Beteyà: un’idea bella e buona..di Pierpaolo Galota

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“Beteyà” è una parola provienitene dalla lingua mandinga parlata nell’Africa occidentale, che in italiano è traducibile con l’espressione “bello e buono”. Un’espressione significativa, che si richiama alla bellezza e alla bontà. Questa semplice parola è stata mutuata dagli operatori dell’Associazione “Don Bosco 2000”, un’impresa sociale nata a Piazza Armerina (EN) e presente con diversi progetti di integrazione per i migranti in Italia, Senegal e Gambia.
“Beteyà” oltre a significare “bello e buono”, è divenuta oggi un brand nato in uno dei tanti progetti pensati dall’Associazione Don Bosco 2000 per i giovani italiani e migranti.
Agostino Sella, presidente dell’Associazione, spiega che «Beteyà è un brand per la creazione di capi moda, realizzati da giovani italiani e migranti, all’interno di beni confiscati alla mafia».

Il progetto nasce nel febbraio 2017 grazie all’impegno degli operatori della Don Bosco 2000, che insieme ad altri Enti partner, presenti nell’entroterra siciliano, creano “Sud-arte e design” un progetto educativo, che tra gli obiettivi ha anche quello della valorizzazione del territorio. Il progetto approvato viene finanziato dalla Fondazione con il Sud, che attraverso il bando “Beni Confiscati 2016”, assegna all’associazione un immobile a Villarosa (EN), che era inutilizzato in quanto confiscato alla mafia. Così, un bene non utilizzato, appartenuto a gente che non aveva certamente fatto nulla di bello e di buono, rinasce grazie a giovani italiani e migranti. Infatti «Beteyà – continua il presidente – ha come obiettivo quello di valorizzare non solo capi di abbigliamento, ma anche valori come: la pace, la accoglienza, la solidarietà e l’unicità. Il progetto è nato con l’idea di mettere insieme giovani migranti e giovani italiani per la creazione di una start-up».

Il tempo scorre e così anche il progetto cresce, nell’ottobre 2017 nasce l’idea imprenditoriale “Beteyà”. Il progetto diviene, oltre che qualcosa di educativo, un veicolo con cui trasmettere messaggi inerenti la legalità, l’integrazione, l’eticità, la sostenibilità ed l’esclusività, che sono le «colonne portanti su cui si fonda la missione del brand», così come ha riferito Gabriele Sella, store manager del progetto.

“Beteyà” vede al lavoro un team composito e multiculturale, lavorano insieme siciliani e migranti, con l’obiettivo di creare qualcosa di bello e di buono, ma soprattutto di unico. Dopo il finanziamento del piano di lavoro, si è partiti da zero: ristrutturazione dei beni, studio e formazione tecnica.

Il team guidato da persone esperte nel settore ha inizialmente definito la vision, il piano marketing e soprattutto si è formato non solo a livello teorico, ma anche pratico attraverso fiere, e stage presso i fornitori. I giovani dell’area grafica, inoltre, hanno realizzato anche una work experience a Torino per migliorare ancora di più lo studio dei prototipi.
Questi giovani, guidati dall’Associazione Don Bosco 2000, sono inarrestabili, sognano in grande e ci sanno fare, così nel 2019 pensano che “Beteyà” va fatto conoscere ancora di più e si adoperano per trovare dei locali in cui poter aprire un negozio, oltre alla creazione del sito e-commerce, perché «acquistare un capo Beteyà – afferma Gabriele Sella – è acquisire un pacchetto di valori».
Durante tutta l’estate hanno lavorato a dar vita a un luogo bello e buono, dove poter non solo vendere i capi realizzati, ma soprattutto creare ponti e relazioni con la gente, far conoscere il background che sta alla base di questo importante progetto.
A breve aprirà a Catania il primo store “Beteyà”, non un semplice negozio di abbigliamento, ma un luogo di incontro e di relazione, dove la cultura siciliana incrocia quella africana, creando realmente qualcosa di bello e di buono, in una società sempre più davanti al display, dove la bellezza e la bontà della vita si riducono a un post.
Il 7 dicembre non è solo l’inaugurazione di un nuovo negozio ma l’inizio di un lungo progetto di integrazione, infatti la vision è molto ampia, Agostino Sella spera di poter aprire altri due negozi entro il 2020 in Italia, creare una fitta rete e-commerce in Europa e in Africa, e da buon sognatore spera di aprire due punti vendita a Dakar, in Senegal, e a Lagos, in Nigeria. Perché quello che c’è di bello e di buono nella vita va sempre annunciato.

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