HUMANITAS…di Pierpaolo Galota. La vera scuola educa a scelte coraggiose

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Una canzone, un po’ datata, recitava così: «L’estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande: lo sai che non mi va», che può essere parafrasata in questo modo: «La scuola sta finendo e un’altra estate arriverà, sto diventando grande: lo sai che non mi va».
Le scuole, di ogni ordine e grado, hanno concluso il proprio anno scolastico. Un altro anno, tra gioie e dolori, tra interrogazioni e compiti scritti, si è concluso: per la felicità degli alunni, per la soddisfazione degli insegnati e per la disperazione dei genitori. Ogni scuola nelle ultime settimane prima della chiusura estiva dà vita a saggi e iniziative di vario genere, per presentare il lavoro svolto durante l’anno.
Giorno 8 giugno si è tenuta a Modica una manifestazione interessante: “60’ style, creazioni anni 60”, una iniziativa pensata e presentata da Euroform, la scuola professionale dei mestieri. Docenti e alunni, ognuno secondo la propria specializzazione (cuochi, stilisti, parrucchieri, estetiste, comunicatori) hanno fatto rivivere per una sera l’aria che si respirava negli anni 60: le rivoluzioni culturali, il boom economico e non solo. Manifestazione sicuramente interessante e partecipata, importante per rendere “conto” delle attività formative che durante l’anno si vanno realizzando all’interno della scuola.
Così come Euroform, anche tanti altri istituti hanno realizzato manifestazioni inerenti alle loro peculiarità formative. Si tratta di eventi importanti, non solo per rendere la scuola sempre più un ambiente qualitativamente significativo, ma serve anche per orientare quanti si affacciano per la prima volta a quell’ambiente.
Tutto questo suscita una domanda: la scuola ha ancora il coraggio di educare a scelte libere e coraggiose, o ha l’urgenza di riempire classi per avere più prestigio?
Ogni istituto scolastico, soprattutto le scuole secondarie di II grado, possiede un piano per l’orientamento ben preciso, che viene attuato con le classi terze della scuola secondaria di I grado, nel primo periodo dell’anno scolastico. Un piano che da solo non basta, perché c’è bisogno di orientare oltre che nella teoria anche nella pratica. Non basta soltanto fare un giro “turistico” dell’edificio, ma occorre mettersi in gioco, cercando di far sperimentare cosa realmente si fa all’interno di un determinato istituto. Negli ultimi anni sono sempre più in aumento gli open day o le giornate di prova all’interno delle scuole, sono eventi che permettono di compiere scelte consapevoli e soddisfacenti per il proprio futuro
Rimane sempre dietro l’angolo, il rischio di scelte frettolose e avventate, semplicemente perché durante l’orientamento si è toccato il cielo con un dito, dimenticando di valutare i possibili problemi che si possono presentare una volta iniziato il nuovo percorso di studi e lasciandosi trascinare dalla moda.
Nella scelta della scuola secondaria ci sono tanti fattori e attori da mettere in conto, e da non sottovalutare. Gli attori si possono circoscrivere forse più facilmente dei fattori, quest’ultimi possono essere molteplici e diversi di questi sono di natura soggettiva. Gli attori principali sono: l’alunno, i genitori, i fratelli o le sorelle, gli amici, gli insegnanti, la scuola, la massa. Nonostante tutto si spera, che in qualunque scelta il punto di inizio rimanga sempre la seguente domanda: “Che cosa voglio fare io della mia vita?”.
Oltre agli attori e ai fattori, ci sono i miti che si tramandano di generazione in generazione. I miti che riguardano le scuole superiori, si possono definire come la tradizione orale, che influisce anche sulla scelta scolastica in modo indiretto. Leggende che con il tempo si vanno ingigantendo o riducendo, a seconda della fonte più o meno autorevole.
Il mito più grande da sfatare è quello della presenza di scuole di serie A e di serie B. Il sistema scolastico italiano prevede un ricco ventaglio di possibilità di studi superiori, suddivisibili in tre grandi gruppi: liceo, istituto tecnico e scuola professionale, che poi al loro interno sono molto articolati e offrono molteplici sbocchi.
Il mito di una scuola migliore sulle altre non dovrebbe esistere per nessun motivo, perché tutte le scuole di ogni ordine e grado hanno come unico obiettivo la crescita integrale dello studente, quando questo obiettivo viene disatteso è solo un fallimento e non elemento per una classificazione.

Per realizzare la crescita integrale dello studente urge educare, non bastano solo le conoscenze o le competenze, perché queste risulterebbero vane se non si viene educati alla libertà e ad assumersi la propria responsabilità. Per educare non ci sono scuole specializzate, ma tutti gli istituti scolastici sono chiamati a realizzarlo: liceo o scuole professionali non importa.
Ogni studente oltre ad avere conoscenze e competenze, spendibili nello studio universitario e nel mondo professionale, deve essere in grado di comprendere i propri pregi e i propri difetti. L’educazione è in parte in crisi perché le uniche entità rimaste nel campo sono: la scuola, gli oratori e le associazioni, mentre si nota la latitanza delle famiglie che è la componente fondamentale.
C’è bisogno quindi di rieducare i genitori, prima di tutto a non proiettare sogni non realizzati sui propri figli, e soprattutto a rendersi conto del loro importante ruolo educativo. Non è utile essere amici dei figli, o “ri-adolescenti” dimenticandosi della propria età anagrafica. La responsabilità primaria dei genitori è quella di essere presenti per: ascoltare, incoraggiare e sostenere i propri figli nelle scelte importanti.
La scelta è soggettiva, e non può essere schiava di fattori esterni, è un atto libero dove ognuno tenta di esprimere ciò che desidera e ciò che vuole essere.
Il compito dei genitori, degli insegnanti e di qualsiasi altro educatore è quello di ascoltare e consigliare il giusto cammino da intraprendere. In questo processo contano i valori, la serietà e l’esempio.
Le vere scelte, quelle educative, non considerano la massa come criterio principale, ma il criterio principale è l’andare controcorrente risalendo il fiume; perché per avere una società bella e poliedrica non tutti possono fare la stessa cosa, ma ognuno è chiamato a fare grandi cose secondo le proprie capacità e quanto il suo cuore desidera. Per realizzare questo è necessario attuare una politica dell’equilibrio, che è chiave per aprire ogni porta. L’equilibrio conduce serenamente a realizzare quanto il proprio cuore anela e desidera.
Non sono i titoli a renderti qualcuno, ma per essere qualcuno occorre essere prima di tutto se stessi: persone felici delle proprie scelte e autentici testimoni di vita, capaci di far sperare chi ti è vicino.
La scuola è per tutti, è un diritto e un dovere, ma questa non deve essere mercificata in cambio di report positivi del ministero utili alle classificazioni. La scuola è chiamata a fare cultura e non a mercificare promozioni per avere sempre più alunni e più fondi. Ogni istituzione scolastica è chiamata a formare uomini e donne capaci di scegliere il bene per la loro vita, in grado di saper superare le difficoltà con pazienza e determinazione. La scuola è il terreno in cui ogni studente mette a frutto i propri talenti, forgiandoli per creare un futuro migliore per se stesso e la società.
Il futuro migliore è l’educazione al senso di responsabilità, ai valori, alla libertà e a saper comprendere il mondo.
La scelta è qualcosa di doloroso e faticoso, ma porta sempre una novità che rigenera, rendendo persone forti e libere di sognare.
La scuola avrà ancora un lungo cammino se educherà a scelte coraggiose, fornendo conoscenze e competenze per la vita, e non solo per superare l’anno.

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