Val di Noto, torna l’incubo delle trivelle.Legambiente: “Basta con la folle corsa all’oro nero”

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Miope la scelta della Regione Siciliana nel dare parere positivo alla “Verifica della valutazione di Incidenza Ambientale” relativamente al rilievo geofisico all’interno del permesso di ricerca idrocarburi denominato “Fiume Tellaro” nella provincia di Ragusa”. E’ Legambiente ad affermarlo in una nota in cui esprime ferma contrarietà sulla scelta di autorizzare dei rilievi che hanno l’obiettivo di individuare, ed eventualmente sfruttare nel prossimo futuro, dei possibili giacimenti di idrocarburi nell’entroterra siciliano. E  infatti, dopo 12 anni, ritorna alla carica la società texana Panther Oil, che con il benestare della Regione si prepara a ricercare idrocarburi nel Val di Noto. Nel 2007 i lavori di trivellazione della stessa società erano stati interrotti, anche dall’appello di Andrea Camilleri, per la salvaguardia della zona. Il padre di Montalbano chiedeva a gran voce, appoggiato da politici e da Legambiente, che venissero definitivamente e “irreversibilmente” stoppate le concessioni per l’estrazione di idrocarburi nel Val di Noto, concesse nel 2003 dal primo governo Cuffaro. Alla fine la compagnia aveva ceduto alle pressioni, fermandosi spontaneamente. Adesso, a pochi giorni dalla morte dello scrittore, il nuovo via libera. Una scelta miope, ribadisce Legambiente, che non tiene conto dei cambiamenti climatici in atto e del necessario abbandono delle fonti fossili se si vuole salvare il Pianeta, per di più in una regione come la Sicilia ancora oggi monopolizzata dall’uso delle fonti energetiche inquinanti. L’associazione ambientalista ricorda che la percentuale di copertura delle fonti fossili rispetto ai consumi siciliani, al 2016  ovvero gli ultimi dati Simeri GSE, si attesta, infatti, all’88,4%, con le rinnovabili che coprono solo l’11,6% dei consumi della regione. La produzione di petrolio dai giacimenti che si trovano in Sicilia rappresenta, inoltre, circa il 13,4% della produzione nazionale, grazie alle 628 mila tonnellate (rispettivamente 415 mila tonnellate sulla terra ferma e 212 mila tonnellate in mare) estratte nel 2018. Gli idrocarburi fossili  non sono una scelta sostenibile se si tiene conto dei potenziali impatti che le attività di ricerca ed estrazione petrolifera possono avere sul suolo e nel sottosuolo, come purtroppo ci insegna la vicenda dell’inquinamento causato dalle perdite del pozzo 16 di Eni in territorio di Ragusa, nel torrente Moncillè, nella valle dell’Irminio. Un territorio che conta nello specifico 4 siti della rete Natura 2000 prossimi all’area di intervento delle indagini geofisiche, indagini che mal si sposano con la natura e vocazione del territorio. Legambiente conclude la sua nota con un messaggio chiaro  “È ora di dire basta a questa anacronistica ed insensata corsa all’oro nero, che porta ricchezza solo a chi lo estrae ma che mette in ginocchio le vere economie fatte di turismo, prodotti tipici, bellezza del paesaggio e dell’ambiente”. Su questa vicenda è intervenuta anche la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo, che ha presentato un’interrogazione urgente all’Ars rivolta al Presidente della Regione e all’Assessore Regionale al territorio e ambiente, nel quale si chiede di verificare eventuali violazioni del piano paesaggistico regionale di Siracusa e Ragusa.

 

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