Venga fuori il colpevole….l’opinione di Rita Faletti

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E.A.

Salvini, Di Maio e Crimi continuano a fare pressione perché tre deputati (due della Lega , uno dei 5s ) escano allo scoperto per aver approfittato del bonus di 600 euro per le partite Iva. Pare ce ne siano altri due, un terzo della Lega e uno di Italia viva che avrebbero fatto richiesta del bonus senza però ottenerlo. Il presidente della Camera ha esortato i deputati a chiedere scusa e restituire il maltolto. Di Maio, sempre in prima fila se c’è da farsi pubblicità, è stato più duro: i responsabili del comportamento che getta discredito sull’intero Parlamento si dimettano e si rendano noti i loro nomi. Ma la privacy non lo consente. Se è così, “ i 5s firmeranno la rinuncia alla privacy”. Di Maio sa sempre come farsi apprezzare dai suoi fan e tenta di conquistare il consenso anche tra chi è diffidente: “non si può imputare ai commercialisti un comportamento scorretto che dipende solo dal cliente. Un abbraccio ai commercialisti”.  Alé.  Tra i fruitori del bonus, l’Inps ha incluso assessori e consiglieri comunali che hanno  avuto il diritto di accedere ai 600 euro visto che non fanno parte della schiera dei politici che percepiscono 13 mila euro al mese. Giusto precisarlo poiché ieri l’emiciclo del Parlamento era in subbuglio per la “scandalosa” condotta di colleghi “mascalzoni” che avrebbero infangato la reputazione  del Parlamento. Esagerazione che non avrebbe  del surreale, se le nostre classi politiche si fossero distinte per essere sempre state al di sopra di ogni sospetto. Certo,  accaparrarsi una cifra piuttosto modesta e destinata a chi ha sofferto davvero durante la pandemia, è meschino  quando si ha molto di più del piatto pieno per 365 giorni l’anno. Però, chi ha scritto la legge non ha previsto discriminazioni: il bonus era usufruibile da chiunque avesse una partita Iva. Conclusione: o si è sorvolato sul principio di selezione, o la legge è stata scritta male. Non è una novità in un paese in cui la burocrazia è tra le più inefficienti al mondo, come ha evidenziato Rampini nel commentare la cosa. “Andiamo a caccia di chi scrive le leggi, ha aggiunto, si può fare”. Negli USA, dove il giornalista vive, non vi è dubbio, in Italia si risolverebbe in una caccia dagli esiti sfortunati. Prendiamo ad esempio il tema trasparenza. Concetto che da noi collide con l’opacità sistemica in ogni ambito. Se ne parla e la si invoca ma si presenta con due strane facce: una è lo sputtanamento finalizzato alla demolizione del nemico attraverso la costruzione di notizie false spacciate per vere, l’altra è la commissione parlamentare d’inchiesta per far luce sulla verità.  Entrambe le versioni  portano lontano dagli obiettivi che pretendono di perseguire. Nel caso del bonus, la stranezza sta nel fatto che l’informazione è uscita a poca distanza dal referendum sul taglio dei parlamentari. Esortazione o minaccia a chi intendesse votare No?  Perché la considerazione banale ma fuorviante secondo cui  minore  il numero dei parlamentari, minori le mascalzonate, potrebbe fare presa sui votanti. Allora, chi può aver messo in giro l’informazione, se non chi è contro la casta. Ma quale casta? Quella dentro il Parlamento che prima era fuori? Rigurgito ghibellino che sa tanto di stantio. Eppure, chi, più di Tridico , presidente dell’Inps da cui la notizia è uscita, potrebbe avere più interesse a diffonderla? Ma Tridico si difende, mentre una parte del movimento  che gli ha assegnato quell’incarico afferma che la responsabilità è di chi ha concepito la legge, Pd e M5s. Non sarebbe comunque  la prima volta che il capo dell’Inps si trova in mezzo a un uragano. Chi ha buona memoria ricorda i dati farlocchi  da lui comunicati  sulla riduzione della povertà grazie al reddito di cittadinanza. In quell’occasione molti ne richiesero le dimissioni, come fa oggi Forza Italia, mentre Renzi accusa Tridico di essere totalmente impreparato e incompetente.  Guido Crosetto, coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia,  si è detto sorpreso dell’efficienza dell’Inps nel procurarsi queste informazioni, contrariamente all’inefficienza dimostrata nel pagare i soldi della cassa integrazione. Supposizioni e considerazioni a parte, non serve essere clamorosamente intelligenti  per vedere nel grillismo un movimento antitetico alla ragione per costituzione, quindi  incompatibile con la realtà e con il pragmatismo che la realtà impone. Basti pensare che la Raggi si è ricandidata a sindaco di Roma.

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