
VITTORIA, 18 Dicembre 2025 – Un incubo durato ventiquattro ore, fatto di catene, spranghe di ferro e grida di dolore rimbombanti tra le mura di un’abitazione rurale isolata. È lo scenario agghiacciante ricostruito dalla Squadra Mobile di Ragusa, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, che ha portato all’arresto di quattro cittadini bangladesi (uno dei quali attualmente irreperibile) con le gravissime accuse di sequestro di persona a scopo di estorsione e tortura aggravata.
Le vittime sono due giovani migranti del Bangladesh, giunti regolarmente in Italia tramite il decreto flussi. La loro colpa è stata quella di fidarsi di alcuni connazionali, regolari sul territorio, che avevano promesso loro un lavoro dignitoso e un contratto regolare. Invece di essere condotti in azienda, i due sono stati attirati in una trappola: una casa nelle campagne di Vittoria trasformata in una vera e propria prigione.
Una volta all’interno, i giovani sono stati privati dei cellulari, legati mani e piedi con le catene e separati in stanze diverse. Per un’intera giornata sono stati sottoposti a feroci percosse con tubi e spranghe di metallo, subendo persino tentativi di strangolamento.
La crudeltà degli aguzzini è emersa in ogni dettaglio: le vittime erano posizionate in modo da sentire le urla l’uno dell’altro, senza potersi vedere; i sequestratori chiamavano i parenti in Bangladesh per far udire in diretta le grida di dolore dei loro cari, esigendo un riscatto immediato. Per paralizzare ogni resistenza, gli indagati vantavano l’appartenenza a gruppi di criminalità organizzata.
Il sequestro si è concluso solo quando le famiglie, terrorizzate, hanno versato la somma richiesta: circa 20.000 euro. Solo allora i due giovani sono stati liberati, non prima di essere minacciati di morte qualora avessero parlato con le forze dell’ordine. Nonostante il terrore, le indagini tecniche e tradizionali della Sezione Criminalità Straniera hanno permesso di squarciare il velo di omertà e ricostruire l’accaduto.
Secondo gli inquirenti, il metodo utilizzato è identico a quello dei trafficanti di esseri umani in Libia. La differenza, inquietante, è che questa volta la “connection house” è stata allestita nel cuore della provincia iblea. Gli indagati, H.N. (24 anni), A.O. (33 anni), A.R. (42 anni) e B.S. (32 anni).
Su delega della Procura della Repubblica di Catania Direzione Distrettuale Antimafia, personale della Squadra Mobile della Questura di Ragusa ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere nel confronti dei quattro cittadini bangladesi, ritenuti allo stato gravemente indiziati dei delitti di sequestro di persona aggravato a fini di estorsione e tortura aggravato, delitti commessi in danno di migranti connazionali appena giunti sul territorio Italiano.
Secondo l’impostazione accusatoria, accolta dal GIP, ferma restando la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva di condanna, l’ attività di indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dalla Sezione Criminalità Straniera della Squadra Mobile di Ragusa, avrebbe permesso di ricostruire un episodio di inaudita violenza accaduto nel decorso mese di settembre in territorio di Vittoria e che avrebbe visto come vittime due migranti del Bangladesh e come autori alcuni loro connazionali, regolari sul territorio.
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