Ragusa. Celebrata ieri la Giornata nazionale vittime sul lavoro

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Ben 6 i morti sul lavoro in provincia di Ragusa nell’anno in corso, il doppio di quelli della provincia di Palermo, appena uno in meno di quelli denunciati in provincia di Catania: troppi per una piccola provincia, che si attesta come la quarta in Sicilia per numero di morti sul lavoro nell’anno in corso. Sono diminuiti sensibilmente gli infortuni sul lavoro denunciati nel 2020 (1.355) a fronte dei 1.762 denunciati nel 2019. Dati che devono fare riflettere e che devono essere presi in seria considerazione. Per questo resta sempre valido e significativo il messaggio lanciato alle istituzioni e ai datori di lavoro sulla necessità di garantire la massima sicurezza. Perché, purtroppo, anche in provincia di Ragusa, e anche in questo 2020, di lavoro si continua a morire. E’ il senso del messaggio lanciato in occasione della tradizionale manifestazione in occasione della “Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro”, giunta alla 70esima edizione, promossa da Anmil Ragusa e tenutasi ieri pomeriggio anche nel capoluogo ibleo. Prima la deposizione di una corona d’alloro presso l’altare-monumento in viale del Fante, di fronte al palazzo dell’ex Provincia. C’erano il presidente Anmil Ragusa Maria Agnello con il presidente regionale Antonino Capozzo assieme al sindaco della città capoluogo, Giuseppe Cassì, e al direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, don Giorgio Occhipinti. Quest’ultimo ha poi celebrato la messa in suffragio dei caduti sul lavoro nella chiesa di San Pio X. Quindi, a seguire, la cerimonia presso il Giardino rosa, con gli interventi di Capozzo, Agnello e del consiglio territoriale Anmil, alla presenza delle autorità (tra cui il funzionario socio educativo della sede dell’Inail, Francesca Mangiapane, il sottotenente Giovanni Ignaccolo della Guardia di Finanza e la componente della segreteria generale della Cisl di Ragusa Siracusa, Cettina Raniolo) e degli associati. E’ stato un momento in cui sono stati ribaditi i concetti fondamentali, legati alla sicurezza sul lavoro, che purtroppo ancora oggi stentano del tutto a fare breccia non solo nella mentalità delle aziende, ma anche degli stessi lavoratori. “Per far questo – ha spiegato il presidente Agnello – abbiamo dato vita alla scuola della testimonianza, per fare diventare i nostri soci formatori della sicurezza, per trasferire nel mondo del lavoro, ma anche della scuola, non solo regole burocratiche ma anche emozioni e cultura della prevenzione. Vogliamo rappresentare, inoltre, i diritti negati a cui dobbiamo aggiungere la situazione degli orfani dei caduti sul lavoro che, a 18 anni, aggiungono alla perdita dell’affetto e del sostegno di un padre o di una madre, quella del diritto alla rendita”. “E’ indispensabile vedere questa tematica – ha aggiunto Agnello – in modo nuovo, creando un sistema di politiche attive libero da legami burocratici e orientato realmente a un incontro proficuo tra domanda e offerta. Per quanto ci riguarda, anche in collaborazione con le altre associazioni, abbiamo sviluppato proposte e idee nuove adeguate a traghettarci verso il dopo-pandemia”.

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