Certezza anagrafica del Cioccolato di Modica…di Grazia Dormiente

Gio. Francesco Buonamico (1639 - 1680) compilò un trattato sulla lavorazione del cioccolato e riportò un certo numero di ricette apprese durante i suoi viaggi in Europa.
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A Modica, per secoli possedimento spagnolo, cicolatieri almeno dal 1746 amalgamavano cacao amaro al servizio dei nobili Grimaldi. Alla filiazione spagnola si attribuiva la consuetudine cioccolatiera delle aristocrazie locali, blasonati interpreti della vocazione nobile del cioccolato e della sua amabile convivialità. Nella seconda metà del ‘700 l’élite locale consumava cioccolata calda preferibilmente in due momenti ben distinti: al risveglio e nelle riunioni salottiere, utilizzando apposite chicchere oltre a splendide cioccolatiere d’argento.
Così i nomi dei cioccolatieri Antonino Lo Castro e il figlio Angelo, Giuseppe Melita e Giacinto Scapellato sono emersi dal libro del tempo come autori della certezza anagrafica del cioccolato di Modica. Nei Libri di casa, nelle Note di spese e nei Carteggi epistolari del nobile casato dei Grimaldi s’innescava la quotidianità di un’élite che con il rito della cioccolata calda già nel Settecento trasmetteva l’immagine signorile della città.
I manoscritti, esposti con i relativi regesti nella sala Ranieri III di Monaco del citato Museo del Cioccolato di Modica, attestano la maestria della manualità, gli ingredienti quali cacaos, zuccaro, cannella, vanigli, ma anche ambra gricia e musco, i pesi, le dosature, gli utensili ed ancora il viaggio dei fidati bordonari che trasportavano il cacao da Palermo a Modica. Anche via mare, attraverso Siracusa e Malta, le fave di cacao giungevano a Pozzallo, antico caricatore della Contea di Modica. Per comprendere tali percorsi è necessario ricordare che i primi carichi di cacao provenienti da Veracruz furono sbarcati a Siviglia da mercanti spagnoli e portoghesi.
Successivamente una famiglia di abili commercianti portoghesi, Silva, di cui un membro era console spagnolo a Livorno, decretò quest’ultimo come il porto di smistamento del cacao… verso tutti i territori collegati alla monarchia spagnola (B. Campanile, 2016).
Validamente John Debono nel XVIII secolo asseriva che «Siciliani e Calabresi si provvedono da Malta di zucchero, caffè, cacao, cannella, aromi, […] Ed i Maltesi comprano in Sicilia la cenere di soda, il zolfo, l’allume, legumi, orzo, fromento, carrube per rivenderlo in Spagna, Italia o Marsiglia» (“Melita Historica”, Malta Historical Society 1988, vol. X, n. 1, p. 48.)
A restituire, tuttavia, dettagliate considerazioni sul ruolo commerciale della Contea di Modica e delle sue delizie permangono le osservazioni di Paolo Balsamo, che nel 1808 così asseriva:
“I principali articoli del commercio [della contea] sono i grani, gli orzi, i vini, la canapa, i bestiami, i caci, le carrube ecc., dei quali se ne manda buona quantità al di fuori dell’Isola, e principalmente in Malta, con la quale fanno tutte quelle popolazioni un ricchissimo traffico. È cosa degna di considerazione che i Maltesi e gl’Inglesi di rado comprano le derrate territoriali della Contea con moneta, e quasi sempre danno in cambio per esse dei generi coloniali, dei panni, e delle altre manifatture […] e da Malta […] vi si riceve quanto si richiede di zucchero, di caffè, […] e di tutte quelle merci oltremarine che necessitano al popolo e servono agli agi, ed al lusso dei benestanti”.
Per restare nel campionario delle dolcezze sembra opportuno riferire i commenti degli studiosi S. Mercieca e M. Mangion in La via del dolce fra Malta e Sicilia. Il ricettario di Michele Marceca 1748, pubblicato nel 2007: …durante l’era del Gran Maestro Perellos, nei Conti della Ricetta Magistrale dell’Ordine, dal mese di luglio 1698 al mese di ottobre 1702, le note indicano che il cioccolato usato dai Cavalieri era per la maggior parte proveniente da Livorno ed è descritto come cioccolato di Caracas, ovvero Cacao di Caracca. Ed ancora: Gio. Francesco Buonamico (1639 – 1680) compilò un trattato sulla lavorazione del cioccolato e riportò un certo numero di ricette apprese durante i suoi viaggi in Europa. Buonamico aveva visitato, tra il 1657 e il 1666, la Francia, la Germania, le Fiandre, la Lorena, la Svizzera, la penisola italiana, la Sicilia e alcune isole greche. Il trattato e il ricettario di Buonamico rimangono ancora inediti.
Il medico maltese Giuseppe Demarco (1718 – 1793) è autore del trattato più importante pubblicato in questo periodo. Tale saggio intitolato Dissertatio De Cocholata eiusque Usu et Abusu in Medicina, dimostra la sua partecipazione al dibattito continentale concernente l’uso e l’abuso della bevanda di cioccolato. Nella straordinaria bibliografia sul cioccolato, accolto inizialmente come farmaco, a predominare sono i trattati di medici e naturalisti Tra gli studi scientifici sugli usi medicinali e sul consumo come bevanda ricoprì un ruolo importante il trattato di Colmenero de Ledesma del 1631. L’autore, medico alla Corte di Madrid, fu il primo a occuparsi del cioccolato come medicina.

Grazia Dormiente

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14 commenti su “Certezza anagrafica del Cioccolato di Modica…di Grazia Dormiente”

  1. Lo sanno anche i muri di via Grimaldi che questa data è un falso storico, creata strumentalmente, come tutta la serie di narrazioni fantasiose successiva, da chi aveva ed ha interesse a portare avanti questa falsa data di nascita del cioccolato a Modica.
    Non è perchè un falso viene ripetuto all’infinito può diventare verità; serve soltanto a gettare ulteriore discredito sull’autore dell’articolo e sulla comunità modicana.

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  2. La Storia di Grazia Dormiente come sempre puntuale e precisa ad Artur pare che non piace. In effetti oltre quella della Prof.ssa Dormiente ne ho sentite tante altre di storie. Una in particolare quella che parte dai Maya fino agli Aztechi e dopo la scoperta dell’America tramite gli spagnoli la storia sul cioccolato finisce a Modica e in particolare in una bottega. Artur parla di falso storico strumentale ma non motiva la sua di narrazione iniziando dalle date documentate che magari tanti non sanno.
    Su una cosa ha ragione però: quando una cosa viene ripetuta diverse volte (che sia bugia o verità) poi diventa tutto cristallino.

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  3. Continua la “guerra di posizioni” sul cioccolato di Modica..
    Tutto ebbe inizio durante la conferenza stampa della manifestazione Eurochocolate 2006..
    Responsabile una foto, mal collocata su una brochure, ed il risentimento di “primedonne”..
    Correva la sindacatura Torchi, e la presidenza T.Spinello al CTCM..

    “Chista eni Muorica, paisa”….

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  4. Signor Spinello, o lei è in malafede oppure vive su un altro pianeta, poichè, aldilà delle magre figure a livello nazionale recenti su reti Rai che tutta la comunità modicana ha dovuto subire per l’incosistenzza del profilo storico e sostanziale del cioccolato IGP, che lei credo a questo punto non avrà visto, non legge e non si documenta abbastanza rispetto al suo mestiere di cioccolattaro. Non faccia finta di non sapere perchè, gli sarà stato spiegato in tutti i modi quale gioco delle tre carte fu realizzato dalla Dormiente e da altre persone per ottenere la “famosa” e falsa data del 1746, anche se lei si ostina a distrarre gli interessi di verità storica sulle origini del cioccolato, con sciocchezze sui sottoprodotti della produzione del cioccolato stesso. Si documenti pertanto, c’è tanto materiale su cui può studiare ed evitare di fare spocchiosi e inutili interventi.

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  5. Artur il mio mestiere è il pasticciere, molto più completo del “cioccolattaro ” o del dolciere ove fino a qualche anno fa qualcuno faceva intendere che la cosa fosse il contrario. Per quanto riguarda il programma Rai è come se la colpa sia mia se sono state dette delle cose inconsistenti o false e hanno turbato la sua sensibilità. Oltretutto non sono un amante di Tv specie della Rai.
    Capisco il nervo scoperto, però mi aspettavo che desse la sua spiegazione controbattendo la Dormiente con la sua storia o versione invece di adorarmi. Lei sa benissimo che ormai sono fuori dalla banda dei “ciucculattari” e non spetta a me divulgare storie e fatti. Sono uno spettatore che vi osserva da lontano e pure con distacco. Anche se produco cioccolato e non ferro vecchio.
    Nulla di personale Artur, la Storia del cioccolato di Modica appartiene alla città e non ad una singola bottega. Le botteghe sono nate dopo diversi anni (quando il cioccolato si faceva in casa) e gli va riconosciuta la propria storia aziendale. Questo si!

  6. @ARTUR quindi il cioccolato di Modica secondo le sue acide disquisizioni è quello della Sergenzia di Scicli o magari dei ragusini di Ragusa?
    Delle sue spiegazioni con tanto di tirata in ballo di reti Rai mi pare di avvertire una forma di invidia o di frustrazione per non riuscire ad emergere come storico.
    Se ne faccia una ragione se c’è qualcuno che studia e si documenta, le sue teorie complottistiche può raccontarle agli amici al bar bevendo un campari con gin.

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  7. Piccoli commentari provincialiotti scrivono in difesa della non originalità del cioccolato di Modica perché non riescono a superare la paranoia per qualcosa che non gli appartiene e che mai gli apparterrà.
    Statevene rinchiusi nelle vostre camerette ad intrattenere le bambole che vi guardano..

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  8. Razio, se ce qulacuno che si beve qualcosa ( e abbondantemente, anche se non è alcool) quello sarà proprio lei, che non sa nenache di cosa si parla e si fa scendere per storico quello che di storico, forse tolta la parte generale, è una narrazione falsa e artificiosa ad uso e consumo di beoti autocelebrantisi. Continui ad inebriarsi delle malem…. dei suoi cantastorie preferiti.

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  9. Caro Spinello il fatto che lei affermi: ” Le botteghe sono nate dopo diversi anni (quando il cioccolato si faceva in casa) e gli va riconosciuta la propria storia aziendale.” che la sua conoscenza storica delle origini e della tradizione storica del cioccolato a Modica è pari a zero e mi conferma che la Dormiente le potrà fare credere pacificamente che gli asini volano, anche se lei ormai fa il pasticciere. Mi permetto di insistere e di suggerirle di leggere, anche solo letteralmente, “le prove” tanto sbandierate sulla falsa data del 1746, che può trovare presso l’Archivio Storico di Ragusa Sezione di Modica, nel Fondo Grimaldi (le coordinate d’archivio se le faccia indicare dalla Dormiente, se non riesce a trovarle o leggerle nei suoi scritti), e mi creda, anche un pasticciere non più cioccolataro, come lei afferma d’essere, si renderà conto della falsità della narrazione sulla data proposta, e non solo, anche su buona parte dell’aulica narrazione della tradizione sui consumi e produzione di cioccolato/a a Modica.

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  10. @Artur bevi una camomilla o un calmante o tutt’al più un antireflusso gastrico. Se però proprio vuoi rovesciare la storia e raccontarla a beneficio della tua presunzione o per gli interessi di qualcuno che non gli “cala” la notorietà del cioccolato di Modica allora faresti bene ad indire una conferenza stampa com qualche testata giornalistica e continuare la frustrazione che attanaglia i provincialotti degli iblei e i mastri cioccolatieri di concorrenza sparsi sul territorio nazionale. O magari chiama Ranucci e ti fai creare un servizio ad hoc su Report. Dai, vincila questa battaglia!

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  11. Attonna c’attruzzi co pupu!
    Il cioccolattaro è lei, non io, io sono sempre stato un pasticciere e non “un ex ” ciucculattaru o viscuttaru come vorrebbe fare credere.
    Poi sulla storia deve smentire Grazia Dormiente non me. Non ho scritto io l’articolo. Faccia lei il suo articolo con la sua storia e magari dopo lo confrontiamo e lo discutiamo traendo le dovute conclusioni senza bisogno di vomitare bile.
    Se ora lei mi parla della falsità sulla data del 1746 poteva dare la sua versione invece di parlare di cioccolattari in modo dispregiativo. Le pare?
    Questo per quanto riguarda la storia, invece sulla lavorazione del cioccolato (e non solo quello di Modica) con presunzione posso darle tutto il supporto che desidera. Storia a parte!

  12. Bene!!
    Lo scontro, tra l’ex Presidente CTCM ed Artur ( Bonajuto ) fa emergere palesemente che la “guerra di posizione” È tuttora attiva…
    Le “primedonne”, pur di dire l’ultima sono capaci, di far ricorso a giochi subdoli ed illegali..
    E tutto finirà solo con una “commissione d’inchiesta” terza e sopra le parti…
    Un super testimone potrebbe ora tirare fuori le carte in mano e porre fine alla diatriba( dal 2006 ) che danneggia Modica ed il cioccolato…

  13. Artur, lei rosica astiosamente.!!!! Forse sarebbe stato meglio esternare che attaccare.! Il disprezzo con cui lei tenta di travolgere, storia e persone, gli dà il rischio di un travaso di bile e allora faccia attenzione.Quando si vuole controbattere e smentire,la sola cosa da fare è avere e dimostrare con prove infallibili quanto si sostiene.Lei è solo animato da rancori e ci prova a demolire il lavoro degli altri, studio e ricerca storica. Il cioccolato di Modica dà prestigio e lavoro alla Città ,anche un “ciucculattaru ” è nobile artigiano .Il suo disprezzo è solo per lei stesso che lo esprime !comunque vale il riconoscimento di tutti che sono riusciti in questa Impresa.Se ne faccia ragione, sennò si disinteressi e si occupi di altro .

  14. Rosalba se c’è qualcuno che rosica. perchè qualcuno ha messo a nudo il re, ossia tutto il mondo che ancora crede alle false origini della produzione della cioccolata/o al 1746, e sono state dimostrate e si dimostrano tali ogni giorno che passa, consolidando il fatto che il mito del cioccolato a Modica è un bluff (vedasi l’ultima trasmisisone di Rai Tre, che ha reso ridicola la città di Modica e tutto l’indotto del ciccoolato modicano, perchè è stato dimostrato e ammmesso dallo stesso direttore del Consorzio di Modica che del territorio modicano non c’è nulla nel ciccolato IGP), sarà lei e tutti coloro che parlano di cioccolato di Modica senza nenche conoscerne la tradizione e la storia vera. Se ha tanto a cuore la rispettabilità del buon nome del cioccolato di Modica, insieme a qualche altro della claque dei “cioccolatari”, che fino a qualche anno fa magari facevano solo “viscotta ri saimi” e oggi si sono riconvertiti a “cioccolattari” di rango, andate a studiarvi presso l’Archivio di Stato di Modica le medesime carte indicate dall’autrice del falso “storico” delle origini della cioccolata/o di Modica e vi renderete conto di come siete stati presi per i fondelli. Se non credete neanche all’evidenza delle carte d’archivio, che smontano tutto, allora siete semplicemnte complici di questa falsa narrazione e la storia ve ne chiederà conto. Pertanto, sia lei che Razio e compagnia cantando, lacui ignoranza in materia è solamente colossale, fatevene una ragione, prendetevi una buona dose di Gaviscon e incominciate a studiare prima di aprire inutilmente bocca e dare fiato alle trombe.

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