“Defunti isolati”. Lettera al sindaco di Modica. Riceviamo

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Spero conoscerai che dal 1804 Napoleone stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, che fossero tutte uguali ed evitare discriminazioni tra i morti. 

I cimiteri da oltre due secoli sono cosi diventati loghi di culto e il poeta Foscolo ci ricorda che il defunto “vive… anche sotterra, quando /
gli sarà muta l’armonia del giorno,/
se può destarla con soavi cure /
nella mente de’ suoi” e “serbi un sasso il nome, / e di fiori adorata arbore amica / le ceneri di molli ombre consoli”.
Ma da 8 anni, tutti sotto le tue due sindacature, per 4.500 defunti – sepolti nella colombaia “G. Di Vittorio” – e almeno 15 mila loro parenti, tutti cittadini della città di cui tu sei sindaco, ciò non è possibile. Assurdo che come primo cittadino, di cui ovunque ti vanti, non abbia smosso mari e monti per ONORARE la memoria di questi morti. Devo ancora ricordarti, caro signor sindaco che: 《Non vive ei forse anche sotterra, quando / gli sarà muta l’armonia del giorno, / se può destarla con soavi cure / nella mente de’ suoi?》
Pur sceriffo al balcone del Palazzo di Città, al tempo del coronavirus, tu non hai mai, ufficialmente e pubblicamente, avuto il coraggio di chiedere spiegazioni, conto e ragione, all’ex presidente e gestore della società “Di Vittorio”, Enzo Roccasalva. Il quale vergognosamente con la sua inerzia e silenzio, nonostante il suo senso morale e civico sia stato fortificato da pregresse esperienze di uomo di Chiesa, sindacalista, mio Amico e collaboratore per tante battaglie, latita eppur continua, a detta di molti, una gestione sotterranea della colombaia stessa.
Come non mi convince neanche la “distanza” o il “distanziamento antisolidale” con cui Giovanni Avola, altro impegnato e caro Amico, responsabile della CGIL, tratta la questione dal momento in cui tale sindacato ha fruito e fruisce dell’unico bene capitalizzato dalla cooperativa Di Vittorio, cioè i locali di Modica Alta, donati appunto dalla Di Vittorio, dopo lo scioglimento, al sindacato CGIL. Il loro valore di mercato è certamente pari o superiore alle somme che eventualmente sarebbero necessarie per mettere in sicurezza la colombaia. Il suo gesto atteso potrebbe esser quello di vendere tali locali e reinvestire solidalmente il ricavato per mettere in sicurezza la colombaia.
Ma io mi rivolgo soprattutto a te sindaco Ignazio Abbate e al “manipolo anonimo” di uomini e donne che in Consiglio sorreggono la tua maggioranza ‘silenziosa e quasi omertosa’ su questa vicenda.
Mentre fai lo sceriffo dai balconi del Municipio e aizzi la popolazione contro persone innocenti; mentre godi della clak dei tuoi fans sul tuo profilo Facebook, ti chiedo di avere il coraggio civile e morale di rI-chiamare tal Enzo Roccasalva, che possiede tutta la documentazione inerente, modalità e responsabilità presenti e future; e Giovanni Avola, ‘erede’ per la CGIL dei ‘beni’ ultimi della Di Vittorio; ma ache ‘noi eredi’ dei tumuli della suddetta colombaia.
Fai il punto da PRIMO CITTADINO!
Ti do del ‘tu’ non per mancarti di rispetto, ma perché per il rapporto di età potresti essere mio figlio e da un ‘figlio’, da ‘padre’, chiedo, appunto, rispetto e di essere ascoltato ed esaudito per un ‘bisogno’ che supera tutti i ‘bisogni’: onorare la memoria dei tuoi ‘nonni’, cioè la memoria dei miei genitori e di tutti i genitori, nonni d parenti che in quei loculi si trovano.
Per l’atteggiamento tenuto fin qui da te e dai tuoi consiglieri, ricorro ai versi di una famosa poesia del grande Totò, ‘A livella:
《Ma chi te cride d’essere, nu ddio? /
Ccà dinto, ‘o vvuo capi, ca simmo eguale? / Muorto si’ tu e muorto so’ pur’io; / Ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale. ../ ‘A morte ‘o ssaje ched”e? è una livella… / Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive /
Nuje simmo serie, appartenimmo à morte!》
Dunque, sindaco, svegliati dal torpore del qualunquismo. Sii innanzi tutto “uomo sociale “. Càricati di questo problema: non fare una rotatoria in più, un asfalto in più, un’alberazione che può attendere, dei mortaretti che puoi non far esplodere, un’illuminazione in meno. Illumina invece la tua mente, il tuo spirito e il tuo cuore con la dignità di chi onora ancora un padre e una madre di chiunque essi siano.

Piergiorgio Barone

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