Il prezzo della dipendenza: cosa il Vietnam insegna all’Europa…di Orazio Ruscica

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08 Dicembre 2025 – La storia del Vietnam del Sud offre una lezione ancora attuale. Nel pieno della Guerra Fredda, quel Paese divenne il principale fronte della strategia americana di contenimento del comunismo. Gli Accordi di Parigi del 1973 garantirono agli Stati Uniti l’uscita dal conflitto, ma non offrirono reali tutele a Saigon. Due anni dopo, con la caduta della città, il Vietnam del Sud cessò di esistere.

Quel precedente ricorda una verità scomoda: nessuna nazione può fondare la propria sicurezza esclusivamente su un alleato esterno. Le priorità cambiano, la volontà politica può affievolirsi, gli impegni possono essere ridimensionati. È in questo contesto che torna alla mente la frase attribuita a Kissinger — «può essere pericoloso essere nemici dell’America, ma essere suoi amici è fatale» — non come giudizio definitivo, ma come avvertimento sulla fragilità delle alleanze quando la volontà politica vacilla.

Per l’Europa, oggi, la lezione è chiara. Di fronte alla guerra in Ucraina e alla crescente instabilità globale, l’Unione Europea deve costruire una capacità di difesa credibile e autonoma. Significa investire in deterrenza, protezione delle infrastrutture, produzione militare e cooperazione tra Stati membri.
Ma questo non implica abbandonare gli obiettivi di pace né accettare passivamente una nuova corsa agli armamenti. Al contrario, una difesa solida è spesso il prerequisito per una pace duratura.

La sicurezza è una responsabilità. E quella responsabilità comprende anche il dovere di evitare conflitti, ridurre le tensioni e impedire l’escalation globale. Per questo l’Europa deve perseguire due strade parallele:

• rafforzare la propria capacità di protezione, per non essere ricattabile o vulnerabile;
• promuovere attivamente la diplomazia, il controllo degli armamenti e il dialogo internazionale, perché nessuna stabilità può basarsi soltanto sulla forza.

Una difesa europea più solida non è un ostacolo alla pace, ma uno strumento per negoziarla da una posizione di autonomia e credibilità.
La vera alternativa alla corsa agli armamenti non è la debolezza, ma la capacità di decidere da soli e di guidare processi diplomatici efficaci.

Se l’Europa vuole evitare gli errori del passato, deve dunque imparare a garantire la propria sicurezza con le proprie forze — proprio per poter essere, nel mondo, un attore che costruisce pace anziché subirne l’assenza.

Orazio Ruscica

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