No ai saldi in Sicilia. Federmoda “Categoria penalizzata”

Federmoda Ragusa contesta la scelta dell’assessore delle Attività produttive della Regione Sicilia, Mimmo Turano, di volere fare partire i saldi in Sicilia da mercoledì 1 luglio. “Condividiamo – sottolinea il presidente di Federmoda Ragusa, Daniele Russino – l’intervento del presidente regionale Confcommercio Sicilia, Francesco Picarella – che stigmatizza il fatto che la nostra isola sia stata l’unica regione in Italia a non recepire la proposta del comparto moda siciliano e di Federmoda nazionale di farli slittare all’1 agosto. Il risultato di questo “liberi tutti” ha portato già ad un inizio anticipato dei saldi penalizzando soprattutto i ricavi delle imprese dopo 80 giorni di lockdown, facendo saltare in pieno la stagione. Avevamo chiesto alla politica, come associazione di categoria, di ridare dignità al settore moda. Siamo delusi per il fatto che la nostra proposta non sia stata accolta”.
Questi alcuni dati provenienti da Federmoda nazionale: ad un mese esatto dal termine del lockdown per i negozi di moda, giusto per fare un bilancio sui consumi, dopo la prima settimana più incoraggiante, non è che si sia registrata una grande risposta da parte dei consumatori. Ad oggi, nonostante gli sconti presenti nelle vetrine, il 76% dei fashion store ha fatto registrare un calo delle vendite rispetto allo stesso periodo pre-Covid; per il 17% le entrate sono in linea con quelle dello scorso anno e solo un 7% ha avuto un incremento. Qualche soddisfazione è arrivata dallo shopping di prossimità. “Vero è che probabilmente si invoglieranno i consumatori restii agli acquisti in questa cosiddetta Fase 3 – sottolinea Russino – ma è altrettanto vero che in questo modo non si ridà dignità al lavoro dei commercianti che si troveranno alle prese con notevoli problemi nella gestione dei magazzini. Per non parlare del fatto che è stato disatteso l’invito della conferenza delle Regioni e delle province autonome che aveva scritto a tutti i presidenti di regione invitandoli a prendere una decisione omogenea. Ci risulta incomprensibile, dunque, perché in Sicilia si voglia fare di testa propria”.

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