
MODICA, 25 Agosto 2026 – Il turismo culturale in Sicilia si muove spesso su un crinale scivoloso, sospeso tra la fascinazione per la grande bellezza e la sciatteria di una narrazione superficiale. A lanciare l’allarme è lo storico modicano Giuseppe Barone, che punta il dito contro un cortocircuito gravissimo: il capolavoro del Tardo Barocco siciliano, il Duomo di San Giorgio a Modica, continua a essere attribuito erroneamente a Rosario Gagliardi. “Un falso storico colossale – lamenta Barone – ampiamente dimostrato dagli studi della scuola del professor Paolo Nifosì già da decenni, ma duro a morire. La paternità architettonica di buona parte dell’opera spetta, infatti, all’architetto netino Paolo Labisi”. Eppure, la macchina dell’informazione turistica ufficiale sembra essersi inceppata in un loop di pigrizia digitale.
Il problema non risiede soltanto nei vicoli ciechi del web, ma nei presidi istituzionali dell’informazione. “La piattaforma Wikipedia continua imperterrita a perpetuare l’errata attribuzione principale, alimentando il circolo vizioso delle notizie non verificate. Ancora più grave è la scivolata istituzionale del sito ufficiale Unesco del Sud Est, che accredita versioni ampiamente superate dalla ricerca accademica”. Puntualmente, kermesse, post promozionali, social media e articoli di giornale rilanciano gli stessi svarioni balordi, svuotando il racconto turistico della sua verità scientifica.
“Ciò che indigna maggiormente gli intellettuali locali – prosegue l’ex docente universitario modicano – non è tanto la presenza di inesattezze online, quanto la totale latitanza delle istituzioni. Comune, Provincia e Regione restano immobili, spettatrici silenziose di una promozione turistica basata su slogan preconfezionati e narrazioni farlocche. Nessuno avverte l’esigenza di intervenire per correggere gli errori, bonificare i portali istituzionali o pretendere rigore culturale”. Come evidenziato da Barone, a fronte di una ricerca d’archivio rigorosa condotta da studiosi spesso costretti a operare nell’ombra, la politica oppone la logica effimera del consumo culturale mordi e fuggi.
Da anni si segnala il problema, ma a forza di curare se stessi, chi se ne cura? Questo grido d’allarme coincide con la dolorosa chiusura delle storiche passeggiate barocche guidate nel Ragusano da Uccio Barone e Paolo Nifosì, il sintomo più evidente di un territorio che, travolto da kermesse mediatiche prive di radici, rischia di smarrire la propria identità profonda barattandola con il facile turismo di massa.


