Il poeta turco Mesut Şenol… di Domenico Pisana

La silloge poetica “Possano i nostri sogni cambiare il mondo”
Tempo di lettura: 2 minuti

“Poesie dell’anima” che esprimono l’“humus” della profonda e sincera interiorità dell’autore, sono quelle contenute nella raccolta poetica bilingue (italiano-inglese) dal titolo Possano i nostri sogni cambiare il mondo, pubblicata dal poeta turco Mesut Şenol con la traduzione italiana della poetessa pugliese Claudia Piccinno; un vero e proprio itinerario dove la parola poetica impregnata delle fibre del cuore evidenzia già nella sua “Benennung” l’asse portante di un mondo costruito sui pilastri dell’ esperienza umana dell’amore:

“…Eppure l’amore mantiene la sua solida presa
nel destino delle persone
esso sa conseguire il suo obiettivo…
Dilemmi impazziti nel pianeta dell’amore,
nessuno sa chi verrà ferito,
chi conoscerà la rassegnazione della fine…”
(La lingua dell’amore)

Quella di Şenol è una poesia dove l’avventura umana e l’“io” meditante si muovono in una reciproca esegesi incastonata negli spazi contemplativi, nei profili di immagini in movimento, nei mutamenti delle voci delle stagioni.
Mesut Şenol, che ha prodotto e presentato programmi per TRT, la Tv di stato turca e che insegna presso il Dipartimento di Comunicazione dell’Università di Bahçesehir e il Dipartimento di Studi e Traduzione e Interpretariato dell’Università di Yedetepe, possiede un solido percorso culturale caratterizzato dalla sua presenza nel Consiglio esecutivo degli scrittori e traduttori dell’area del Mar Baltico, Mar Nero e Mar Mediterraneo con sede a Rodi, dalla pubblicazione di sette raccolte poetiche, nonché dalla partecipazione a raccolte di poesie nazionali e internazionali.
Leggendo la sua silloge Possano i nostri sogni cambiare il mondo, Istanbul, 2019, si coglie subito un’immersione in un dato naturalistico genuino da cui si sprigiona quel desiderio di musica che è nella sua anima e insegue l’ebrezza delle note sui tasti del cuore: le “ciglie dell’estate”, “la caduta delle foglie d’autunno” , “la collina dei sogni” , la “brezza del deserto”, “il paradiso degli uccellini”, il “fiore selvatico” rappresentano la cifra simbolica di un cammino che riprende il tempo della vita nella sua antologia di mutazioni e di dinamico divenire:

“…Sento urla
al cinema estivo
le lucciole
guardiani
dell’aria fiammeggianti nell’azzurro pallido…”
(Lascia che le ciglia dell’estate ti spazzolino gli occhi)

…Le speranze volano e atterrano in alcuni casi
Le foglie d’autunno trovano il loro posto in un dove inaspettato………
Puoi chiudere gli occhi per ignorare il tuo dolore
Se mai ti capita di dire addio a qualcuno
Potrebbe iniziare la stagione autunnale, essere già lì pronta…”
(Alta stagione per la caduta delle foglie d’autunno)

Il poeta si stringe attorno alle perplessità delle stagioni e la sua poesia corre ai porti dei sogni, scruta l’esistere in “uno stretto abbraccio con i sentimenti”; trasfigura l’incertezza delle malinconie mentre “…I luoghi lontani sembrano vicini, anche se la stazione / dei miraggi è vacante / mentre scendendo per la collina, i segnali / si liberano dal calore dei sogni…”, in Scendendo per la collina dei sogni.
Il motivo del sogno, che sin da Omero e del mondo greco è stato al centro della fantasia di poeti, narratori e drammaturghi, informa di sé tutta la raccolta, atteso che Mesut Senol ne intercetta le potenzialità profetiche e simboliche caricandolo di una o più funzioni; egli crede, infatti, nel “potere del sogno” di cambiare il mondo, perché – come diceva Tommaso Ceva, gesuita, poeta e matematico italiano (1648 -1734) “la poesia è un sogno fatto in presenza della ragione”.
E il sogno di Senol non è infatti “fuga mundi” , ma credere nella realtà della vita e dell’amore che “rivendica / di raggiungere il suo obiettivo”; non è resa alla vita ma certezza che “le sfide consistono in un faccia a faccia / per sopravvivere sotto il sole caldo di quel deserto macabro”, e che “Vivere vicino alla terra porta a compimento il tempo del raccolto”; il sogno non è neanche negazione della memoria ma inabissamento nelle radici più segrete del passato, che bisogna sfogliare come un album per guardare al futuro:

“Dovrei sfogliare le pagine di quel taccuino di segreti
Dovrei ascoltare le canzoni che vengono da quel passato
Devo dire che erano il migliore di tutti i sogni e di ogni realtà…”
(Il taccuino dei sogni)

Poesia e sogno sono pertanto, in questa raccolta, essenzialmente e fondamentalmente linguaggio: entrambi parlano per immagini, vivono della stessa sostanza, rimandano ad una necessità ermeneutica e ad una visione critica della realtà; nei versi di Senol il sogno è, insomma, un viaggio nella profondità della coscienza e anche il “nous poetico” partecipa, a livelli diversi, di questa avventura come si evince dalla molteplicità delle immagini che vibra nelle poesie dell’intera raccolta:

il pavimento e la foresta, trasportate dall’ala del vento (p.10)
“Draghi e altre creature ultraterrene prendono vita” (p. 14)
“Piccole gocce di elisir /prese dagli uccelli celesti” (p. 32)
“la corsa selvaggia rimane prigioniera /in noi” (p. 34)
“I miraggi vengono stimolati da un gemito ululante” (p.40)
“C’è una disagio nell’enigma risolto attraverso i baci” (p.48)
“Sia i draghi che le stelle volano senza sforzi nei cieli” (p. 50);
“C’è un oceano pieno di lacrime di felicità/
Il cielo sta per riempire il suo cestino” (p.52);
“Case di tranquillità riflettono sulle azioni più ricercate” (p.64);
“Le lacrime si trasformano in perle /Mescolate con gioia” (p.84);
“I pensieri viziosi rinforzano la nostra immaginazione” (p. 100).

Dunque un’intensa attività immaginativa che accompagna il viaggio del poeta nella sua interiorità, viaggio che lascia dei segni che permettono di ripercorrere l’emozione con cui lo ha vissuto e che offre al lettore un ampio ventaglio di possibilità ermeneutiche.
Nella stessa poesia che dà il titolo alla raccolta, egli pur calandosi nella realtà carica di umori esistenziali, non perde mai di vista la misura e la dinamica del sogno presente nei valori umani insiti nell’arte, (“Artisti di un mondo divino”), nella musica (“I sentimenti scorrono tra musicisti”), nella memoria storica e nel canto di “belle voci che si mescolano”; né perde il senso della trascendenza: “Le dita magiche si allungano /In direzione del paradiso”.
E così egli ricrea, da qualsiasi itinerario, la monografia di ogni sua riflessione argomentativa, proiettandosi “nel mondo delle fate ormai lontane” ed estendendo il suo poetare, con lessico e nessi verbali che rispecchiano la misura della reale tensione ideale ed emotiva del poeta, verso il mondo dell’utopia e delle illusioni:

“…e all’improvviso volo sul tappeto dei miei sogni
Cedo alle illusioni attenuanti
anche se non vorrei che fossero dimenticate”
(Ti ho ascoltato)

Il poeta si racconta in una avvincente prosodia poetica ora annotando le emozioni provate e il dolore interiore per una “natura che ha dato alla luce sia sofferenza che amore”; ora rievocando rapporti segnati da “ferite d’amore”: “…Ho adorato che tu fossi attratti da me…Una donna pazza, sei, non mi hai deluso”, in “Una pazza”; ora raggomitolando “la fatica del viaggio” e chiedendosi “se il timone della nave navigata dai sogni sterzi…”, in “I suoi denti e i suoi sogni”.
Scriveva Kahlil Gibran: “La notte è silenziosa / e nel suo silenzio /si nascondono i sogni”; anche Mesut Senol sembra intercettare i suoi sogni nel silenzio mentre si trova “in bilico tra le sensazioni (che) regnano nella terra degli umani”, sia con l’auspicio di poter “trasformare il mondo che si sforza di essere tollerante …/ Pronto a combattere contro i mezzi inquietanti”, sia con la consapevolezza che “L’amore sopravvive semplicemente contro ogni previsione”, in “L’amore sopravvive“.
Per il poeta turco il sogno è un tratto costitutivo dell’uomo, intrinsecamente legato a lui, inscindibile da esso e sempre in movimento; è un “Rivelare e lasciarsi alle spalle un motore del tempo…” ; è “un fantastico viaggio nell’anima / Una metafora per quella miracolosa Odissea / Dietro la maschera di quella ridicola satira”; insomma Mesul sembra ancora dirci – e prendo a prestito William Shakespeare nella sua citazione della Tempesta – che “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.
La vita, in questa silloge poetica, appare infatti come un interrogativo senza fine, al di là di ogni possibile conoscenza, sempre alla ricerca di un assoluto inconoscibile; e come il sogno è fugace, così anche la vita reale ha un carattere illusorio e transitorio. Nella struttura della versificazione vi è una realtà sottesa alla realtà apparente, attingibile tramite l’intuizione poetica. Mesut Senol riesce a penetrare nell’animo umano e a sondarne i desideri inconsci, i sogni e le paure, ricorrendo a tal scopo ad un “linguaggio alogico”, che mette in correlazione gli elementi più diversi, facendo inoltre un ampio uso di figure retoriche, di metafore, dell’analogia e della sinestesia, e dando alla parola poetica una profondità allusiva forte e penetrante: “Nemmeno il deserto ha reso la vita miserabile nei vecchi giorni dell’incontro”; “Le soglie sono state create per essere attraversate”; “Sarei stato prigioniero dei nostri sguardi sognanti”; “Nella foglia mi trasformo”; “Ci sarà qualche cura per i cuori doloranti”; “Anche il destino di Adamo ed Eva è segnato”; “I frutti del paradiso lasciano che i loro semi interiori si riversino all’orizzonte”; “All’alba si accumula il debito accumulato per azioni vili”; “C’è una magia in ogni mossa genuina”.
La raccolta, come si evince dai vari versi citati, è ricca di determinazioni descrittive, e in essa vi domina invisibile il pensiero del poeta, intento a percorrere il “viaggio alla ricerca dell’anima” “aspettando ciò che accadrà”; tra aforisma e “racconto”, la poesia di Senol si affida al respiro lungo dell’ipermetro, con i toni e le cadenze del monologo che risale i percorsi profondi del cuore non rinunciando alla funzione epistemologica e al compito di indicare la via, illuminare le menti e le coscienze, affidandosi a quella visionarietà onirica secondo cui “potrà accadere ciò che si aspetta”:

La sfida non è solo io e te
La scena ci fa sentire così impotenti
Va e viene in pochissimo tempo
L’orizzonte di luce ambrata si attenua
I pensieri viziosi rinforzano la nostra immaginazione
La luna piena illumina dappertutto

La natura produce il suo suono inquietante di vite ibride
Gufi di storie da sogno parlano la loro lingua
Mancano tocchi appassionati a distanza
La disperazione non è una scelta da cancellare
Questo viaggio alla ricerca dell’anima non può essere ignorato
Anche la circostanza più banale stipula

Il tuo destino non è ancora segnato
Ci sono più avventure in linea
Aspetta che accada
Pace o guerra, essere o non essere
Io e te sembriamo essere il problema più urgente…
(Aspettando ciò che accadrà)

© Riproduzione riservata
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