LUIGI PRIMO e MATTEO SECONDO, storia di un matrimonio all’italiana della Terza Repubblica. Lega e 5stelle s’incontrano, si corteggiano e si sposano: sarà vero amore? PRIMA PUNTATA – di Francesco Roccaro

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Per la TERZA REPUBBLICA (quella del cambiamento) adesso inizia il momento della vera prova. Finiti i giorni degli show televisivi, terminati i kilometri di inchiostro sprecato dai giornali e le centinaia di video- messaggi informativi ( e disinformativi) dei vari leader sui social , il triunvirato Salvini – Di Majo – Conte deve iniziare adesso a dare segnali sicuri su scelte tutte tremendamente difficili. Di triunvirati nella storia ce ne sono stati pochi , importanti solo due. Nel primo, le due figure più emblematiche Cesare e Pompeo , riuscirono ad isolare il povero Crasso ( odiato a morte da Pompeo) nell’odierna Siria, regione sempre piena di grandi pericoli e problemi. Ed infatti il povero Crasso ci lasciò proprio la pelle per mano dei temibili Parti. Ora qui, non è che si sia capito granché , ma ho una certa propensione e forse illuminazione divina nel comprendere chi è il Crasso della situazione ( leggete bene due ss e non una st). Ma andiamo con ordine. Al duunvirato Salvini-Di Maio ( top della new politic-class-action) interessa tassativamente assestare un forte colpo di discontinuità al sistema precedente. Chiaramente i punti nodali economici che interesseranno il governo del cambiamento sono molti e le decisioni che servono andrebbero prese immediatamente , Secondo il vecchio sistema politico (seconda repubblica al bando) questi nodi avrebbero avuto bisogno di un serio approfondimento e quindi ancora tempo ( ne abbiamo visto tutti i risultati! ). Su questi punti di cui analizzeremo in sintesi solo i più esplosivi ( almeno oggi), è palese che i duunviri hanno punti di vista diciamo “ non tanto allineati” ( in cronaca buonista), o forse totalmente contrapposti (in cronaca cattivista, passatemi il neologismo ). Infatti, fra le due anime del “Cambiamento da tertia res-publica” questi punti segnano una frattura netta e secondo noi, in certi momenti rischieranno di portare i due verso una rotta di collisione in cui è possibile intravedere, prima o poi, uno scontro frontale relativo alla concezione economico-politica proprio fra Lega e Pentastellati. Un matrimonio freschissimo , ancora in poco e in parte consumato e solo su un ipotetico accordo di base riguardante la riforma delle pensioni in versione “Fornero dagli all’untore” ed il comportamento ( ufficiale) da tenere verso un’ Europa ancora posta in fase di attendistica e guardinga difesa. Fin ora nessuna prova d’amore passionale ( solo squallide prove da vecchio manuale Kamasutra) è visibile all’orizzonte riguardo due grandi scogli epocali: il ribaltamento economico-politico delle tasse ( con l’introduzione della Flax Tax) ed il rigurgito totale (con vomito profuso ) dell’amore più caro all’ex premier fiorentino , ovvero il Jobs Act. Completano il quadro ( e vogliamo limitarci oggi solo a questi) la bomba alla nitroglicerina ( nata come semplice patata bollente) dell’affare Alitalia, e quella termonucleare ( questa prima era solo una piccola bomba a mano ) dell’Ilva Acciaierie . Il problema “aumento IVA” lo accenneremo soltanto ( per evitare di far “aumentare” invece oggi il vs. mal di testa ) . Su questi ultimi due punti esplosivi , a meno che non siamo in una favola della Disney, si eviteranno scontri titanici solo nel caso in cui uno dei due duunviri ( Crasso lo lasciamo in bella vista e gli evitiamo per ora la guerra dei Parti) accetterà inevitabilmente un retro front epocale…… che equivarrà a determinare in maniera inequivocabile la resa incondizionata e quindi la consegna ufficiale dello Stato nelle mani dell’altro. Nella puntata di oggi : la questione Alitalia . Nei prossimi giorni vi porteremo nei meandri della “bomba ILVA” e della famigerata “Flax Tax”.

L’Alitalia “ infinity mission impossible ”.
Beautiful, una delle telenovele più lunghe della storia della televisione, è nulla in confronto. Vi evito ogni ricordo storico ( ci metterei più tempo di quanto ne impiegò Charlton Heston a girare Ben Hur ) e passo direttamente alla situazione odierna . Dopo una semplice attesa di oltre 10 anni ( si, si… leggete bene… dieci anni !) passati fra proposte, ripensamenti, riproposte, contratti annullati e ricontratti non approvati , accordi e chi più ne ha più ne metta…. Alitalia è rimasta ad oggi, senza un degno finale ( appunto tipico delle peggiori telenovele-Tv ) . Nel contempo, come carta straccia e senza ritegno alcuno ( alla faccia della povertà) sono stati bruciati miliardi di euro ( chiaramente anche dei contribuenti eh…!). Se vi fate un giro per il mondo degli affari ( cosa che facciamo tutti noi ogni giorno prima di andare a letto….) non c’è imprenditore pubblico o privato che non ritiene di scappare a gambe levate appena sente pronunciare la parola “ Alitalia” . La nostra compagnia di bandiera, fiore all’occhiello da sempre, ha avuto sempre il problema di essere stata gestita malissimo. Ha sofferto sempre di un morbo pericolosissimo. Lo stesso morbo che fece saltare in aria compagnie imponenti come l’americana PanAm , la Swiss air e la fiamminga Sabena ( tanto per citarne alcune). Infatti , molte compagnie aeree nel mondo, dopo il decurtamento massiccio di contributi pubblici , si sono inventati i voli low-cost e last minute , con offerte e servizi stringati al massimo ( bagagli a mano, esclusione del pranzo, personale ridotto e così via…..) con grande convenienza sull’abbattimento dei costi , ma con lo specifico obbiettivo ( raggiunto ) di salvare capra e cavoli ( anche se quest’ultimi, ogni tanto, vanno a male….). Questo sistema però, oltre a salvare la compagnia ( la capra), è sufficientemente adatto ad attrarre molti viaggiatori ( i cavoli , appunto) e alla fine quindi a produrre un intenso traffico che rende questo sistema di reclutamento pienamente funzionale. Compagnie di bandiera come Lufthansa , British Airways, Air France, Quantas ecc ecc.., guardando solo il rapporto qualità – prezzo, hanno imparato senza vergogna a salvarsi, sbirciando fra i sistemi di colossi privati tipo Ryanair ( sempre per citarne uno a caso). Alitalia, se la paragoniamo al piatto forte un menù , ad oggi non è né carne e né pesce, nel senso che non è mai riuscita a decidere e pianificare cosa fare di fronte alle difficoltà . In un mix di tristezza ed alta professionalità ( sempre più calante però) ha scelto un lento ed inesorabile destino. Prezzi altissimi e sempre fuori mercato oltre a servizi sempre più lacunari. Se guardiamo bene, ci accorgiamo insomma che questa compagnia storica è sopravvissuta solo per scarsità di coraggio, insomma per mancanza di decisioni e di pianificazione della più brutta politica italiana. Non è possibile rimanere attaccati col mastice alla capacità di gestire più o meno bene , in regime monopolistico assoluto, alcune tratte nazionali. La botta finale alla compagnia italiana poi è stata data proprio dalle linee ferroviarie ad alta velocità che spietatamente l’azienda di settore, ha dispiegato massicciamente, come una concorrente sanguisuga che non lascia scampo alla vittima , pur di accaparrarsi ogni lista dei potenziali clienti viaggiatori. Allo stato attuale l’ipotesi più accreditata è l’offerta Lufthansa, ma in questo clima di sentimento anti-germanico, questa soluzione sta perdendo progressivamente punti anche perché scatterebbe sicuro un licenziamento per 3000 povere anime dipendenti. L’idea di una società mista fra privati ( appunto Lufthansa) e una struttura a compartecipazione pubblica , che permetterebbe un mezzo controllo dello Stato ( si vocifera Cassa Depositi e Prestiti) diventa altrettanto pericolosa. E poi, su questa ipotesi ci sarebbe anche l’opposizione morale e giuridica di tutti all’unione fra una società sana ed una essenzialmente malata. Ultima ipotesi, riportare tutto entro i confini nazionali, riportando Alitalia come compagnia a diretto controllo statale. Questa ipotesi tanto cara ad entrambi gli sposi del cambiamento epocale tuttavia non trova riscontro fra i possibili controlli e relativi dinieghi posti dalla C.E. a seguito di regole dure e bilanci al centesimo. Insomma, una storia senza fine. Di Maio è un antiberlusconista nato eppure paradossalmente su certe posizioni è più vicino al Cavaliere come nessuno. Sul nodo Alitalia sono entrambi nazionalisti ed ossessionati dall’idea che non può esistere nazione senza una compagnia aerea di bandiera. Lo Stato un può stare a guardare, deve intervenire. In queste dichiarazioni entrambi però dimenticano ( gap neuronali?) che l’Unione Europea ha sborsato 900 milioni di euro al governo Renzi per tenere in vita l’azienda in attesa di questa famosa vendita mai arrivata. Un brutto by-pass secondo Bruxelles escogitato alla fine per finanziare un privato, fuori dalle norme europee. Su questa cosa la Lega ha sempre remato su corrente opposta, tuonando:” Soldi pubblici a privati che non riescono a restare in piedi ed offrire servizi efficaci? No grazie, preferiamo altro per gli italiani”. E l’altro sono proprio le compagnie low-cost e non che sapranno offrire degnamente tratte e servizi aerei di livello ottimale. Come finirà il confronto fra gli sposi a questo punto? Fra pochi giorni l’estate inizierà a scorrere con i suoi caldi giorni, il Governo lavorerà senza sosta (dicunt), ma intanto inesorabile arriverà settembre. Da li a gennaio mancheranno solo tre mesi .”Tre mesi sono lunghi da passare….. – cantava Rosanna Fratello” , ma la canzone era riferita all’intrepida tentazione dell’amore. Qui il tema è diverso , qui si parla di debiti sonanti, ed in questo caso “ tre mesi sono vicini da passare….anzi vicinissimi”. Con l’avvento del 2019 sarà necessario trovare oltre 12 miliardi di euro da qualche parte nel Bilancio dello Stato. Diversamente non si potrà fare a meno di ricorrere all’aumento dell’Iva. Qualcuno clonato nella seconda repubblica di prima, ma anche presente nel duunvirato di adesso, ha sempre promesso di non voler ricorrere a questa tagliola che farebbe piovere sul bagnato di un’economia dei consumi e vendite già zuppa e precaria. Ma nessuno in realtà ha mai spiegato come. Adesso Luigi Primo e Matteo Secondo si devono trovare concordi sulla flat tax, ma questa (ipotetica ancora) riduzione delle aliquote tassabili, s’infrange senza pietà e paurosamente con il riequilibrio dei conti e non risolve certo il problema dei 12 miliardi , anzi……. In campagna elettorale la riduzione a due sole aliquote, 15 e 20 per cento dell’Irpef è stato uno slogan accattivante su tutti, ma adesso si fanno i conti ed in previsione questa “piccola innovazione” costerebbe al tesoro, 50 miliardi di euro, milione più milione meno. Da ciò prende paurosamente corpo lo spettro di un altro mega- condono fiscale per portare ossigeno in questa fase di apnea forzata . Fonti di corridoio ministeriale parlano di un Giovanni Tria molto preoccupato sui conti, e con l’idea rimbombante di riproporre l’aumento dell’Iva. Proprio per questo motivo, i tempi di introduzione della flat tax a nostro giudizio , subiranno un dilazionamento forzato non indifferente. Ma di questo, ce ne occuperemo nella prossima puntata. Certo , una cosa è garantita: i sostenitori (almeno la parte fedeli a Pompeo) non saranno certamente contenti.
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