
di Giannino Ruzza
Donald Trump torna a giocare con la geografia degli Stati Uniti. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Dopo il “Golfo d’America” e la decisione di indicare Lake Ontario come “Lake America” nelle denominazioni federali statunitensi, il presidente ha adesso suggerito di ribattezzare il New Mexico in “New America”. Trump ha affidato la proposta a Truth Social, pubblicando più volte mappe nelle quali la parola “Mexico” veniva cancellata e sostituita con “America”. In uno dei messaggi ha sostenuto che “New America” sarebbe un nome più prestigioso e più bello per lo Stato. Anche l’account ufficiale della Casa Bianca ha rilanciato una delle immagini. Non si tratta però, almeno per il momento, di un provvedimento formale. Trump non ha firmato alcun ordine esecutivo per cambiare il nome del New Mexico, e soprattutto il presidente degli Stati Uniti non dispone dell’autorità necessaria per rinominare unilateralmente uno Stato dell’Unione. Un eventuale cambiamento richiederebbe un procedimento politico e legislativo che coinvolgerebbe direttamente il New Mexico e il Congresso. La reazione delle autorità locali è stata immediata. La governatrice democratica Michelle Lujan Grisham ha ricordato che il nome del New Mexico “non è in discussione” e che la sua storia precede persino la nascita degli Stati Uniti. Anche esponenti politici locali hanno respinto l’idea, che ha suscitato critiche sia per il suo significato politico sia per il valore storico e culturale del nome dello Stato. Il New Mexico porta infatti questo nome da secoli: la denominazione deriva dalla colonizzazione spagnola e non dalla successiva nascita dello Stato messicano moderno. È quindi parte di una storia ispano-americana molto più antica della costituzione degli Stati Uniti. L’iniziativa si inserisce nella più ampia politica simbolica di Trump sui nomi geografici. Nel 2025 la sua amministrazione ha imposto agli enti federali statunitensi l’uso della denominazione “Gulf of America” al posto di Gulf of Mexico. Più recentemente Trump ha ordinato l’utilizzo federale di “Lake America” per Lake Ontario, decisione contestata dal Canada e priva di effetti sulla denominazione utilizzata dagli altri Paesi. Sul New Mexico, dunque, per ora siamo davanti soprattutto a una provocazione politica e comunicativa, amplificata dai social e dalla Casa Bianca, non a un cambio di nome già deciso. Resta però un dato: ancora una volta Trump utilizza la toponomastica come strumento politico, trasformando nomi geografici consolidati in un terreno di confronto sull’identità americana, sul nazionalismo e sul rapporto degli Stati Uniti con i Paesi vicini. Per ora è soltanto una proposta. Ma arriva dal presidente degli Stati Uniti. E non mi pare poco.


