Il coraggio di sperare…..l’opinione di Rita Faletti

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Quando al governo di un paese ci sono due partiti che mai avrebbero pensato e voluto mettersi assieme, per diversità di programmi, elettorati, obiettivi, è inevitabile che, prima o poi, nonostante la formula del contratto da rispettare e l’assegnazione dei compiti, questo a me, quello a te, le frizioni diventino contrasti e i contrasti diventino spaccature. Fino ad ora, tra Salvini e Di Maio ogni attrito si è risolto in una ricomposizione. Ora, non è importante sapere cosa pensino davvero l’uno dell’altro o del contratto, questo è un aspetto che non interessa neanche loro, quello che invece interessa noi, è che cosa potrebbe accadere nell’eventualità che i due divorziassero. E’ solo una questione di tempo? E’ già un sollievo dello spirito pensare che, chi ci sta mandando con le gambe all’aria, sia messo nelle condizioni di non più nuocere. Ma non si può dire fintantoché un’opposizione concreta, compatta almeno nella finalità di mandarli a casa escludendo l’ipotesi di fare con loro alleanze, e anche ruvida, non sia pronta a prendere in mano le redini del paese. Per fare questo, bisogna mettere da parte i se e i ma, i distinguo, i dettagli insignificanti, gli interessi correntizi. E qui mi riferisco al Partito democratico, al 18 per cento di elettori fedeli, e a chi si è candidato alla guida della segreteria. Martina, Damiano, Richetti, Zingaretti, Boccia, Minniti, Corallo. Troppi. Le preferenze si disperderebbero rendendo difficile il raggiungimento del 51 per cento. E, a parte le simpatie personali, quello che manca è il volto nuovo, se si esclude il giovane Corallo. Ci vorrebbe qualcuno che avesse personalità, carattere, carisma, e fosse percepito soprattutto come affidabile, e outspoken, uno che parlasse chiaro e fuori dai denti. Un vero rivoluzionario per questo paese, che avesse l’intelligenza e il coraggio di dire la verità sullo stato delle cose, spiegasse a reti unificate il progetto di paese che ha in mente, non facesse sconti a categorie, gruppi, élite e masse, non lisciasse gli arruffati e i sobillapopolo per il verso del pelo, mettesse tutti davanti alle loro responsabilità, passate presenti e future, e sottolineasse che il binomio diritti-doveri e merito sono le fondamenta della democrazia e della coesione sociale e che ad essi si atterrà. Bisogna avere il coraggio della speranza anche in momenti bui.

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