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L’OSSERVAZIONE DAL BASSO…di Domenico Pisana

Il discorso di Papa Leone XIV al Concistoro straordinario del 7 gennaio
Tempo di lettura: 2 minuti

Il discorso di Leone XIV al Concistoro straordinario del 7 gennaio ha posto le basi per tracciare le coordinate di orientamento nella direzione della missione evangelizzatrice della Chiesa. Il messaggio centrale del Papa esorta  un ritorno della Chiesa all’essenziale teologico per superare le polarizzazioni ideologiche e può sintetizzarsi in 3 punti.

Cristocentrismo: La Chiesa come riflesso.
La Chiesa, secondo Leone XIV, non possiede una luce propria, ma brilla solo se riflette quella di Cristo. Questo serve a combattere sia l’autoreferenzialità di chi vuole inventare una Chiesa nuova, sia la nostalgia di chi vuole difendere un’identità chiusa.

Continuità e unità
Il discorso di Papa Leone propone una sintesi dei pontificati recenti (da Paolo VI a Francesco), non vedendoli come opposti ma come parti di un’unica traiettoria. L’idea di “attrazione” di Benedetto XVI e Francesco viene ricondotta alla grazia (charis), non al marketing.

Primato della carità rispetto alla strategia
L’amore di Cristo non è un sentimento consolatorio, ma una forza “quasi fisica” che crea unità. La credibilità della Chiesa non deriva dai programmi pastorali, ma dalla capacità di lasciar passare questo amore: conta nella Chiesa più il modo di stare insieme (l’ascolto, la comunione reale) che la produzione di nuovi documenti o riforme strutturali; in tal senso il discorso del Pontefice “ha messo a disagio” sia quanti riducono la Chiesa a sociologia, sia quanti si chiudono in uno sterile clericalismo, riaffermando che il Concilio Vaticano II va letto dentro la Tradizione vivente.
Insomma, un forte appello a riordinare le priorità: prima la sorgente, Cristo; poi il riflesso, la Chiesa come comunità in stato di evangelizzazione; prima la sostanza, la carità, poi la forma, le strutture.
Il messaggio di Papa Leone XIV , in estrema sintesi, si racchiude nell’espressione paolina “Caritas Christi urget nos” (L’amore di Cristo ci spinge/ci stringe), citata nel discorso come rappresentazione del cuore pulsante di una tensione di rinnovamento della Chiesa.
L’amore di Cristo non è per il Pontefice un vago sentimento o una “buona intenzione” morale, ma viene descritto come una forza oggettiva e quasi fisica. Il verbo urget suggerisce una pressione interiore che non lascia scampo. Come una calamita, questo amore “stringe” i dispersi e li unisce. L’unità della Chiesa, dunque, non è un accordo umano tra parti contrapposte, ma l’effetto diretto di essere “posseduti” dallo stesso amore. E questo passaggio del Santo Padre ribalta la logica del “fare” tipica del mondo contemporaneo.
La Chiesa non deve sforzarsi di essere attraente tramite il marketing o la comunicazione. Se è unita e credibile, è perché si lascia attraversare da una forza che la precede. La missione non nasce da una decisione umana, ma dalla charis (la Grazia). È Cristo che agisce; la Chiesa è lo strumento che “si lascia usare”.
Il Papa citando implicitamente Von Balthasar, sottolinea che “solo l’amore è degno di fede“, per sottolineare che la Chiesa non convince perché ha ragione negli argomenti, ma perché testimonia una carità che “coinvolge fino in fondo”. E questa carità è l’unico antidoto alla “confusione” moderna: rimette Cristo al centro (la Fonte) e la Chiesa al suo posto (il riflesso).
Per Papa Leone XIV “Caritas Christi urget nos” è dunque il motore di ogni dialogo autentico: le comunità ecclesiali esistono non per convincere, ma perché spinti da un amore che cerca di farsi strada tra le parole, cercando l’unità , la misericordia e la carità oltre il tempo.

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