Federico Rampini a pordenonelegge: “Pane e cannoni”, il mondo dopo la globalizzazione

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foto di Gianino Ruzza

 

 

Dalla crisi di Suez alla guerra in Iraq, da Trump all’intelligenza artificiale: al PalaFumetto il giornalista e scrittore ha attraversato settant’anni di storia per raccontare il nuovo disordine mondiale. Nel suo intervento al PalaFumetto, in occasione di pordenonelegge, Federico Rampini ha presentato il suo ultimo libro, Pane e cannoni. Un mondo in guerra e le sue nuove regole, accompagnando il pubblico in un viaggio nella storia per cercare di comprendere il presente e i nuovi rapporti di forza che stanno ridisegnando gli equilibri mondiali.  Il senso del libro è già nel titolo: oggi pane e cannoni non sono più due alternative. Economia e sicurezza nazionale, commercio e potenza militare, tecnologia e geopolitica sono sempre più intrecciati. Dazi, sanzioni, energia, materie prime, semiconduttori e intelligenza artificiale diventano strumenti di pressione al pari delle armi tradizionali.

Rampini ha attraversato il Novecento toccando anche la crisi di Suez del 1956, quando Gamal Abdel Nasser nazionalizzò la Compagnia del Canale provocando l’intervento di Israele, Francia e Gran Bretagna. Furono gli Stati Uniti di Dwight Eisenhower a esercitare fortissime pressioni sugli alleati perché si fermassero e si ritirassero: un esempio di quanto il peso americano abbia condizionato per decenni gli equilibri occidentali. Durissimo il passaggio sulla guerra in Iraq del 2003 e sull’amministrazione di George W. Bush. Rampini ha ricordato le motivazioni utilizzate per giustificare l’invasione, a cominciare dalle armi di distruzione di massa attribuite a Saddam Hussein e mai trovate nei termini prospettati. «Balle colossali», le ha definite senza mezzi termini.

Il suo racconto dell’America, però, non segue appartenenze di partito. Parlando di Donald Trump, ha ricordato di avere sempre votato contro di lui, anche – ha detto con una battuta – “turandosi il naso” di fronte alla debolezza dell’alternativa democratica. Cittadino americano dal 2014 durante la presidenza Obama, ha rivolto critiche anche ai democratici, mettendo in discussione l’idea che le loro amministrazioni siano necessariamente più pacifiche. La politica estera degli Stati Uniti, ha osservato, non può essere letta soltanto attraverso la contrapposizione fra presidenti “buoni” e “cattivi”.

E poi Trump, evocato con una definizione volutamente provocatoria: quel “pazzo” capace di sconvolgere regole, alleanze e consuetudini sulle quali si era retto per decenni l’ordine mondiale. Più che un’apologia, quella di Rampini è stata un’analisi di come Trump abbia interpretato e accelerato una trasformazione già in corso. È qui che Pane e cannoni allarga lo sguardo. Per trent’anni l’Occidente ha pensato che la globalizzazione e gli interessi economici comuni avrebbero reso le guerre sempre meno probabili. Quel modello, secondo Rampini, è entrato in crisi. Energia, catene produttive, tecnologie e materie prime sono tornate a essere strumenti di potere geopolitico. Una parte dell’incontro è stata dedicata anche alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, alla Silicon Valley, OpenAI e Anthropic, due dei principali protagonisti della corsa all’intelligenza artificiale nella Silicon Valley”. “L’intelligenza artificiale -ha detto Rampini- non è più soltanto innovazione tecnologica: è ormai uno dei terreni della competizione strategica fra Stati Uniti e Cina, mentre cresce il rapporto fra grandi aziende tecnologiche, governi e apparati della difesa”. Non sono mancati i riferimenti autobiografici. Rampini ha ricordato di essere nato in Italia e di essersi trasferito da giovane con la famiglia a Bruxelles, dove ha compiuto parte dei suoi studi e dove vive ancora la madre, oggi novantaduenne. Italiano di nascita, europeo per formazione e americano per cittadinanza, osserva il mondo da una prospettiva inevitabilmente multipla. Dalla crisi di Suez alle guerre americane, da Trump alla Cina, fino all’intelligenza artificiale, il filo conduttore resta lo stesso: la storia non ha mai smesso di essere governata anche dai rapporti di forza. “Combattevamo con le pietre quando eravamo trogloditi nelle caverne”, ha ricordato Rampini.

Ed è questa, in fondo, la provocazione di Pane e cannoni: prosperità e sicurezza non possono più essere considerate due mondi separati. Non è soltanto il ritorno dei cannoni. È il ritorno della geopolitica dentro l’economia, nelle fabbriche, nell’energia, nei computer e persino negli algoritmi che utilizziamo ogni giorno.

 

 

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