La situazione rifiuti in provincia di Ragusa, tra inefficienza e responsabilità

“Ci troviamo soltanto con una discarica di RSU in provincia di Ragusa ed oggi è chiusa, perché gli enti coinvolti non stanno brillando per efficienza e linearità. Da una parte Pierobon accusa i Sindaci iblei di non aver prodotto quanto richiesto per il rilascio dell’AIA e della VIA e dall’altra i sindaci stessi, per bocca del presidente della SRR, dichiarano di aver presentato già tutto alla Regione e che, addirittura, ogni volta che si sta per ottenere l’autorizzazione spuntano nuovi problemi con nuove richieste di certificati da presentare, ed è così, dicono, da ben 5 anni”. Lo evidenzia la deputata regionale del M5s di Ragusa, Stefania Campo, che il 26 luglio dello scorso anno aveva presentato una Mozione con oggetto la richiesta di “Definizione dell’istruttoria dell’A.I.A. per l’impianto di trattamento meccanico biologico sito presso la discarica comprensoriale di Ragusa in contrada Cava dei Modicani”: un atto parlamentare sempre attuale date le ripetute proroghe che vanno di sei mesi in sei mesi e che non è stato ancora discusso nonostante la gravità delle conseguenze a carico di tutti i Comuni della provincia. “Il dipartimento ha ricevuto tutto il dossier necessario, secondo le dichiarazioni del commissario Piazza – aggiunge Stefania Campo – e quindi si potrebbe procedere all’autorizzazione. Sta di fatto comunque che a Ragusa abbiamo uno dei pochi impianti pubblici di trattamento meccanico biologico della Sicilia, che consente una riduzione importante dei volumi dei rifiuti indifferenziati, e cosa facciamo? Lo chiudiamo, aumentando così i conferimenti presso le discariche private e di conseguenza addebitando i costi in bolletta ad ogni singolo cittadino. Le proroghe a volte sono state autorizzate direttamente dal presidente della Regione, altre volte è stato l’assessorato regionale dell’energia a emanare direttive e disposizioni e il commissario Piazza ha dovuto necessariamente autorizzare più volte la prosecuzione temporanea dell’esercizio dell’impianto, grazie al parere favorevole dell’Asp e dell’Arpa, dal 2018 fino al 30 aprile scorso. Poi, come è noto tutto si è bloccato e i comuni hanno dovuto conferire altrove (sarebbe stata inizialmente Enna, e poi Alcamo perché la discarica ennese è satura per Acate, Chiaramonte Gulfi e Vittoria, gli altri 9 comuni a Lentini). Con spese che sono arrivate alle stelle, visto che i chilometri di viaggio degli autocompattatori sono addirittura raddoppiati. A tal proposito Cocina non sapeva che la discarica di Enna era già satura anch’essa? E perché non consentire a questi tre Comuni di conferire come gli altri nove nella più vicina Lentini? Se c’è una spiegazione concreta chi di dovere avrebbe dovuto fornirla pubblicamente. Invece finora è regnato il mutismo, oltre alla vaga dichiarazione di Pierobon che dice: Si farà di tutto per ridurre le distanze per il conferimento. Pongo questa domanda per l’ennesima volta: Quali sono i documenti richiesti dalla Regione ai fini del rilascio dell’AIA e quali quelli già prodotti dalla SRR?”. Stefania Campo, poi, non manca di manifestare il proprio pensiero in merito alla realizzazione della quarta vasca all’interno della discarica di Ragusa: “A mio modo di vedere i sindaci della provincia di Ragusa devono riuscire, in assoluta autonomia, senza decisioni o imposizioni calate dalla Regione, a trovare una soluzione condivisa per individuare e decidere un sito idoneo dal punto di vista morfologico, da una parte, e con cui si possano riequilibrare i carichi e le responsabilità di ogni comunità locale, dall’altra. Serve un colpo di reni. La quarta vasca a Ragusa rappresenta la scelta più semplice ma appare veramente come un ennesimo carico sul capoluogo ibleo. Di questo dovremmo tutti esserne consapevoli. Invito pertanto tutti i sindaci della mia provincia a ritrovarsi attorno ad un tavolo e a trovare la quadra: definitiva e ragionevole. In questa maniera la Regione non potrà far altro che darci tutto l’ascolto che la nostra provincia merita e deve pretendere”.

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