Aiuti Regione a imprese. Chiesta audizione in Terza Commissione

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Confcommercio Sicilia e la Conferenza degli Ordini dei commercialisti della Sicilia si sono uniti per rilevare tutta una serie di anomalie nelle procedure di aiuto alle imprese messe in campo dalla Regione. Il presidente regionale Confcommercio Sicilia facente funzioni, Gianluca Manenti, ha inviato una nota al presidente della commissione Attività produttive all’Ars, on. Orazio Ragusa, per chiedere di essere audito, insieme ai rappresentati di Fiavet, Fipe, Federalberghi e Federmoda, rispetto all’assegnazione dei contributi a fondo perduto, 128 milioni di euro, alle imprese danneggiate dal lockdown.

“Stiamo parlando di un bando – spiega Manenti – nato per concedere un aiuto soprattutto alle imprese più piccole, quindi tutte le microimprese artigiane, commerciali, industriali e di servizi che occupano meno di 10 persone e che hanno un fatturato annuo non superiore a 2 milioni. A fronte di tutto ciò, però, riteniamo che il modo in cui la lodevole iniziativa sia strutturata non sia equa e soprattutto produca disparità. Da un lato, riteniamo che la rete internet, per consentire la partecipazione al Click day, non sia idonea e, soprattutto, al momento risulti essere depotenziata nei piccoli centri rispetto alle grandi città. In più, l’eventuale potenziamento della somma da stanziare è necessario in quanto Confcommercio Sicilia è convinta che la cifra non riesca a coprire il fabbisogno delle piccole imprese. Visto che si parla di un tetto minimo di 5.000 euro, solo per le imprese associate a Confcommercio, ad esempio, la somma stanziata non sarà sufficiente”.

La Conferenza degli Ordini dei commercialisti della Sicilia, dal canto proprio, ha manifestato la propria contrarietà all’utilizzo del sistema delle cosiddette istanze a sportello, anzi col Click day, per le domande a fondo perduto della Regione. Un flop l’ultimo bando di assegnazione delle risorse “Impresa Sicura”, in cui 50 milioni di euro destinati a rimborsare le imprese per gli acquisti di mascherine, gel disinfettanti, e dispositivi di protezione, sono stati assegnati in pochi secondi usando proprio il metodo del “Click day”. “Nel caso appena citato di Impresa Sicura – sottolinea il coordinatore della Conferenza, Maurizio Attinelli – delle 194.175 imprese partecipanti, solo 3.150 sono state ammesse alla ricezione dei fondi. Dopo un solo secondo, ripeto un solo secondo, i 50 milioni disponibili sono stati esauriti, mentre il primo assegnatario risulta aver completato la procedura in appena 0,000237 secondi dal momento dell’apertura del portale. Questo ha suscitato forti dubbi circa la regolarità delle procedure. Inoltre, osservando le somme richieste dai due gruppi – i 3.150 ammessi e i 191.025 non ammessi – notiamo che i primi hanno chiesto una somma media molto più alta: 19.065,09 euro rispetto a 5.614,06 euro. Una differenza che riscontriamo anche nelle mediane: gli ammessi hanno chiesto una somma 4 volte più alta dei non ammessi. Una differenza sostanziale”.

La ratio del Click day è legata alla semplificazione amministrativa. Il criterio può però diventare fortemente iniquo: se il “tempo massimo” necessario per aggiudicarsi il bando si riduce a pochi secondi, diventano decisivi fattori come la velocità di connessione a internet – molto variabile a seconda delle imprese e dei territori – o addirittura quanto si sia disposti a pagare servizi appositi. Sì, perché dietro al Click day in Italia è nata una rete di servizi per aumentare le possibilità di vincita, come “cliccatori” e simulatori. In ambito tributario, la procedura del Click day è stata oggetto di più sentenze da parte della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale.

Quali possono essere le alternative? “Una prima idea potrebbe essere – suggerisce Attinelli – dopo aver stabilito dei tempi di iscrizione fissi, così da permettere a chi è veramente interessato alla partecipazione al bando di iscriversi, estrarre a caso i vincitori del bando, qualora le domande superassero le disponibilità. Questo criterio potrebbe sembrare non solo ingiusto ma persino inefficace. D’altra parte, anche per il Click day è difficile considerare meritevoli coloro che sono stati in grado di registrarsi qualche millesimo di secondo più velocemente degli altri. Un compromesso potrebbe essere una selezione in due fasi. In primis, scremare le imprese partecipanti secondo criteri semplici (taglia, settore, provenienza geografica), ottenendo un insieme di “finalisti” con caratteristiche simili. Successivamente – quando selezionare ulteriormente richiederebbe scelte onerose e spesso arbitrarie – estrarre casualmente i vincitori. Il Click day è un criterio che rischia di essere fortemente iniquo. Eppure, sembra essere sempre più utilizzato per la distribuzione delle risorse, e il suo impiego potrebbe aumentare nel futuro per distribuire i numerosi bonus previsti dai decreti emergenziali, come il bonus mobilità. Da un lato, selezionare una ad una le imprese secondo criteri di merito potrebbe essere dispendioso in termini di tempo e comunque soggetto ad arbitrarietà ed illeciti. Dall’altro, la scelta casuale è un’alternativa semplice e vantaggiosa, soprattutto se introdotta con un adeguato processo di pre-selezione”.

E il presidente di Confcommercio Sicilia Manenti conclude: “L’auspicio è che queste grandi opportunità non siano sprecate e, per questa ragione, è indispensabile portare avanti un protocollo procedurale in grado di fornire le adeguate rassicurazioni alle imprese a maggior ragione in questo periodo storico estremamente delicato in cui interventi del genere possono fare la differenza ai fini della ripartenza”.

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