Ilva: specchio di un fallimento politico….l’opinione di Rita Faletti

0
360

Se navighi a vista, senza una rotta precisa e senza carte nautiche, puoi cercare di dirigere la prua lontano dagli scogli che vedi, ma, prima o poi, finirai contro quelli che non vedi. E’ quello che potrebbe capitare al governo giallorosso, una combinazione di dilettanti con vocazione al suicidio e flaccidi capitani di lungo corso con qualche naufragio alle spalle, influenzati più che influenzanti. Il mare devi conoscerlo, non puoi permetterti spacconate o irresolutezza, il vento e le correnti cambiano in modo repentino e se manchi di esperienza o il coraggio ti abbandona, ti ingoia. La storia dell’Ilva, nei suoi passaggi dai tempi in cui si chiamava Italsider ed era il più grande stabilimento siderurgico di proprietà pubblica, è la storia di un paese e di una cultura segnata da evidente ostilità nei confronti dell’impresa, oggi è anche un test sul governo e la sua capacità di tenuta e sull’efficacia del presidente del Consiglio nel condurre le trattative per evitare che ArcelorMittal proceda alla rescissione dell’accordo per l’acquisizione delle attività dell’acciaieria. La parte oltranzista dei Cinque stelle non vede l’ora di poter dire che finalmente la sua battaglia ha sortito l’esito di cacciare da Taranto chi “rivendica la licenza di uccidere”(Travaglio) lisciando così il pelo agli elettori cui Grillo aveva promesso un grande parco giochi al posto dello stabilimento. Il governatore della Puglia, Emiliano, dichiara ogni giorno che se Ilva non fosse mai esistita sarebbe stato meglio per Taranto e per la Puglia. Alcuni parlamentari del movimento hanno definito Ilva “anti-brand” perché danneggerebbe il turismo e l’industria agroalimentare che soffrirebbero di un pregiudizio legato alla salubrità dell’aria e del terreno. Ma questi personaggi, oltre che dar fiato alla lingua, si sono posti il problema della mancanza di prospettive di lavoro nel sud del paese, o ritengono che il reddito di cittadinanza sia la soluzione? Si sono chiesti che fine faranno le decine di migliaia di lavoratori e le loro famiglie se gli altiforni verranno spenti? Sono consapevoli delle ripercussioni sull’indotto? E sulle finanze pubbliche? Sanno che lo stabilimento è a ciclo integrale, non solo lavora l’acciaio, ma lo produce a un prezzo relativamente basso per l’industria italiana che è di trasformazione e si vedrebbe costretta ad acquistare la materia prima da altri paesi a prezzi superiori? La chiusura dell’Ilva comporterebbe la perdita dell’1,4 per cento del pil nazionale. Ma loro non se ne preoccupano, non sono fatti che li riguardino. Si potrebbe supplire con l’allevamento dei mitili e la coltivazione di piante officinali. Il mezzogiorno si sta svuotando dei suoi giovani e allontanando sempre più dal nord e si pensa di rimediare con qualche cozza e qualche pianta di origano. Il business delle arance vendute da Di Maio a Mr Ping mentre Macron trattava con Xi Jinping per la vendita di 290 Airbus A320 e 10 aerei di linea A350, la dice lunga sull’insipienza e la superficialità di politici da strapazzo che sanno a malapena di cosa parlano e spacciano per grandi risultati miseri guadagni. Chi crede alla fandonia messa in giro dell’alibi usato da ArcelorMittal dello stop allo scudo penale per lasciare Taranto e gli altri siti italiani, sottovaluta le responsabilità della parte politica, i tira e molla e le incertezze di Di Maio che ritira l’immunità penale, poi la ripristina dando assicurazioni all’azienda e la ritira nuovamente sperando in un ritorno del consenso. E’ così che si tratta un investitore che ha portato 4 miliardi e 100 milioni a un’azienda che inquina da sempre e ha attuato in buona parte il piano di salvaguardia ambientale? Lo scudo penale con il quale nel 2015 si era voluto assicurare una protezione legale ai gestori dell’acciaieria e ai futuri acquirenti, non era un favore a Mittal, ma l’applicazione dell’art.27 della Costituzione, che mette al riparo da azioni legali commissari e potenziali acquirenti coinvolti in vicissitudini derivanti dal passato. Quale affidabilità può avere un paese che cambia le regole in corsa? Chi verrà ad investire in Italia con queste premesse? Mittal disse chiaramente che senza immunità avrebbe lasciato Taranto entro settembre. Oggi il governo Conte promette il ripristino immediato dello scudo pur di evitare la fuga della proprietà. La toppa peggio del buco. Incapacità, pressapochismo e ignoranza si rincorrono, mentre in Europa si sbellicano dalle risate e assicurano il governo che la manovra di Bilancio non verrà toccata. Sanno che lo zero virgola del nostro pil è il massimo cui il paese possa aspirare. E il Pd? Carlo Calenda riassume così i fatti: “Boccia e Emiliano vogliono che l’Ilva chiuda ma senza assumersene la responsabilità, dando la colpa ad altri. Il Pd in generale non sa proprio di cosa si sta parlando e va a ricasco. Lezzi ha fatto saltare lo scudo penale perché deve candidarsi alle regionali per il M5s. Il Pd non solo l’ha appoggiata, facendo precipitare la crisi dell’Ilva, ma pensa di ricandidare Emiliano, il responsabile della distruzione degli ulivi in Puglia con il suo no a tutto, colui che ha paragonato il tubo del Tap ad Auschwitz e che cerca di far saltare l’Ilva”. Chi avrà il coraggio di votare per il Pd o per il M5s, quando questo governo andrà a schiantarsi contro il prossimo scoglio?

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci un commento
Inserisci il tuo nome

nove − 4 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.