RISPOSTE ALLE DOMANDE COMUNI