Incontro con l’autore al Caffè Quasimodo di Modica: Salvo Micciché, tra poesia e storia, al centro del IV “sabato letterario” del 23 novembre

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Poesia e storia saranno al centro del IV sabato letterario del Caffè Quasimodo di Modica, che si terrà il prossimo 23 novembre alle ore 17,30 al Palazzo della Cultura, nel quadro della Stagione culturale 2019-2020 del circolo culturale modicano.
La serata, che sarà coordinata da Silvana Blandino, sarà dedicata ad alcune opere dello sciclitano Salvo Micciché, scrittore, saggista, poeta e operatore culturale nonché animatore dell’Associazione Culturale Cenobio dell’Arte; ad introdurre l’autore sarà Domenico Pisana, Presidente del Caffè Quasimodo, mentre Marco Iannizzotto, poeta, e Giuseppe Nativo, giornalista-scrittore, interverranno su alcune pubblicazioni di Micciché, tra le quali “Dall’alba ai girasoli”, “Argu lu cani”, “Zaghiri e Parmi”, “Scicli. Storia, cultura e religione (sec.V –XVI)” e “La Sicilia dei Micciché. Baroni e briganti, intellettuali e popolo”.
Brani tratti dai vari libri saranno letti da Giovanna Drago e Giovanni Blundetto della Compagnia “I Caturru” di Scicli; Vittorio Scorsonelli arricchirà la serata con intermezzi musicali al pianoforte.
“Salvo Micciché , afferma Domenico Pisana, è un autore versatile che alterna alle sue esperienze poetiche studi storici e sulla grammatica e il glossario siciliano; particolare attenzione ha rivolto alla sua città, Scicli, con il suo ‘Onomastica di Scicli’ e il libro ‘Scicli.Storia, cultura e religione’, ove l’autore analizza la storia, la cultura e la religione di Scicli dal Medioevo al Cinquecento commentando le fonti e i reperti relativi alla storia della città, e rivisitando toponomastica, onomastica, culti e storie di uomini e luoghi, cristiani ed ebrei, dal V al XVI secolo, che hanno poi portato alla nascita della città iblea, moderna e barocca, che Vittorini non esitò a definire ‘la più bella del mondo’. Anche nell’ambito della poesia – prosegue Pisana – Salvo Micciché si fa apprezzare sia per la sua capacità di fare entrare il lettore in quella ‘memoria collettiva’ fatta di ricordi, di sentimenti popolari, di cadute e di fedeltà, di luoghi, paesaggi naturali e nostalgie, sia per quel suo ‘essere nel tempo’ come voce di canto su grandi temi dell’esistenza quali la guerra, la pace e l’immigrazione, con una versificazione che ha, talvolta, il sapore di una dolente meditazione e che tende a preservare e conservare, specie con l’uso del dialetto, un mondo ed una lingua”.

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