Ben 1.200 posti di lavoro in “rosa” persi in provincia di Ragusa

Ovvero da quando è iniziata la crisi dovuta al Covid, la denuncia del segretario generale dell'Ust Cisl Rg Sr Vera Carasi
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“Manca, anche dalle nostre parti, un’effettiva politica per conciliare lavoro e famiglia. E la crisi causata dalla pandemia non ha fatto altro che aggravare la situazione”. Lo dice il segretario dell’Ust Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi, lo confermano i dati Istat che nell’area iblea hanno visto la perdita, da quando è iniziata la crisi dettata dall’emergenza sanitaria, vale a dire nel marzo 2020, di circa 1.200 posti di lavoro in “rosa” a fronte dei “soli” 500 perduti dagli uomini. “Insomma – chiarisce Carasi – il Covid non ha fatto altro che peggiorare una situazione già molto penalizzante per le donne. Quanto accade nell’area iblea, a ogni modo, è, purtroppo, lo specchio di quanto si verifica nel resto del nostro Paese visto che siamo penultimi in Europa con un tasso di occupazione femminile che non arriva al cinquanta per cento contro una media Ue del 63%. E’ quello che succede anche dalle nostre parti: una donna su quattro, infatti, è costretta a dimettersi al momento della prima gravidanza. Anche perché spesso non ha scelta”.
Aggiunge il segretario generale dell’Ust Cisl Rg Sr: “La maggior parte, ancora oggi, ritiene giusta l’affermazione che il ruolo primario della donna è occuparsi della cura della casa e dei figli. Con queste premesse, diventa davvero complicato avere la meglio sul divario occupazionale di genere. La Cisl ritiene che questi stereotipi vecchi, triti e ritriti, debbano essere combattuti. Un maggiore accesso femminile al lavoro farebbe aumentare in modo significativo il Pil anche su base locale. Basti pensare che in una famiglia in cui la donna lavora, aumenta subito il consumo di beni e servizi. Inoltre, l’occupazione femminile riduce il rischio di povertà delle famiglie e incide positivamente sulla scelta della maternità. I settori più colpiti dal Covid, lo sappiamo, sono stati, per quanto riguarda le lavoratrici, il terziario, il turismo, la ristorazione, il commercio, ma anche numerose attività artistiche e dell’intrattenimento. Sono settori tra i più penalizzati dalle misure di distanziamento sociale, nei quali le donne sono percentualmente più presenti. Una condizione davvero drammatica che merita tutta la nostra attenzione con tutele alle donne che hanno perso il lavoro attraverso l’attivazione di interventi di sostegno urgenti”.

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