
Salta la riforma di Dublino. Numerosi i Paesi in totale disaccordo. Critica anche la posizione assunta dalla Germania. “L’Italia – ha sorprendentemente dichiarato proprio nei giorni scorsi la cancelliera Angela Merkel – è stata lasciata sola”.
Tre i progetti messi in campo in questi lunghi anni di sbarchi: “Mare Nostrum”, “Frontex Triton” e “Frontex Themis”.
Il primo su frettolosa decisione unilaterale ed emotiva adottata dal governo presieduto da Enrico Letta, con ministro dell’Interno Angelino Alfano, a seguito del terribile naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013.
Gli altri due per accordi poco chiari sottoscritti successivamente dai governi Renzi (Angelino Alfano ministro dell’Interno) e Gentiloni (ministro dell’Interno Marco Minniti e ministro degli Esteri Angelino Alfano).
I risultati di queste operazioni sono sotto gli occhi di tutti: Fuga inarrestabile di centinaia di migliaia di migranti, business milionario dei trafficanti di vite umane e dei loro complici, un numero costante di morti in mare, sbarchi senza fine di donne, minori non accompagnati, profughi, migranti economici e persone in fuga dai loro Paesi per mille altri motivi.
Meta preferita i porti di Pozzallo, Lampedusa, Augusta, Catania, Palermo, Messina, Trapani, Taranto.
A questo punto bastano pochi mesi per toccare con mano la drammatica situazione in cui viene a trovarsi l’Italia a seguito della decisione assunta da parte di numerosi Paesi europei di chiudere le frontiere e di rifiutare categoricamente il principio delle quote di ricollocamento, mentre l’Europa sta a guardare l’effetto che fa.
Siamo sicuri che funzionari e politici che hanno firmato accordi e contratti per “Mare Nostrum”, “Frontex Triton” e “Frontex Themis”, alla luce delle contraddizioni emerse in Lussemburgo nel corso della discussione per la riforma di Dublino, regolarmente bocciata, non abbiano colpe gravi da farsi perdonare?
Michele Giardina


