
L’Intelligenza Artificiale è il più grande pericolo del nostro tempo, è il segnale del catastrofismo o è una grande opportunità che influirà positivamente sulla storia dell’uomo?
Ricordiamo subito che l’IA comprende l’uso del cellulare che è diventato un altro organo dopo il cervello, il cuore, i polmoni, il fegato, i reni, lo stomaco, definito “estensione biologica.
Dal punto di vista biologico senza quei sei sensi si muore. Senza il cellulare o estensore biologico non si muore o almeno non si dovrebbe morire. Farne a meno comunque è impensabile. E’ diventato un compagno inseparabile , fedele più di un amico, di un familiare, di un animale domestico. Sta sempre attaccato ovunque si vada, è in servizio h24.
Si pensi per un momento a un suo smarrimento o a un guasto che lo rende inservibile. Si viene assaliti dall’ansia, si perde il controllo, si va in confusione, si ha la sensazione di un totale isolamento, si piomba nel buio o nel deserto. Si è preda di uno stato d’animo che si chiama omofobia che certamente influisce e intacca il benessere della persona . Nel cellulare vi sono i numeri dei familiari, degli amici, del medico curante, dell’Ospedale, dei Vigili del fuoco, dalla Polizia di Stato etc… i vari riferimenti anche di carattere personale etc.. E’ la perdita di un organo che per fortuna non è mortale ma che indubbiamente mette in agitazione gli organi vitali coi quali bisogna fare i conti.
Questo è il segnale inequivocabile che il cellulare indirizza la nostra vita quotidiana, ha il dominio su di noi realizzando le finalità dei proprietari orientati all’arricchimento e all’assoggettamento delle coscienze. Ed essendo ormai accertato che non se ne possa fare a meno, è necessario che il controllo su di esso rimanga predominante.
E’ fondamentale non affidare totalmente la nostra vita a uno strumento tecnologico, ma usarlo per migliorarla. Una volta ci spostavamo col carretto trainato dai muli, dagli asini, dai cavalli, adesso ci spostiamo con macchine efficienti e sofisticate che hanno profondamente cambiato la nostra vita.
Ma anche in questo caso bisogna applicare il principio che deve essere l’uomo a dominare la macchina e non viceversa per evitare le centinaia di decessi che si registrano quotidianamente per via dei numerosi incidenti, molti dei quali, guarda caso, all’uso improprio dei telefonini.
Oggi, a proposito di macchine, se ne vedono troppe guidate da una sola persona, mentre in passato per andare al lavoro o al mare, la macchina ospitava un gruppo di amici o un’intera famiglia. Oggi ognuno per conto suo. Che tristezza! Il progresso tecnologico ci ha fornito degli strumenti per intensificare la socializzazione e non per incrementare la solitudine.
A Modica come anche nelle altre città quando si viveva nei quartieri la socializzazione era garantita. Anche se la convivenza poteva fare nascere qualche incomprensione, a prevalere era il senso di comunità e l’aiuto reciproco. Si condividevano gioie e dolori, nascite e decessi; ogni occasione era buona per stare insieme, grandi e piccoli.
Poi venne il telefono che gradualmente venne introdotto casa per casa: strumento utilissimo, ma presto lo si usò in cambio delle “visite in casa” e venne quindi meno l’incontro a tu per tu.. Da casa partiva o arrivava lo squillo, la voce, ma non la persona.
Col telefonino il fenomeno della solitudine s’è aggravato dando spazio al “virtuale”, cioè a un mondo di finzione, di mistificazione, di annullamento della realtà e di una pericolosa piattaforma d’inganni. Il contatto fittizio allontana dalla realtà, accentua la solitudine e ci disaffeziona all’incontro col prossimo col quale poi si prova anche difficoltà ad intrecciare un dialogo, un confronto dato che il prodotto tecnologico ha già desertificato l’animo umano.
È importante che si sappia che l’IA ha dei padroni che sono diventati i veri tiranni del genere umano ridotto ad eseguire i loro ordini. L’obiettivo di questi signori è quello di dominare le coscienze, farle assopire e indurle a una totale obbedienza. E siccome le leve tecnologiche in loro possesso sono raffinatissime, riescono a mutare il vero col falso e viceversa, a penetrare nella vita privata fino a distruggerla, a far credere che il brutto è bello e viceversa e arrivano ad ingannare l’umanità intera facendo credere che si è a un passo dall’immortalità.
Loro sanno che lo smartphon è terreno favorevole ai Narcisi e agli Esibizionisti e moltissimi vi cascono senza sapere che i Narcisi sono quelli che finiranno per annegare dentro lo specchio virtuale e che gli Esibizionisti sono i vanitosi che cercano gli applausi, che fanno di tutto per farsi notare, ma che infine sono tanto appariscenti quanto vuoti.
Il mito di Narciso che troviamo nelle Metamorfosi di Ovidio (43 a.C./18d.C.) è, a distanza di oltre duemila secoli, illuminante. Ma Narciso in realtà non è morto, anzi è vivo e in gran voga in questa società replicandosi in tanti esseri umani che praticano l’egotismo e l’autoreferenzialità. Quanti di noi non sono caduti nel divismo di un Narciso? Quanti non hanno resistito a vedere la propria immagine riflessa dal monitor di un tablet o dallo schermo di un proprio cellulare consegnandosi alla soddisfazione di poterne registrare il gradimento, provando gioia in risposta di tanti like?
Però poi restiamo soli come quel Narciso condannato a seguire la propria immagine sulla superficie dell’acqua fino a scoprire quanto sia evanescente, c’è il virtuale e non il reale, c’è l’artificiale che provoca l’incapacità di amare, annullando l’approccio diretto con l’altro.
Il termine artificiale diventa pericoloso se è destinato ad annullare il “naturale”, lo spontaneo , rivelandosi un trucco, un falso, una contraffazione. La voce di un robot non è naturale, una rosa, un fiore, una pianta realizzati con materiale cartaceo, con seta o con altro materiale, sono da definire finti, innaturali. Il rischio che stiamo correndo è che l’intelligenza umana si sta appiattendo su quella artificiale venendone travolta. Stiamo mettendo da parte l’esercizio del nostro pensiero, dei nostri sentimenti, dei nostri valori, e le scelte importanti, anche quelle della quotidianità passano dall’indispensabile suggerimento del cellulare.
Senza quasi rendercene conto questo strumento favorisce la nostra inerzia dandoci la sensazione di essere guidati da un amico talmente fedele da avergli affidato tutte le deleghe.
Noi, esseri umani, non possiamo rimanere indifferenti di fronte al fatto che l’IA viene usata sui campi di battaglia, nelle competizioni elettorali, nel settore economico e della finanza contribuendo a determinare l’esito delle guerre, delle elezioni e le speculazioni economiche col risultato di accentrare ricchezze in pochissimi e povertà in moltissimi..
Dobbiamo avere l’attenzione vigile per renderci conto che non siamo sull’orlo di un precipizio, ma che stiamo precipitando. Per rimanere umani dobbiamo prenderci cura della nostra anima, del nostro pensiero, della nostra intelligenza, della nostra libertà.
La I dell’IA sta per intelligenza e la A per artificiale. Ma non siamo davanti a un vero paradosso, ad un classico ossimoro? Da una parte l’intelligenza che è pensiero, sviluppo della conoscenza, dall’altra l’ artificiale che è un surrogato privo di autenticità e di valore.
L’IA calcola, ma non pensa, anzi distrugge il pensiero. L’IA è un veleno per l’intelligenza umana, non è un IO, non ha una sua psiche ed è incapace di sviluppare un’etica ispirata alla conoscenza del bene. In medicina l’IA sta offrendo un prezioso supporto al medico sul piano operativo con risultati eccellenti, ma bisogna anche constatare che ha anche la sua responsabilità sulla scomparsa del medico di base che era oltre che medico, persona di fiducia, fonte di rassicurazioni, di consigli, di aiuti, un medico di famiglia.
Adesso s’è fatta strada la considerazione che il paziente è un numero, una cartella clinica, un caso da risolvere o da archiviare e non una persona con una sua storia, un suo vissuto, una sua sensibilità, una sua humanitas. E’ finito il tempo in cui il paziente veniva considerato nella sua integralità: cura del corpo e cura dell’anima.
Stupisce anche la pretesa miracolistica di arrivare in poco tempo a prolungare la vita fino ai 150 anni, mentre non è capace di interrompere il lavoro delle Parche che continuano a tagliare il filo dell’essere umano senza alcuna interruzione.
E si parla di un “uomo potenziato”, di un uomo “ibridato”, un uomo mezzo uomo e mezzo macchina, insomma un uomo satiro con corpo da uomo e coda e zoccoli di capro, un semicapro.
L’IA ci farà tornare indietro nei secoli, nel mondo mitico, da cui bisognerà ripartire per riconquistare la dignità dell’essere umano.
Anche sul piano sentimentale l’I.A è un maledetto imbroglio. Si possono mettere sulla piazza virtuale i desideri, i sentimenti alla mercè di uno scambio pericoloso col rischio d’imbrattarli perdendo per sempre lo svelamento graduale di un innamoramento destinato a durare per tutta la vita?
L’incontro tra due esseri sui quali è scoccata la scintilla di simpatia che introduce la stagione dell’innamoramento è qualcosa di intimo, prevede incontri, scontri, tutto un processo delicato di reciproca conoscenza e di attenta verifica. I due stanno individuando la strada che percorreranno insieme, uniti, l’uno consapevole di aiutare , custodire, proteggere l’altro fino alla conclusione della loro esperienza terrena.
Questo incontro tra due anime così delicato, così intimo, così soggettivo può essere affidato a una piattaforma pubblica, esposto all’ingerenza di giudizi e di interventi da parte di persone estranee pronte a banalizzare e a offuscare il sogno di due persone?
Il virtuale, l’artificiale non ha anima, non ha cuore, non ha sentimenti, è freddo, impassibile, metallico.
Non c’è ormai alcun dubbio che l ‘IA ha determinato delle ricadute antropologiche, educative, sociali,, politiche, climatiche, etiche e religiose. C’è in gioco la sopravvivenza della nostra specie insidiata dal “transumanesimo che darà luogo ad un essere ibrido con caratteristiche sia umane che non umane. Questo è l’obiettivo finale dal punto di vista antropologico.
Sul piano educativo e sociale siamo di fronte a uno sconvolgimento che è sotto gli occhi di tutti. Si parla di una società liquida, sbandata, disorientata avviata verso una penosa disgregazione.
Sul piano politico siamo alla presenza di un numero impressionante di guerre sparse in quasi tutti i continenti e con dotte con armi potentissime indirizzati verso obiettivi indicati dall’IA che appaiono come preludio all’annientamento e alla scomparsa del genere umano.
Sul piano climatico alla guerre che devastano la terra si aggiunge il cambiamento climatico che si presenta con alluvioni, inondazioni, trombe d’aria, terremoti, incendi , periodi di siccità e il progressivo inquinamento dell’aria, della terra e del mare..
Sul genere umano, su ciascuno di noi l’IA sta generando delle dipendenze apportatrici di esiti veramente drammatici. Ne elenchiamo solo alcune tra le più diffuse:
1) la sindrome dell’apparire sfidando addirittura la morte per soffocamento ; 2) il comportamento aggressivo per danneggiare la vittima ( cyberbullismo); 3)la diffamazione per danneggiare la reputazione di una persona ( denigration ); 4) l’adescamento da parte di adulti per manipolare gli adolescenti ( grooming ); 5) l’aggressione online utilizzando linguaggio volgare e pieno di odio ( hate speech ); 6) una sindrome diffusa tra gli adolescenti che si isolano dalla vita reale rifugiandosi nel telefonino ( Hikikomori ), 7) nomofobia, paura di rimanere senza smartphone e quindi isolati; 8) ignorare le persone intorno per controllare continuamente lo smartphone (Phubbing); 9) restare connessi sui social durante la notte causando disturbi e compromettendo l’attività lavorativa del giorno seguente ( Vamping ).
Come si vede la mutazione è in atto e la via di un supino assoggettamento dell’uomo alla macchina è in corso e i danni sono in crescita.
L’allarme è stato raccolto da diversi capi di Stato che nel novembre del 2023 si sono riuniti in Inghilterra alla presenza dei detentori della tecnologia per esaminare i risvolti di questo epocale cambiamento. E’ emersa la necessità di agire in direzione di una regolamentazione per non lasciare che la materia venga gestita dalle imprese private proprietarie delle strutture tecnologiche consapevoli di tutelare i cittadini del mondo intero.
Ma è La Chiesa cattolica che ha assunto l’impegno di affrontare la rivoluzione digitale in corso per custodire il primato della persona affinché sia sempre l’intelligenza umana con la sua coscienza e la sua libertà a guidare le innovazioni tecniche e a stabilirne con responsabilità l’uso e i limiti.
Il controllo dell’uso dell’IA s’impone, poiché sono piccoli gruppi privati che dispongono di imponenti risorse economiche, di apparecchiature costosissime e di competenze e accesso ai dati.
E un potere enorme nelle mani di pochi in grado di determinare il destino dell’umanità.
L’impegno non è quello di frenare o demonizzare il progresso, ma di sapere se questo serve la persona e i popoli, o se è piegato a logiche di potere.
Papa Francesco ha affrontato l’argomento con incisività: ha avuto come consigliere il francescano Paolo Benanti che è stato nominato Presidente della commissione algoritmi a Palazzo Chigi ed è uno dei 39 membri della New Artificial Intelligence Advisory Board istituita dall’ONU. Partecipando al G7 tenutosi in Puglia nel 2024, intervenendo ammonì dicendo che un essere umano che pretende di sostituirsi a Dio diventa il peggiore pericolo per se stesso. Urge pertanto dare vita a una governance globale o sarà il collasso sociale.
Papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima Enciclica “Magnifica Humanitas” nella quale esorta a difendere la centralità della persona umana e ad evitare le nuove schiavitù che possono scaturire dall’uso improprio dell’IA. Non si tratta di rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano.
Di recente il giornalista e scrittore Aldo Cazzullo intervistato dal mensile della Polizia di Stato ha esplicitamente elencato i rischi dicendo che l’IA non si limiterà a sostituire l’uomo, ma a cancellarlo. Dice pure che Papa Prevost, sulla scia dei suoi predecessori, saprà indicarci la direzione giusta ricordando che Papa Leone I fermò Attila, Papa Leone XIII tracciò la dottrina sociale della chiesa con la “Rerum novarum” e adesso Lui con la “Magnifica humanitas” ci mette in guardia dicendoci di non farci sopraffare da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario.
E’ urgente dare vita alla civiltà dell’amore e, come credenti, contemplare nel volto di Cristo Redentore una “magnifica umanità” che illumina anche il tempo dell’IA.
Franco Pitino


