Politica: la Piattaforma Rousseau regala(probabilmente) Calabria ed Emilia Romagna al Centrodestra

Due sera fa, fra i 27.200 votanti della piattaforma Rousseau ( su oltre 125.00 aventi diritto) non c’era certamente Salvini ( poi chi lo sa….?) , ma certamente il leader leghista era fra i più interessati ad attendere il responso. Ed in effetti la notizia lo avrà fatto sobbalzare di gioia, ponendo le basi per una seria vittoria futura in Calabria ed Emilia –Romagna del suo partito e di tutto il centro destra. Con un Governo essenzialmente impantanato su tutto ( Ex Ilva, giustizia, legge di bilancio…) , dove i “nemici-amici” rosso-gialli, non sono d’accordo su niente, è pieno di speranze solo il presidente Conte che, avendo imparato a mimare la “faccia da quieto vivere” , fa su e giù per l’Italia ( per varie missioni istituzionali) promettendo positività a tutti. Ricordo Pierferdinando Casini al teatro Aurora, anno 2001, nella convention “Tutti per uno, tutti per Torchi”, che commentando l’allora governo diceva: “certo, se non ci sono altre cure disponibili, al letto dell’ammalato un aspirina è meglio di niente….”, ma se il questa aspirina deve portare il nome di Giuseppe Conte, ci sembra di poter dire ( visti i risultati ) che quantomeno il “dosaggio” del salicilato è veramente troppo basso! L’azione di Governo ci sembra troppo riduttiva, assolutamente poco incisiva soprattutto nell’ambito delle coalizioni di partito che compongono questa stessa maggioranza. In realtà Conte passa il tempo più ad” incollare” che a programmare. L’incollamento è praticamente costante, giornaliero, anzi a cadenza oraria. Eh si, perché l’agguato è sempre dietro l’angolo. Lui, da buon cattedratico, sa che non si passa integri dalle “Forche Caudine” della “politica dei palazzi” , degli “inciucio e rimodellamenti politici costanti”, delle “lotte intestine extra e ( ben più gravi) intra – partitiche”. Insomma…..in fondo è stata per lui una palestra di vita, la politica agguerritamente fatta dentro i palazzi universitari, dove ci si scanna per ogni cosa: dall’amministrazione al senato accademico , dalle presidenze al rettorato……Certo al governo la posta in gioco è sicuramente più alta. Poltrone diverse, impegni diversi, ma sistemi di scannamento simili. Tornando al tema del nostro articolo, la percentuale del voto Rousseau è stata molto deludente. In ogni caso, bisogna prenderne atto, il M5S la considera comunque valida. Da ciò bisogna registrare che il risultato venuto fuori è destinato a mutare il futuro del Movimento stesso, e bisogna ammetterlo, sicuramente questo voto ha dato il colpo definitivo alla leadership pentastellata. La consultazione infatti mostra tutta la disapprovazione totale per l’operato di Luigi di Maio. Gli stessi Beppe Grillo e Davide Casaleggio, che avrebbero prescelto di non presentare liste alle regionali, vengono clamorosamente messi in discussione. Il diktat dei capi era stato: “ restiamo al palo per questa tornata, e guardiamoci intorno, avremo più tempo così per preparare l’appuntamento della convocazione degli Stati regionali”. La convocazione prevista per marzo 2020, dovrebbe ( il condizionale è d’obbligo) sovvertire definitivamente statuto, leadership ed organizzazione del Movimento 5S. La base non ha gradito, questa è stata, secondo quanto emerso dalla linea Rousseau, una “scappatoia” per evitare un altro tracollo elettorale ( per i meno attenti , andate a vedere il nostro precedente articolo “ l’Umbria come Caporetto”) che da marzo 2018 continua inesorabilmente, come un’emorragia inarrestabile di voti persi, a sfoltire la percentuale grillina. E’ palese inoltre che l’astenersi dal presentare liste in queste due regioni e soprattutto, in Emilia Romagna, secondo la leadership, sarebbe stato un “atto di cortesia” nei confronti dell’alleato PD , al fine di” non disturbare” , proprio in Emilia ad esempio, la corsa del candidato democratico Stefano Bonaccini. La scelta al Rousseau, a nostro modesto giudizio, si rivela un boomerang , significa di fatto indebolire ulteriormente, con una forte dispersione di volti ( si parla del 2/3%, in meno che passerebbe dal PD al M5S ) la corsa rosso-gialla per il futuro governo del Paese. Insomma un disastro “evitabile” che l’inesperienza dei pentastellati avrebbe dovuto almeno contenere. E’ chiaro che nessuno può conoscere l’esito finale delle elezioni, ma una cosa è certa: due giorni fa è stata sancita la fine di una serie di precedenti imbastiture che sembravano stabili. Non sappiamo se i Grillini organizzeranno all’assemblea degli stati generale a marzo 2020 ( adesso , con la partecipazione ai comizi elettorali regionali il tempo si farà tiranno…) ma una cosa è certa: i rapporti di forza all’interno del M5S sono cambiati e, a meno di ribaltoni dell’ultimo minuto, il Movimento dopo questa votazione, non sarà più lo stesso. La rivoluzione interna è già partita, adesso tocca ai protagonisti muoversi e a noi raccontarvi tutto.

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