Reddito di libertà, il consigliere D’Asta chiede al comune di Ragusa di avviare le procedure per raccogliere le istanze

“Verificare in che termini, a livello di sensibilizzazione e informativo, ma anche operativo, il Comune di Ragusa può aderire al reddito di libertà che, diventato concreto in Sardegna, è destinato a trovare applicazione al più presto anche in Sicilia dopo l’emendamento alla finanziaria presentato dal deputato regionale del Pd Giovanni Cafeo”. E’ la richiesta che arriva dal consigliere comunale Mario D’Asta facendo riferimento a un provvedimento, il reddito di libertà appunto, che garantisce sostegno alle vittime della violenza economica che costringe le donne a rimanere in una condizione di sudditanza. “In Sardegna – sottolinea D’Asta – oltre al contributo economico, ci sono le borse lavoro, i contributi per l’affitto o per andare ad abitare in un’altra regione e l’affido familiare, ad esempio per giovani donne vittima di violenza. Ovviamente è prevista una graduatoria e sono favorite le donne con discriminazione multipla, come le donne con disabilità. I progetti in ogni caso sono personalizzati e mirano anche al reinserimento lavorativo. E’ una legge di civiltà che speriamo possa trovare applicazione al più presto anche nella nostra regione. I primi passi, lungo questa direzione, sono già stati compiuti”. In realtà, in Sicilia, la legge è attualmente in vigore perché inserita nell’articolo 55 della scorsa legge di bilancio regionale e prevede un contributo al sostentamento economico sia per le donne vittime di violenza sia per i figli conviventi. L’unico requisito è ovviamente legato al reddito che non deve essere elevato. Nel 2018 i ritardi nell’emanazione del regolamento previsto nell’articolo non hanno, però, consentito di spendere i 200.000 euro impegnati per il 2019. Purtroppo le lungaggini burocratiche e amministrative hanno ritardato enormemente l’applicazione della legge. C’è, comunque, un regolamento elaborato dal dipartimento alla Famiglia. “Il Comune – continua D’Asta – dovrà raccogliere, sulla scorta del suddetto regolamento, le istanze e richiedere le risorse. Sarebbe opportuno che il Comune potesse adoperarsi sin da subito per comprendere come interagire rispetto alle previsioni normative allo scopo di favorire chi ne ha bisogno. E’ un’azione che è destinato a portare avanti soprattutto l’assessorato ai Servizi sociali. Ma è l’ente di palazzo dell’Aquila, nel suo complesso, che deve essere chiamato a creare i corridoi burocratici necessari per permettere l’adesione a chi ne ha necessità. Si tratta di un percorso di civiltà che tutti assieme dobbiamo cercare di compiere nella maniera più corretta”.

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