Aristide Poidomani potrebbe essere il XIV Barone del Carro?…di Carmelo Cataldi

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Conosco Aristide e la sua famiglia sin da piccolo; ricordo la madre e il padre che incontravo più volte quando andavo dalle suore della Raccomandata e facevo a piedi la prima parte di via Castello. Ricordo lui, i fratelli e la sorella, quando li vedevo uscire dal portone di casa loro e poi il primo anno del Liceo Scientifico, presso quello che ora è l’ex Tribunale di S. Francesco alla Cava a Modica, in quanto compagni di banco proprio con Aristide.
Ritornare a Modica dopo decenni e trovarlo come “menestrello/giullare” non mi ha meravigliato molto, mentre mi ha incuriosito, come in passato, l’origine della sua famiglia.
Sapevo, da voci di piazza, anche se a memoria non ricordo che lui ne abbia fatto mai vanto, che egli apparteneva, o si presumeva appartenere, alla nobiltà antica della città di Modica, per cui, ora che ho competenze e tempo ho deciso di esplorare e verificare la fondatezza di tale supposizione.
Dalle prime ricerche bibliografiche sono arrivato alla conclusione che tutti gli autori più noti fanno iniziare la famiglia con la figura di don Sisto Poidomani, forse perché è il primo personaggio importante della stessa, che oltre ad illustrare la sua famiglia ha illustrato anche la città di origine; ma esiste ascendenza rispetto a questo membro, considerato come il “Patriarca” dei Poidomani.
Da una genealogia di origine diretta e famigliare sembra che tutto ha avuto inizio con un Francesco nel 1470, da cui Pietro nel 1500, che ebbe: frate Antonio, Vincenzo, Pietro, Francesco e Paolo. Da Vincenzo si ebbe Angela, sposa di tale Croce Gallo e Filippo, da cui il canonico Vincenzo, Clara che sposa Giacomo Frasca e don Pietro, da cui Francesco che sposa Ninfa Macauda da cui Giambattista di professione “aromatario” (In Sicilia, ma anche a Cremona, per esempio, in passato l’aromatario era sinonimo di speziale e quindi di farmacista).
Con lui si apre in famiglia una tradizione “medica”.
Da Giambattista si ebbe don Francesco (frate), Don Cirillo, medico che sposa Giuseppa Iemmolo e don Sisto da cui poi Paolo.
Nel 1734, durante la lotta per la successione al trono di Polonia tra Spagna e Austria, e la riconquista da parte di Carlo III del Regno di Sicilia, Sisto venne nominato comandante delle milizie urbane delle città di Modica, Scicli, Ragusa e Chiaramonte.
Esiste a tal proposito una lettera del 1° settembre 1734 con cui il conte di Montemar, Vicerè di Sicilia (José Carrillo de Albornoz, Siviglia, 8 ottobre 1671 – Madrid, 26 giugno 1747, fu III conte e dal 1735, I duca di Montemar, condottiero e comandante dell’esercito spagnolo che conquistò le Due Sicilie per Carlo di Borbone) ordina che donSisto, “… siendo combeniende al servicio del Rey…, se ponga a lacavesa de las milicias assi de cavalleria como de infanteria de la Sargentiade Scigle y Cartagirone para con ellas bluquear y tener cervadas laguarnazione de la plaza de Siracusa hasta al arribo de las tropas de S.M.“ e per il valore da egli mostrato, venne investito del titolo di barone del Carro, dal nome del quartiere di Modica ove lo stesso aveva una proprietà e dove tuttora esiste il palazzo dell’allora famiglia Poidomani.
Il quartiere del Carro era situato tra le chiese di S. Nicola ed Erasmo, Santa Lucia e San Giorgio, inteso così probabilmente perché prima del terremoto del 1693 insisteva una chiesa dedicata a San Carlo, dialettalmente “San Carru”. Oggi, la via attigua all’ex palazzo famigliare è proprio Via Poidomani.
Il figlio Paolo, secondo altri Vincenzo, fu Capitano di Campagna della Contea di Modica nel 1734. Ma la prosapia continua con i nipoti (figli di Cirillo) il canonico Placido e l’avvocato Clemente, che sposa tale Anna La China indicata come dottoressa.
Clemente fu autore di una Praxis Judiciaria, nonchè Giurato di Modica, Giudice dell’Appellazione della Contea di Modica nel 1747, Avvocato Fiscaledella Gran Corte di Modica nel 1751, Giudice della Gran Corte di Modica nel 1753, Sovrintendente Aggiunto dell’Appalto del Tabacco e Sovrintendente delle Regie Trazzere. Da Clemente si ebbe Francesco, anch’egli avvocato e sposo di Caterina Gagliani, dottoressa, da cui un Salvatore, Placido che sposò Vincenza Moncada nel 1820 e Diego che sposò la sorella di Vincenza, Cecilia Moncada.
Da Placido si ebbe Francesco, Raffaele che sposò nel 1877 Anna Giardina e fu componente del Comitato rivoluzionario nel 1860, Temistocle che sposò una Sipione, Concetta un Cannizzo, Leonilla, nubile, Antonia sposa Paolo Frasca, Irene nubile e Cristina.
Da Diego si ebbe Socrate, Giuseppe e Clemente Sindaco di Modica, assertore dell’epopea di Garibaldi, col quale, secondo alcuni, ebbe contatti e segretamente sembra abbia ospitato nella sua casa (questa è una notizia da prendere con le dovute riserve!), comandante della Guardia Nazionale,che sposò Angelina Muccio, da cui Diego che sposò Adele Leone, Giuseppe, Socrate e Garibaldi.
La prosapia continua da Raffaele, che ebbe Placido (nato il 26.01.1878), Aristide (10.08.1880), Antonio (05.09.1882), Federico (09.12.1884), Socrate (25.04.1888), Giorgio (24.02.1892) e Pietro (19.11.1895). Dalla prima moglie (Santa Pulino), Placido ebbe Arturo da cui, con Galilea Gallamini, ebbe Alberto e Placido che a loro volta ebbero Arturo, Lea, Raffaele e Anna, mentre dalle seconde nozze di Arturo, con tale Ivana, solo una figlia femmina, tale Margherita, mentre il secondogenito Raffaele, sposò tale Marcella, improle.
Dal secondo matrimonio di Placido con Carmela Rossini si ebbe Santa che sposò tale Vincenzo Abate e Concetta che sposa Piero Frasca Spada.
Il secondogenito di Raffaele, cioè Aristide, sposò Giorgia Moncada Polara da cui ebbe Raffaele che sposò Federica Dolcetti, da cui i viventi Cristina, Aristide, Federico e Lorenzo, e Anna che sposò tale Guido Bellia. Il terzogenito di Raffaele, Antonio sposò Vincenzina Rossi da cui ebbe Raffaele e Sarina. Il quartogenito Federico sposò Dorotea Margherita Barone, da cui ebbe Raffaele e Anna.
Socrate rimase celibe mentre Giorgio, sposando Anna Napolitano Lissandrello, ebbe Placido che sposò Teresa Lancetta da cui Elisa, Sofia che sposò Fernando De Martino, da cui Giorgio e poi Santo La Spina da cui Emanuela e Alessia e infine Umberto che sposò Lina Mandara Rivarola da cui ebbe Fabrizio, che sposò Marilena Agosta Lorefice e Leonardo, che sposò Paola Agosta Lorefice da cui Caterina. L’ultimo figlio di Raffaele sposò Antonietta Blandino da cui Anna che sposò tale Sarino Adamo e Roberto, celibe.
Il più noto personaggio della famiglia, che oggi possiamo ricordare, è certamente Raffaele, il padre di Aristide, lo scrittore, personaggio eclettico e bohemien, mal considerato in vita, se non in ambiti culturali ristretti, ostracizzato in parte anche dalle amministrazioni locali del periodo, che meriterebbe invece di essere riconsiderato e rivalutato in un contesto effettivo di eccellenze culturali territoriali modicane e non solo. L’avergli dedicata nel 2004 in “patria” una scuola è un buon passo, ma non sufficiente a riparare il disconoscimento, in vita, del suo valore letterario e culturale.
Ma torniamo alla possibilità per Aristide di essere titolato come il IX barone del Carro.
Il titolo fu certamente un titolo ad personam, cioè concesso al soggetto che si voleva ricompensare per un singolo atto oppure per un’attività personale protratta nel tempo e quindi a don Sisto, che peraltro nella linea genealogica generale non era il primogenito di Giovambattista, bensì il terzogenito dopo Francesco (Canonico) e Cirillo (l’aromatario), da cui discende poi tutta la prosapia Poidomani fino ai nostri giorni.
Ma ammesso che fosse il beneficio di natura ereditaria primogenita, che invece non lo era, il titolo passava al figlio Paolo, che fu a quanto pare improle, per cui tale titolo, non essendo attribuito alla prima linea e soprattutto perchè provvedimento regio ad personam, decadeva in ogni caso alla morte di Paolo.
Diversamente, se il predicato fosse stato fondato su un feudo o titolo ereditario o fosse stato attribuito alla prima linea genealogia e quindi a don Cirillo, ad oggi, ci troveremmo ad avere il “menestrello” Aristide XVI barone del Carro o nobile dei baroni del Carro, invece, ad oggi, Aristide è stato soltanto ed è sempre il mio compagno di banco del liceo scientifico.

1 commento

  1. Dagli atti ufficiali nulla risulta circa una formale concessione di un titolo: nessuno ne riporta infatti la concessione ne dagli archivi è mai stata estratta un atto originale. Inoltre la famiglia riteneva che tale titolo riguardasse la contrada oggi detta “costa di carro”, in Sampieri, cosa contraddetta dal fatto che mai risulta essere tale terra loro appertenuta. Interessante, comunque, la tavola genealogica riportata.

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