Vittoria, i genitori dei piccoli Simone e Alessio D’Antonio: “Aiuti da nessuno”

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“Dalla strage che ha ucciso i nostri figli non è venuto più nessuno” nella nostra attività commerciale, “non abbiamo avuto commesse di lavoro in più e che sia chiaro: non c’è nessuno di noi che abbia nemmeno per un minuto pensato di speculare sui nostri bambini. Se ci aspettavamo aiuto o solidarietà? Non è facile tornare al lavoro, ma andiamo avanti…certo è che non è venuto più nessuno”. Lo denuncia all’AGI  Alessandro D’Antonio, il padre di Alessio, il bimbo ucciso insieme a Simone D’Antonio l’11 luglio da un suv mentre stavano sull’uscio di casa a Vittoria.

“Le aziende del padre di quell’animale che ha ammazzato i nostri figli sono state sequestrate per cose di mafia e sono commissariate – spiega D’Antonio – hanno degli amministratori che le fanno andare avanti e che ci tolgono lavoro”.

L’azienda dei fratelli D’Antonio produce imballaggi per l’agricoltura, come quelle di Elio Greco (padre di Rosario Greco) coinvolto in un processo per associazione mafiosa, con l’accusa di avere creato un cartello per imporre i suoi imballaggi con metodo mafioso.”«Sì, ci tolgono il lavoro perchè per mantenere in vita quelle aziende propongono prezzi più bassi dei nostri e mi è capitato di sentirlo proprio io mentre andavo in un’azienda per offrire i miei prodotti. Ma se lei propone a un cliente la cassette a 60 centesimi l’una e loro le propongono a 55 centesimi, secondo lei il cliente che comunque deve curare i suoi affari, da chi le compra? E secondo lei è giusto che queste aziende ancora lavorino? E noi che abbiamo mutui da pagare, oltre a quelli dell’azienda per i macchinari che abbiamo, anche delle case che abbiamo costruito nel 2011, non riusciamo a venirne fuori. E la nostra è un’azienda sana”.

“Siamo una famiglia di gente che lavora. Noi siamo sei fratelli e papà faceva il panettiere di notte e quando rientrava andava a fare l’elettricista per mantenerci. Io ho iniziato a lavorare a 11 anni e mi ricordo ancora gli schiaffi di papà che voleva che io studiassi, mi trascinava a scuola…aveva ragione, e oggi lo capisco ma io volevo lavorare”. Una famiglia sana, ‘che non ha mai avuto regali da nessuno’, dice Alessandro. “Lavoro e sacrifici ma a testa alta e onestamente – racconta ancora Alessandro D’Antonio, papà di Alessio, zio di Simone -, trent’anni di lavoro ed ora sono, anzi siamo arrabbiati e delusi”. AGI

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