
Leggendo la riflessione di una cittadina che descrive lo scenario della festa patronale di San Pietro a Modica come “desolante” a causa della poca gente dietro il simulacro del Santo, parlando di un “vuoto di fedeli che faceva eco tra i vicoli” e di “un silenzio che pesava più di qualsiasi rumore”, non si può che rimanere colpiti da un profondo senso di amarezza. Penso ci sia una palese e stridente contraddizione tra il professare un legame così viscerale con la propria terra e la facilità disarmante con cui, subito dopo, si liquida e si svaluta il sacrificio di chi quella festa l’ha resa possibile. Parliamo di decine di persone che lavorano duramente dietro le quinte per i festeggiamenti, senza la fortuna di avere alle spalle centinaia di sponsor o budget faraonici, ma muovendosi solo grazie a una devozione sincera e a un profondo senso di appartenenza. Decretare il “fallimento” di un momento di comunità basandosi esclusivamente sulla quantità di persone presenti, dimostra una visione superficiale che confonde il folklore e il marketing con l’autenticità. Quel silenzio tra i vicoli non era un vuoto desolante, ma lo spazio del rispetto e del raccoglimento. La verità, infatti, è esattamente opposta a quella descritta nell’articolo: quella “poca” gente presente tra le strade è la stessa che c’è tutto l’anno, tutte le altre feste di Modica possono dire altrettanto? Sono i volti di chi vive la comunità nel quotidiano, nel silenzio del lavoro di ogni giorno, e non solo in occasione delle grandi passerelle o degli eventi da vetrina? Spesso, le piazze piene e le folle acclamanti cui siamo abituati in certe ricorrenze più partecipate, hanno ben poco a che fare con i veri valori cristiani, che dovrebbero essere l’anima pulsante delle processioni e non un pretesto per fare numero.
Eravamo pochi, sì, ma di assoluta qualità. Proprio in quest’ottica di autenticità e vicinanza reale, la presenza del Sindaco e delle autorità a una processione considerata meno “blasonata” o di tendenza è un atto da lodare e non da sminuire. Risulta anzi grottesco, se non addirittura vergognoso, utilizzare un momento di fede e comunità, partendo esclusivamente dalle proprie limitate percezioni personali, per imbastire un attacco politico nemmeno troppo velato all’Amministrazione comunale. Strumentalizzare una processione sacra per fini di parte è un esercizio di basso livello, che offende in primis i fedeli. Il Sindaco ha dimostrato un rispetto sincero per la storia e l’identità della città, a differenza di altri esponenti, tristemente assenti per San Pietro ma puntualissimi altrove, pronti a farsi inquadrare continuamente in diretta dalle reti locali solo dove la folla e la visibilità mediatica garantiscono una vetrina sicura. Ciò che muove quasi al ridicolo, infine, è la parte conclusiva dell’articolo, dove in maniera quasi pietosa si vorrebbe legare la riuscita dei festeggiamenti al mero numero di bancarelle presenti. Ridurre la solennità del Santo Patrono a un mercato all’aperto, misurando lo spessore culturale e spirituale di una comunità dalla quantità di ambulanti, è svilente. Una festa patronale non è una fiera di paese, né tantomeno un centro commerciale temporaneo. Chi professa di amare visceralmente questa città dovrebbe ricordare che l’amore si dimostra prima di tutto con il rispetto per il lavoro altrui e con la capacità di riconoscere il valore dove c’è sostanza, non dove ci sono solo lustrini e mercanzie. Sminuire l’impegno di chi si spende per la propria parrocchia e la propria città da dietro una tastiera, magari solo per ipotesi, colpire politicamente qualcuno, è un errore imperdonabile. Sarebbe bello se, per una volta, chi usa la propria voce pubblica la usasse per sostenere chi semina ogni giorno nel silenzio, anziché demotivare chi già si trova a remare faticosamente controcorrente. La nostra comunità di San Pietro non si misura con i metri di una bancarella o con i minuti di share televisivo, ma con la profondità e la costanza delle radici di chi la vive davvero, 365 giorni all’anno.
Prof. Salvatore Campanella



2 commenti su “L’amore per la terra non si misura in numeri: una risposta sul valore della festa di San Pietro a Modica. Pubblichiamo”
Pienamente d’accordo con il professore. Tranne il meno blasonata. Giustissimo di tendenza non meno blasonata basta girarsi indietro accendere la memoria e tutto è più chiaro. San Pietro è la festa più blasonata in città. Purtroppo prof. Se alcuni commercianti studi di liberi professionisti ecc. fanno lavorare i dipendenti fino alle 21.00 e non chiudono neanche il pomeriggio per rispettare il Santo Patrono. Una volta era festa nel senso di comunità e i negozi non essenziali facevano vacanza. Alla messa e seguente processione erano presenti Tutti i Parroci della città schierati su due ali e ognuno con chierichetti ragazzi di prima Comunio e e Cresimati religiosi e religiose di ogni Ordine ecc. ora solo alcuni questo quà è il primo difetto nella stessa Chiesa. L’ A.S.P. chiude il 23 Aprile solo essa ma San Giorgio non si festeggia il 23 da decenni e A.S.P. è aperta il 29 giugno. Strano chè anche a Ragusa sede dell’A.S.P. il 23 Aprile uffici ed ambulatori sono regolarmente aperti. Dice bene professore comunque non conta il numero conta l’impegno per una festa con eventi iniziati a metà giugno dei tanti che si sono adoperati per organizzarla. In modo elegante sereno culturale e che pian piano stà inserendo elenti della tradizione delle grandissime feste di San Pietro di qualche anno fa’. Conta la grande Fede di fedeli e devoti. Certamente non le grida non i ringraziamenti forse inchini ad alcune attività o gruppi sportivi non il prostrarsi sotto il co…Patrono di una bruttissima statua di una Santa che si inchina ad un altro Santo … vergogna. San Pietro portava a Modica Bassa migliaia e migliaia di persone credenti e non … migliaia … per un mese intero da ogni dove purtroppo la memoria di molti è troppo corta. E San Pietro ritornerà la terza festa in Sicilia tempo al tempo. E sè invece saremo poche centinaia nulla importa pochi ma buoni ma credenti devoti e con tanto amore per San Pietro. Un grazie a quanti hanno partecipato attivamente alla realizzazione della festa sempre serena elegante educata. E poi organizzare una festa o altro dove il populismo sfrenato le donazioni i contributi arrivano e come sè arrivano in tempi di populismo smodato è molto più semplice. Organizzare una festa ordinata dove il populismo è bandito estromesso e con minori risorse è certamente più complicato. Viva San Pietro
Bene Prof.Campanella quanto Lei scrive ! Gli attacchi trasversali sono miseria e di solito appartengono a chi non ha il coraggio di monstrarsi,a chi non ha capacità di apporto di idee nella società civile, a chi frustrato per invidia,cerca solo di strumentalizzare per denigrare ,senza conoscere rispetto.Sono atteggiamenti di persone fallite !