Una gita fuori porta del Conte di Modica… a cura di Carmelo Cataldi

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Ormai i tempi sono maturi per sfatare il mito relativo ai feudatari della Contea di Modica, che nell’immaginario comune, anche attuale, sono stati relegati a figure di “pater familias”, amministratori oculati e amorevoli delle terre e delle persone ad essi allora suddite.
Non fu così e studi seri fanno ritenere che gli Enriquez Cabrera, che amministrarono, quella che secondo loro era solo un’Hacienda, dalla morte dell’ultima contessa, Anna I Cabrera, moglie del primo (Fadrique) Enriquez Cabrera, erano lontani anni luce dal ritenere la Contea di Modica un proprio “Stato” e la sua popolazione, un “proprio figlio”.
Aldilà di queste generiche considerazioni, sta ancora il fatto che gli stessi visitarono questo loro “Stato” solo in tre: Fadrique, quando ebbe in sposa Anna I Cabrera, Luigi II, quando per due anni venne a mettere a posto la contabilità feudale nel 1564 e Juan Alfonso nel 1643 per pochi giorni, come vedremo, quasi a farsi una scampagnata e staccarsi un pò dalla caotica capitale dell’allora Viceregno, la città di Palermo.
Quest’ultimo avrebbe potuto visitare e soggiornare più frequentemente nella sua “hacienda”, rispetto ai suoi due predecessori, soprattutto da quando il 16 giugno del 1641 approdò a Palermo e si insediò quale Vicerè di Sicilia.
Invece, tenendo in scarsa considerazione questo suo feudo, pensò bene di portarvisi solo a fine del proprio mandato, quando, nominato Vicerè di Napoli, si apprestava a partire per quella sede ove giunse nei primi mesi del 1644.
Della sua visita si sa abbastanza, molte sono le notizie, anche distorte, sul suo veloce passaggio nella Contea di Modica, come ad esempio qualcuno favoleggia addirittura di una sua visita a Ragusa durante i festeggiamenti per San Giorgio, mentre il Carioti addirittura sbaglia anno indicando il 1642 anziché il 1643, ed altri addirittura ingigantiscono l’evento puntando sullo stuolo sterminato di persone al suo seguito.
Effettivamente la venuta del “padrone”, come viene indicato nei documenti ufficiali e veniva allora chiamato dai suoi “sudditi”, fece solo una fugace visita al termine del suo mandato di Vicerè di Sicilia, dal 28 ottobre alla metà del mese di novembre 1643, durante la quale venne formalmente e trionfalmente accolto in più città della Contea e soprattutto nella Capitale, Modica, occasione per cui le rispettive comunità si dovettero svenare per una tale accoglienza, ricevendo in cambio dallo stesso solo una “reprensa” delle rispettive gabelle e delle bandiere di guerra; sembra fossero state 100, tolte ai francesi durante la battaglia di Fonterabia, in Spagna, cinque anni prima, nel 1638.
Insomma se la cavò con poco, rispetto a quanto ebbe in dono dai suoi sudditi, e non mancò di far pesare sulla bilancia della feudalità il suo status di “padrone”.
Esistono nell’Archivio di Stato di Ragusa – Sezione di Modica due documenti in cui si relaziona della venuta del Conte di Modica e delle spese fatte per accoglierlo, sopratutto da parte della Universitas di Modica; il primo è propio una relazione dettagliata e ufficiale del barone di Randello, Giovanni Grimaldi/Caser, Castellano della terra di Vittoria e dunque del suo castello, denominato Colonna Enriquez(sic!), come egli stesso si definisce in detto documento e il secondo è la nota dettagliata delle spese effettuate dalla comunità di Modica.
L’unica incongruenza che si rileva tra i due documenti è quella relativa ad una visita del Conte a Pozzallo, riportata nella nota di spese, ma non indicata invece nella relazione del Castellano Grimaldi/Caser.
Il barone di Randello, a sua volta, sbaglia nel riportare l’anno della visita e cioè il 1644, ma “azzecca” il giorno e il mese, il 28 ottobre.
Egli afferma che il Conte, con tutta la sua corte e la sua famiglia, composta dalla moglie, donna Luisa Luisa de Sandoval y Padilla,figlia di don Cristóbal de Sandoval, duca di Uzeda e vera amministratrice della Contea, almeno nel periodo in cui il marito fu Vicerè di Sicilia, il figlio Giovan Gaspare, sua moglie, donna Elvira Álvarez de Toledo Osorio Ponce de León, figlia di Fadrique Álvarez de Toledo Osorio, I marchese di Villanueva de Valdueza e la figlia Francesca, ancora in tenera età, arriva a Vittoria in tale data, proveniente da Terranova, l’odierna Gela, dove viene ricevuto dai Giurati della città, che gli offrono le chiavi della stessa e dal Castellano (Giovanni Grimaldi/Caser) e ivi si trattiene due notti e un giorno, fino al 29 mattina quando riparte per Scicli dove arriva a tarda ora, intorno alle 22.00.
A Scicli questi “insoliti turisti” si fermano due notti e un giorno e allo stesso modo ricevono doni e le chiavi della città da parte di rispettivi Giurati. Qui il Conte lasciò alla Chiesa Madre una delle famose bandiere sottrasse a Fontarabia ai francesi, nonché andò a chiedere “devote orationi”,alle Reverendemonache della Santa Madre Teresa nella chiesa di San Francesco Saverio, per ottenere la gravidanza della nuora donna Elvira alfine di ottenerne l’erede, che arriverà solo tre anni dopo, nel 1646, quando tutti gli stessi si trovarono a Napoli.
Il 1° di novembre, venutigli incontro, sulla strada di Scicli, “Gentil’huomini e Cavalieri”, il corteo vicereale arriva a Modica, la Capitale della Contea, dove l’attendeva “il popolo festoso” nonché Compagnie di soldati e loro ufficiali a cavallo e a piedi per fornire gli onori militari di rito.
Nella piazza principale era stato approntato un arco e una porta trionfale, oltre i quali i conti trovarono altro popolo festante a suono di musicanti fatti venire da Vizzini (otto trombetteri e quattro tamburi) e Ragusa (quattro piffari) per l’occasione e per gli altri eventi sacri e ludici avutisi nelle quattro giornate di permanenza loro nella Capitale, quale ad esempio la processione dal castello fino alla chiesa della Madonna della Grazie, giostre, quintane e commedie.
Tra due statue si fecero scendere dall’alto dei regali per i conti e il proprio seguito, nonché si presentarono da parte dei Giurati, che già avevano in parte accolto il corteo viceregio a Vittoria, le chiavi della Città.
Prima di accedere al castello sembra che i conti avessero alloggiato presso l’abitazione del barone di Randello Giovanni Grimaldi/Caser, l’odierna residenza dei Papa e poi con il proprio seguito si fossero portati al castello, ma questo, proprio lo stesso barone Grimaldi, non lo dice nella relazione, anzi afferma che: “…in q.sto Castello, alla porta del quale havendo l’ecc.mo sig.re Almirante sbarcato da lettica, salì a piede con un Giurato, che fu il M. Pietro Lo Nigro alla spalla sinistra, et un titolato, che fu il Marchese di Cannicarao D. Gio.e Larestia e Sedegno alla destra, dove dal Pro Castellano a nome di fra D. Gaspare Fuente absente Castellano di d.to Castello, ricevette la Chiave di esso, e col dovuto corteggio inanti si indusse in questa forma ad’Alto et in questa Città si riposarono per quattro giorni”.
In questi quattro giorni di permanenza i Conti furono intrattenuti con rappresentazioni quali tragedie e commedie, con personale che arrivava da fuori Contea, musiche, cavalcate, tornei di cavalieri ai cui vincitori vennero donati petali e coppe di argento, giochi pirotecnici e altre attività ludiche, con pranzi e libagioni di tutto rispetto; si fece arrivare cacciagione da fuori Modica, pesci da Lentini, vino da Avola e Siracusa, mentre localmente si produssero dolci della tradizione locale, tra cui, degna di nota, il biancomangiare e di cui la lista della note di spese diviene così uno o forse il primo documento in cui appare nella storia della Contea di Modica questo particolare dolce nostrano.
Prima di partire il Conte “padrone”, per dimostrare la sua soddisfazione per come era stato accolto dal suo popolo, volle donare sei bandiere “di Fontarabia” alle seguenti chiese modicane: Collegiata di San Giorgio, Collegiata di San Pietro, di Santa Maria del Castello, di Madonna delle Grazie, del Collegio dei Padri Gesuiti e dei Padri Zoccolanti di Santa Maria del Gesù.
Il 5 novembre il corteo vicereale partì per Ragusa dove si intrattenne per due giorni (questa fu l’unica visita del Conte a Ragusa!). Qui i Conti furono accolti con scene di tripudio e regali dell’Univeritas ragusana, nonché con la presentazione delle chiavi d’argento da parte dei Giurati della Città. Anche qui il Conte donò, alla chiesa di San Giorgio, una bandiera di guerra francese.
Al termine della sua visita il corteo si spostò a Chiaramonte, dove soggiorno ancora un giorno, per poi partire alla volta di Monterosso, ove non sostò, e quindi al confine del territorio della Contea, che consisteva dall’attraversamento del torrente di Mazzarrone, dove ricevette ancora il saluto delle autorità comitali che l’avevano accompagnato e si diresse così, con tutto il corteo vicereale, verso Caltagirone da dove proseguì alla volta della capitale Palermo.
Questa è il resoconto ufficiale della visita del “conte padrone” di Modica, l’ultimo che visitò la Contea e di cui rimane traccia pittorica nella chiesa di San Lucia di Modica, la Madonna della Misericordia (sec. XVII), un’istantanea di quel momento, ad opera sembra, al momento, di anonimo pittore, in cui sono raffigurati il Conte di Modica e la contessa, nonché le autorità comitali e religiose del periodo, di cui non si vuole qui azzardare l’identificazione, seppur sufficientemente supposta.
In un secondo articolo si commenterà adeguatamente la nota delle spese, qui minimamente utilizzata, che consta di oltre 20 pagine e che riserva delle sorprese veramente interessanti sul piano sociale e storico.

Relazione della venuta di S. E. in questo Stato

Essendo venuto in questo Regno di Sicilia, Viceré e Capitan Generale di quello, l’Ecc.mo sig.re nostro Don Giovanni Alfonso Henriquez de Caprera, Grande Almirante di Castiglia, Duca di Medina di Rioseco, Conte di questo Stato di Modica.
Deliberò venire in questo suddetto Stato, così che la Dio grazia, postosi in camino, accompagnato da tutti li Ministri Reggi, così della R. G. C. come del Real Patrimonio, et altri, venne per terra, per la strada di Terranova, et arrivò felicem.te a 28 di 8bre xy ind.e 1644 (sic) nella Terra di Vittoria insieme con la ecc. ma sig.ra Donna Aloysia de Sandoval sua moglie qnal Procuratrice et amministratrice di d.to Stato, Ecc.mo sig.r Don Giovan Gaspare Conte di Melgar suo unico figlio, ecc. ma sig.ra Donna Elvira, moglie di d.to ecc.mo sig.re Don Giovan Gaspare, et ecc. ma sig.ra Donna Francesca in questo tempo Vergine in Capilli, figlia di d.ti ecc.mi sig.ri Don Giovan Alfonso e sig.ra Donna Aloysia, n.stri sig.ri, onde da quelli Popoli con molti altri di questo Stato, che concorsero a riverire e bagiar la mano alli d.tti ecc.mi come n.ri Padroni Naturali, sino a detto luogo per esserli stato prima d’ordine di d.to ecc.mo G. Almirante interdetto il poter passare più innanzi furono ricevuti con l’allegrezza e trionfo uguale al Giubilo dell’animo e per meglio alle For..; et havendogli li Giurati di quella, presentato le chiavi d’arg,to di detta terra, come anco Don Giovanni Grimaldo quella di quel Castello, come Castellano d’esso.
Dopo havervi d.ti s.ri ecc.mi riposato un giorno e due notti, si partirono felicem.te per la volta di Scicli la mattina 29 di detto mese d’8bre, et in quella arrivati la sera circa hore 22 del giorno, furono dalli Giurati presentati a S.E. le chiavi, con altri doni, e dalli Cittadini ricevuti con ogni leticia, e demostratione a loro possibile, et ivi parimente dimorando un giorno e due notti, si ridussero in questa Città di Modica a primo di Nov.e, essendo stati incontrati dalli Gentil’huomini e Cavalieri, che tutti con molta allegrezza, dopo aver smontato da loro cavalli gli bagiarono affettuosam.te la mano, e dalli Popoli, come anche dalle Compagnie di Cavallo et infanterie di piedi e loro Capitani in più luoghi, ripartite; ricevuti con applauso universale, e passando per la Piazza sotto un Nobiliss. arco e Porta trionfale, che al loro arrivo si aperse e sbalancò, dove con festa e suoni musicali, gli furono tra due statue, a qst omaggi che scendettero d’alto, presentati le chiavi della Città. Si ridussero finalm.te con ogni seguito in q.sto Castello, alla porta del quale havendo l’ecc.mo sig.re Almirante sbarcato da lettica, salì a piede con un Giurato, che fu il M. Pietro Lo Nigro alla spalla sinistra, et un titolato, che fu il Marchese di Cannicarao D. Gio.e Larestia e Sedegno alla destra, dove dal ProCastellano a nome di fra D. Gaspare Fuente absente Castellano di d.to Castello, ricevette la Chiave di esso, e col dovuto corteggio inanti si indusse in questa forma ad’Alto et in questa Città si riposarono per quattro giorni, nello spazio delli quali furono trattenuti, con rappresentazioni, musiche, sortite, cavalcate, giochi di fuoco et altre feste; con ogni loro soddisfatt.ne, come per gratitudine mostrato di ricevere havendo prima di partirsi lasciato sei Bandiere, di quelle che n.s ecc.mo sig.re valorosam.te guadagnò nella rotta, e destruzione da lui fatta ad utile della Corona del nostro Maestosità et Augustiss.mo re di Spagna Filippo quarto, contro l’esercito di Francia Governato dal Principe di Condè sopra la Piazza di Fuenterabbia, dal n.stro ecc.mo sig.re l’anno 1638 a 7 di sett.re destrutto e fugato al numero di deciottomila fanti e tremila Cavalli, con la morte e prigione di tre mila e cinquecento persone, guadagnandoli venticinque pezzi d’artiglieria, cento Bandiere e tutto il Bagaglie.
Le quali sei Bandiere furono da n.stro ecc.mo sig.re Almirante ad futuram rei memoriam distribuite cioè una alla maggiore Matrice Colleggiata insigne di questa Città, una alla Insigne Collegiata e più degna di S. Pietro, una alla Chiesa di questo suo Castello, una alla Chiesa della n.stra Padrona la Madona della Gratia, una alla Chiesa del Collegio delli Padri Gesuiti, et una alla Chiesa delli PP Zoccolanti di S. M.ria di Gesù, come parimenti fece in Scicli, dove ne lasciò un’altra alla Madre Chiesa di quella, e dopo havere con ogni gratitudine ricevuti li doni fattigli dalla Città, et andato di presenza a raccomandarsi alle devote orationi delle R. de Monache della S.ta Madre Teresa nella Chiesa sotto il titolo di San Fran. co Xiaverio, et incaricatili che pregassero il S.re per la gravitanza della d.ta ecc. ma sig.ra Donna Elvira loro nora. Si partirono per Ragusa, et essendo stati con ogni dovute festività ricevuti, et presentatili anco dalli Giurati le chiavi et altri doni, si trattennero due giorni, lasciando pure a quella Madre Chiesa di San Giorgio un’altra simile Bandiera, s’incam.no per Chiaramonte, et ivi dalli Giurati e Popoli con ogni allegrezza ricevuti e regalati; havendovi dimorato un giorno si posero in camino, toccando per la fretta, di passaggio Monte Rosso, con giubilo straord.o di quella terra, et al fine del territorio, che fu al fiume di Mazzarrone, restò servito d.to ecc.mo sig.re Almirante licentiare al Gover.re Ministri et altri m.stri che erano andati servendolo e felicem.te sene ritornarono per la strada di Caltag.ne in Palermo, dopo fatte molte emolte gratie per tutto lo Stato, così alli Prosecuti, come amolti particolari et all’arrivo in quella Città di Palermo si scoverse già gravida la d.ta ecc. ma sig. ra Donna Elvira loro nora, a cui conceda il Sig.re feliciss.o il parto, con tutti gli grandiosi e propseri eventi che può.
E’ parso a me Don Giovanni Grimaldi devotiss.mo Vassallo di d.ti ecc.mi sig.ri e M.stro R.le di questo suo Patrim.o, scrivere la presente Relatione in questo libro amemoria enoticia perpetua del tutto.

Giov.ni Grimaldo M. R.

Fonti: Archivio di Stato di Ragusa – Sezione di Modica.

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