“In nome di Dio……..”…di Michele Giardina

Sanatoria migranti. Le lacrime della Bellanova. Decreto rilancio.  Giorni di scaramucce. Ed anche un paio di notti insonni. Poi la scontata soluzione. Con buona pace di tutti: ministri, deputati, senatori, viceministri, sottosegretari e portaborse. Che avrebbero dovuto fare? Litigare? Andarsene a casa?

Da incoscienti in questo momento tragico per le sorti del Paese pensare ad una crisi di governo. Virtuosa e nobile assai la resistenza  di  Conte. E’ da irresponsabili non rendersene conto. Pensino pure le persone cattive e in malafede che non molliamo solo per una volgare questione di poltrone. Pensino quello che  vogliono. Si sbagliano di grosso.  Non è così.

Questa la dichiarazione dell’ineffabile Luigi Di Maio, ospite di “Fuori dal Coro” condotto da Mario Giordano, in risposta alla domanda edulcorata confezionatagli da Luisella Costamagna … Un assist ben calibrato, quello della giornalista di rosso vestita, che ha consentito a Di Maio di fare gol a porta vuota.

Bene. A questo punto, chiusa da tempo anche la parentesi della spartizione di 400 nomine di sottogoverno, unico problema da risolvere per il Conte bis dovrebbe essere, finalmente, quello di salvare il Paese dal disastro economico.

La gente è stanca di incassare annunci di miliardi in arrivo. Per riempire la pancia ci vogliono i maccheroni. Che sarebbero dovuti arrivare a marzo, aprile, maggio e che, molto probabilmente, grazie al nuovo decreto rilancio, dovrebbero arrivare a giugno. Fra due mesi!

Dopo un lungo periodo di clausura sociale e di esasperante attesa, parlare ancora di miliardi in proiezione futura è da rivolta sociale. Non c’è più tempo da perdere. Sempre più sconvolgente il numero delle persone che si sono suicidate. Al quale va aggiunto il nome del povero titolare di un bar di Santa Croce Camerina che proprio ieri l’altro ha deciso di farla finita.

Intanto ai cinque milioni di poveri, di cui due sotto la soglia di povertà, se ne sono aggiunti altri quattro. Migliaia e migliaia le persone che, non riuscendo a rimediare un pasto, si rivolgono alla Caritas e ad altre associazioni di volontariato.

Signor Conte e compagni. Avete ingolfato la macchina dello Stato in attesa che esperti e studiosi scrivessero per voi il Vangelo delle cose da fare. Avete delegato ad altri il potere decisionale. Vi siete ridotti al ruolo di notai per manager che non conoscono la realtà di milioni di persone che, in bianco o in nero, vivono arrangiandosi. Che non hanno alcuna partita Iva. Ma lavorano, faticano, arrancano. Fanno lavoretti umili e saltuari. Lavoratori  generici. Senza qualifica. Braccia anonime di esseri umani. Lavoratori fai da te, in uno Stato che rosso di vergogna non è ancora. Storia triste e infinita che tutti conoscono e nessuno vuole raccontare.

Ora basta. Datevi una mossa. O sarà la fine. Decreto rilancio, dunque, per tutti quelli che lo Stato conosce. Ovviamente. E per gli altri? Tutti gli altri? Per i cosiddetti lavoratori invisibili cosa farai, come pensi di rimediare. Eppure sai bene che milioni di uomini, donne e bambini camminano ancora oggi per la strada della vita con la testa e i piedi nudi come la piccola fiammiferaia …

Queste persone, questi esseri umani, a causa del Coronavirus sono rimasti nel giro di pochi giorni senza alcun mezzo di sostentamento. Hanno resistito. Resistono. Ma non ce la fanno più. Chiedono di ritrovare al più presto briciole di lavoro. Di vita. Nessuno di loro avrà un euro di contributo a fondo perduto e nessuno di loro avrà la possibilità di chiedere un prestito in banca garantito dallo Stato. Nessuno. Sono esseri viventi senza identità lavorativa, parte viva e palpitante della realtà umana e sociale che ci circonda. Che esperti e manager non conoscono.

In nome di Dio, fate partire la macchina produttiva. Fatela partire, se volete che vita ancora sia … per loro … per tutti noi.

 

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