Indegni magistrati… di Michele Giardina

Giugno 2019. La Procura della Repubblica di Perugia mette all’angolo un manipolo di indegni magistrati romani, accusandoli di reati gravi. Rais di questa infame congrega il pm Luca Palamara, inchiodato alle sue responsabilità dal captatore informatico trojan applicato al suo telefonino. Accusato di corruzione, Palamara si autosospende dall’Anm, di cui è stato presidente dal 2007 al 2012.

Appresa la notizia dell’ indagine a suo carico, l’ineffabile burattinaio scrive: “Sono certo di poter chiarire i fatti che mi vengono contestati; il mio intendimento ora è quello di recuperare la dignità e l’onore e di concentrarmi esclusivamente sulla difesa nel processo di fronte a tali infamanti accuse. Sono, però, sicuro – conclude – che il tempo è galantuomo e riuscirà a ristabilire il reale accadimento dei fatti”.

Il tempo è galantuomo. Proprio così. A distanza di un anno il telefono di Palamara, grazie al pappagallo trojan, sta rivelando al Paese le dimensioni di uno scandalo pauroso, di devastante rilevanza penale. (…) Quel ministro è da fare fuori? (…) Come dici? Fuori politicamente. Che avevi capito? (…) Scusami, avevo capito male.(…) Dite al procuratore di Agrigento di agire contro di lui. Ditegli pure che noi siamo tutti d’accordo. L’accusa di sequestro di persona per gli immigrati irregolari bloccati a bordo della nave Open Arms non regge? Non importa. Dite al pm di Agrigento, Luigi Patronaggio, di attivarsi. Ditegli che ha il nostro sostegno. Non ha nulla da temere.

Queste alcune delle trame delittuose consumate contro lo Stato di diritto, rivelate con drammatica chiarezza dal trojan applicato al telefonino di Palamara. Delitti che configurano la necessità improrogabile di fare scattare manette preventive. Ed invece nessuno di “questi fedeli servitori dello Stato” è finito in carcere o agli arresti domiciliari. Nessuno di questi galantuomini è stato sottoposto al provvedimento della carcerazione preventiva. Nessuno! Ci vogliono le prove? Già. Ci vogliono le prove. Potremmo citare mille casi di persone finite in prigione o agli arresti domiciliari per molto, ma molto di meno. Per Palamara e compagni qualcuno ha, invece, immaginato che non ci siano le condizioni. Evidentemente di cosa loro si tratta. Queste le condizioni per la carcerazione preventiva: 1) gravi indizi di colpevolezza; 2) rischio concreto di reiterazione del reato; 3) pericolo di fuga; 4)possibile inquinamento delle prove. Passi per le prime tre, ma diventa oltremodo difficile per il cittadino comune giustificare la cecità degli inquirenti rispetto alla quarta condizione, quella del possibile inquinamento delle prove”. Proprio perché la concreta diabolica possibilità di inquinare le prove esiste alla grande.

Palamara ospite a La7 della trasmissione televisiva “Non è l’arena”, condotta da Massimo Giletti e alcuni giorni dopo su Rai1, ospite di Porta a Porta di Bruno Vespa, ha lanciato messaggi di questo tipo: se qualcuno immagina di avere trovato in me il capro espiatorio per tutte le operazioni delinquenziali poste in essere dal Csm con il sistema deprecabile delle correnti, si sbaglia di grosso. Come dire:”Voi magistrati che da me siete stati piazzati presso importanti procure e che ricoprite tutt’ora incarichi prestigiosi sottratti a colleghi più meritevoli, fate attenzione a quello che dite e a quello che fate. E state attenti anche voi giornalisti, presidenti di società sportive, attori, veline, conduttori televisivi e faccendieri vari se non volete essere sputtanati. State sereni e, soprattutto, muti come pesci. Inutile ricordarvi la celebre frase “Morte a Sansone e a tutti i Filistei”. Spero di essere stato chiaro”.

Il presidente Mattarella ritiene che non ci siano gli estremi per sciogliere il Csm. Finché la maggioranza tiene …  Già. La maggioranza del Csm, per mille ragioni che è oltremodo facile immaginare, tiene, ma il Paese, con tutto il rispetto dovuto, sig. Presidente, rischia di affondare.

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