Il primato documentato del cioccolato di Modica IGP…di Grazia Dormiente

Una verità che non ha bisogno di essere costruita, perché è già scritta
Tempo di lettura: 2 minuti

C’è una differenza sostanziale tra una narrazione e un documento. La narrazione si costruisce, si adatta, si racconta secondo convenienza; il documento, invece, resta. Non chiede consenso, non cerca pubblicità, non si piega alle esigenze del marketing. Sta negli archivi, aspettando chi abbia la pazienza e l’onestà intellettuale di leggerlo. A Modica, questo documento esiste.
È conservato presso l’Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica, ed una copia è oggi esposta — leggibile da chiunque, senza mediazioni né interpretazioni forzate — all’interno del Museo del Cioccolato di Modica. Si tratta dell’anagrafe archivistica dei cioccolatieri modicani, datata 1746. Non è una tradizione orale. Non è una suggestione. Non è un racconto costruito a posteriori per dare lustro ad iniziative commerciali. È un atto d’anagrafe: un documento che registra, con la sobrietà propria delle fonti amministrative dell’epoca, l’esistenza di una filiera cioccolatiera strutturata a Modica già a metà del Settecento.
Il dato cronologico, da solo, dovrebbe bastare a ristabilire i termini storici e veritieri. Se l’anagrafe del 1746 documenta l’attività di cioccolatieri operanti a Modica. Non si tratta di un dettaglio erudito da relegare in nota. Si tratta della differenza tra laboratori — per quanto storici e meritevoli di rispetto — e la città che ha dato i natali a un’arte, coltivata da mani, famiglie e laboratori che nessuna sovrapposizione narrativa può cancellare. Cioccolatieri come Antonino di Castro ed il figlio Angelo non sono comparsi in una storia scritta da altri: sono eredi di una tradizione che l’anagrafe del 1746 colloca, con precisione documentaria, nella nota archivistica del 1756 ben prima di qualunque primato rivendicato per via pubblicitaria.
“Nel 1756 la nota di dare da parte al cioccolatiere Angelo Di Castro contiene la spesa sostenuta per il “ [tras] porto di balata” a conferma della sapiente manualità necessaria per amalgamare sulla pietra basaltica riscaldata da fuoco dolce la pasta amara, lo zucchero e gli aromi. La “balata ri ciccolatti” è da accomunare al metate strumento usato nella civiltà precolombiana, adottato nella Spagna e perciò nella Contea di Modica.” Il museo come luogo della verità, non del silenzio.
C’è un paradosso che merita di essere sottolineato: i documenti non giacciono dimenticati in un fon-do archivistico inaccessibile. Sono esposti pubblicamente, nel cuore stesso del Museo del Cioccolato di Modica, aperto alla pubblica fruizione nel 2014. Chiunque — turista, studioso, cittadino curioso — può leggerli. Questo rende ancora più stridente la distanza tra ciò che i documenti dicono e ciò che alcune narrazioni commerciali continuano ad affermare. Non è mancanza di fonti; è, semmai, mancanza di volontà di confrontarsi con esse.
Coloro che amano la storia — vera, verificabile, scritta nero su bianco negli archivi — non hanno bi-sogno di ricorrere a dichiarazioni superlative prive di riscontro. Hanno bisogno solo di entrare in quel museo, e leggere. Ristabilire questa cronologia non è un esercizio polemico fine a se stesso. È un atto dovuto verso la città e verso chi, per generazioni, ha custodito e tramandato un sapere artigianale che affonda le radici in secoli, non in decenni.
Il cioccolato di Modica è il frutto di una comunità di maestri cioccolatieri che la storia — quella vera, quella d’archivio — colloca già attiva e organizzata nel 1746. Difendere questa verità documentata non significa negare il valore di alcune realtà produttive contemporanee. Significa restituire a Modica intera il primato che le appartiene per diritto storico. È una questione di rigore, ma prima ancora è una questione di giustizia verso il bene comune di una città e della sua identità più autentica.
(Fonte: Anagrafe archivistica dei cioccolatieri di Modica, 1746, Archivio di Stato di Ragusa — sezione di Modica, esposta presso il Museo del Cioccolato al Palazzo della Cultura di Modica.)

Grazia Dormiente

© Riproduzione riservata

I commenti pubblicati dai lettori su www.radiortm.it riflettono esclusivamente le opinioni dei singoli autori e non rappresentano in alcun modo la posizione della redazione. La redazione di radiortm.it non si assume alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti e fornirà, eventualmente, ogni dato in suo possesso all’autorità giudiziaria che ne farà ufficialmente richiesta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

UTENTI IN LINEA
Radio RTM Modica
Torna in alto