Chi decide, chi firma, chi risponde: perchè la confusione dei ruoli sta bloccando Modica. Riceviamo

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Caro Direttore,

quello che è accaduto attorno allo stadio “Pietro Scollo” non è, in fondo, un caso straordinario né un isolato incidente agostano. È l’ennesima prova di una macchina amministrativa che gira a vuoto: nella stessa settimana, dallo stesso Palazzo comunale, escono due versioni opposte e difficilmente conciliabili.

Da un lato un assessore che annuncia sopralluoghi, corse contro il tempo e affidamenti in corso; dall’altro il dirigente dell’Ufficio Tecnico che, per iscritto, precisa che quelle dichiarazioni sono «del tutto personali e non impegnative per l’Ufficio tecnico» e che «non è stato effettuato alcun affidamento, né a tecnici esterni né tantomeno a imprese».

Il modicano che voleva semplicemente sapere se la curva sarà agibile per l’inizio del campionato non ha avuto alcuna risposta certa. Ha assistito soltanto a un pubblico scontro tra vertice politico e apparato burocratico.

Sul modo e sui tempi scelti dal Dirigente per comunicare non entro: è materia di stile e di opportunità, e non è lì il vero nodo. Il problema è un altro, ben più profondo e strutturale: troppo spesso, e da troppo tempo, a Modica non è chiaro chi fa che cosa.

Due mestieri diversi
Proviamo a fare un ragionamento semplice. All’interno di un Comune convivono due mestieri diversi.

Il primo è decidere dove andare: obiettivi, priorità, risorse, tempi, verifica dei risultati. È il mestiere della politica: del sindaco, della giunta, degli assessori.

Il secondo è far accadere le cose: gare, affidamenti, direzione dei cantieri, sicurezza, e le firme sui provvedimenti che impegnano formalmente l’ente verso l’esterno. È il mestiere dei dirigenti, e la legge dice che ne rispondono «in via esclusiva».

Non è un formalismo. È l’articolo 97 della Costituzione — buon andamento e imparzialità dell’amministrazione — ed è la regola che in Sicilia vive attraverso l’articolo 51 della legge 142 del 1990, recepito dalla legge regionale 48 del 1991. E non è teoria: quando l’organo politico entra nella gestione, il giudice annulla l’atto per incompetenza. La giurisprudenza amministrativa lo afferma con parole molto chiare: «tutta l’attività gestionale rientra, unitamente alle scelte che le sono inerenti, nella sfera delle competenze dirigenziali, e non in quella degli organi politici».

Perché quel confine esiste
Per tre ragioni, tutte semplici. Perché l’amministrazione è al servizio di tutti i cittadini, e non della maggioranza politica del momento. Perché gli atti tecnici non si decidono a colpi di slogan: una perizia, un appalto o un collaudo non si improvvisano in conferenza stampa. Perché occorre certezza sulla responsabilità: la città deve sapere con chiarezza chi firma e chi risponde delle decisioni.

Se tutto è di tutti, alla fine nessuno è responsabile di niente.

L’argine al rischio clientelare
C’è poi una ragione che vale la pena dire con franchezza, perché riguarda la fiducia dei cittadini. La separazione tra indirizzo e gestione è anche il principale argine al rischio clientelare.

Finché a scegliere l’impresa, a firmare l’affidamento e a liquidare la spesa è un dirigente che ne risponde con il proprio nome e per procedure tracciabili, il cittadino e l’impresa sanno che contano i requisiti e non le conoscenze politiche. Quando invece il confine si confonde, e la politica rischia di apparire come il canale attraverso cui si ottengono lavori, incarichi e attenzioni, il danno si produce anche senza che nessuno abbia commesso alcunché: basta l’ombra.

Chi amministra ha il dovere di non esporre sé stesso, i propri uffici e la città a quel sospetto, mai.

A Modica: chi fa il dirigente e chi aspetta l’assessore
Qui quel confine si è fatto opaco da troppo tempo. Il risultato: gli amministratori sprecano tempo ed energie a fare i capicantiere, mentre gli uffici attendono che sia la politica a decidere.

Un assessore che fa il dirigente e un dirigente che aspetta l’assessore non producono il doppio del lavoro: alla fine non decide nessuno.

È fondamentale guardare all’ordine dei danni: prima si perdono efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa — i tempi si dilatano, gli atti non vengono adottati, le opere slittano, le risorse e i finanziamenti si perdono; dopo si distrugge l’autorevolezza istituzionale. Un’amministrazione non perde credibilità perché finisce sui giornali: la perde perché non conclude.

I paradossi di questo metodo sono evidenti nella quotidianità. Una sindaca che, ad esempio, segue personalmente l’intervento di spurgo di una fognatura intasata, invece di elaborare un piano strategico per rendere moderna ed efficiente l’intera rete fognaria per cittadini e imprese — lasciando alle competenze tecniche della struttura la risoluzione tempestiva del singolo guasto — non sta facendo un favore alla città: fa un pessimo servizio a Modica.

E lo stesso vale per tutto il resto. L’assessore che sceglie dove mettere la singola toppa d’asfalto, mentre manca un programma pluriennale delle manutenzioni stradali; quello che indica l’aiuola da diserbare per la foto sui social, mentre manca un piano organico del decoro urbano; quello che segue la singola pratica edilizia, mentre gli strumenti di pianificazione del territorio restano fermi.

Il problema del giorno magari si risolve; ma il problema vero resta lì, e l’ufficio finisce per abituarsi all’idea che a decidere sarà comunque la politica. Così si scambia l’annuncio per l’amministrazione, e l’eccezione per il metodo.

Sia chiaro: so bene che i nostri uffici lavorano spesso sotto organico e sotto pressione. Proprio per questo, però, le regole vanno rispettate: non per punire qualcuno, ma per proteggere tutti e far funzionare la macchina.

Il ruolo della Sindaca
E arrivo al punto cruciale. Un sindaco non è un funzionario con la fascia tricolore. È il responsabile dell’amministrazione dell’ente: sovrintende al funzionamento degli uffici e all’esecuzione degli atti, nomina i dirigenti e ne definisce gli incarichi.

Tocca a lei, e a nessun altro, tenere insieme giunta e struttura tecnica, prevenire i cortocircuiti e soprattutto dare a Modica una strategia complessiva: un’idea di città, un ordine di priorità, un cronoprogramma delle opere, un’assegnazione chiara di obiettivi e di risorse.

Di questa regia, nella vicenda dello stadio come in troppi altri settori, non si vede alcuna traccia. Nessun chiarimento, nessun indirizzo, nessuna parola che dicesse ai modicani quale fosse la reale posizione del Comune e quali i tempi.

La confusione istituzionale non nasce dove qualcuno parla di troppo: nasce dove manca chi governa i processi. È una mancanza che non riguarda un episodio, ma il metodo — ed è la ragione per cui, di anno in anno, la città continua a inseguire le emergenze invece di programmare il proprio sviluppo.

Che cosa chiediamo
Niente di rivoluzionario: che ciascuno torni a fare il proprio mestiere. Che la politica dia indirizzi con gli atti, prima ancora che con le interviste. Che gli uffici decidano con le determinazioni, prima ancora che con le note ai giornali. E che chi guida la città governi i processi, invece di subirli passivamente.

La confusione tra politica e amministrazione non si risolve chiedendo a qualcuno di tacere: si risolve chiedendo a ciascuno di fare il proprio dovere, esercitando con disciplina e onore le proprie responsabilità.

Gli impegni del Partito Democratico
E qui vengo a noi, perché le parole senza impegni sarebbero esattamente il vizio che sto segnalando. Come Partito Democratico di Modica — all’opposizione, e con l’ambizione e la responsabilità di costruire un’alternativa di governo per questa città — non ci limitiamo a dire ciò che non va: diciamo anche che cosa faremo. Da subito:

porteremo la questione in Consiglio, con accesso agli atti e interrogazioni, per capire quali determinazioni esistano davvero sul “Pietro Scollo”: con quali tempi, con quale copertura, con quale responsabile del procedimento;

chiederemo che la Sindaca riferisca in Consiglio comunale non su questo episodio soltanto, ma sul metodo: quali obiettivi ha assegnato ai dirigenti, con quali priorità e con quale strategia complessiva intende governare i processi della città;

chiederemo obiettivi scritti, misurabili e pubblici assegnati dalla Giunta ai dirigenti, con scadenze e responsabili: è l’unico modo perché l’indirizzo politico esista davvero e la responsabilità dei dirigenti possa essere davvero valutata;

chiederemo l’ufficio stampa e la comunicazione istituzionale previsti dalla legge 150 del 2000, e una regola semplice: nessun annuncio senza l’atto che lo sostiene, con numero, data e ufficio;

continueremo a vigilare, cantiere per cantiere e scadenza per scadenza, sulle opere e sui finanziamenti che Modica non può permettersi di perdere.

E questo deve essere il metodo di governo che la nostra Città merita — quello per cui lavoriamo e che porteremo, quando i modicani vorranno affidarcene la responsabilità: una Giunta che si dedichi per intero, con passione, determinazione e competenza, alla visione strategica — il piano delle opere pubbliche, l’ammodernamento delle reti idrica e fognaria, l’illuminazione, la viabilità, il ciclo dei rifiuti, la pianificazione urbanistica, culturale e turistica, la stessa progettazione della Modica dei nostri figli — lasciando alla struttura tecnica la gestione operativa. Obiettivi scritti assegnati ai dirigenti all’inizio di ogni esercizio, verifica pubblica dei risultati a consuntivo, e una regola aurea: nessun annuncio privo del relativo atto amministrativo che ne attesti la copertura, i tempi e la legittimità.

La ringrazio per lo spazio e l’attenzione, Direttore. Modica non ha bisogno di amministratori che facciano il mestiere dei tecnici, né di funzionari paralizzati dalle incertezze della politica: ha bisogno di un’amministrazione solida e responsabile, in cui ciascuno compia fino in fondo il proprio dovere nel rispetto delle regole, al servizio dell’unico interesse che conta: quello dei modicani e del loro futuro.

Modica, 23 agosto 2026

Francesco Stornello

Segretario cittadino del Partito Democratico di Modica

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24 commenti su “Chi decide, chi firma, chi risponde: perchè la confusione dei ruoli sta bloccando Modica. Riceviamo”

  1. Caro Stornello la Tua analisi è perfetta e da condividere la cosa che trovo PENOSA è che debba essere un Segretario di un Partito o un semplice Cittadino(io l’ho fatto) a spiegare a personaggi che amministrano ormai da più di tredici anni quali sono i compiti e i doveri di un’ Amministrazione e quali quelli della Gestione ed è triste constatare come questa Amministrazione continui a dare priorità alla Frenetica Comunicazione Mediatica ma solo per le notizie che loro ritengono positive (magari solo per il loro tornaconto politico) mentre nascondono volutamente alla stampa tutte le criticità e le gravi problematiche che Modica sta vivendo e soffrendo in tutti i settori ma definite dalla Sindaca “Disfattismo”.

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  2. Ma è proprio il ruolo della Sindaca a venire meno in questa vicenda, così come in tantissime altre questioni.
    Per intenderci: se un assessore chiede che vengano realizzati determinati interventi senza tenere conto della mancanza di risorse economiche, di personale o di altri elementi indispensabili, e il dirigente cerca di spiegare queste difficoltà senza riuscire a trovare una soluzione, è a quel punto che deve intervenire la Sindaca.
    La Sindaca dovrebbe essere già informata della situazione e, quindi, dare precise indicazioni sul reperimento delle risorse necessarie oppure, qualora ciò non fosse possibile, chiudere la questione e assumersi la responsabilità di spiegare chiaramente ciò che non si può fare. Non so se questo concetto sia chiaro a tutti.
    Molti, compresi alcuni commentatori, sembrano pensare che le risorse economiche ” i piccioli ” o il personale necessario per affrontare l’enorme burocrazia che ruota attorno ai lavori pubblici siano variabili sulle quali si possa intervenire a piacimento. In realtà, sono elementi imprescindibili, dai quali non si può non tenere conto, piaccia o non piaccia.
    Chest’è.

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  3. Compitino apprezzato e condiviso
    Ma la domanda è: è questa, è solo questa l’opposizione?
    Ma se avete un progetto da proporre , non avete voglia e fretta di condividerlo con i modicani? Potete essere credibili se il vostro consigliere non propone la mozione di sfiducia e anzi schiaccia l’occhio a qualche assessore? Non sarebbe il caso che in ogni occasione, e non solo per circostanza, di incalzare il resto dell’opposizione e sfidarla se davvero è opposizione, a presentare insieme la mozione di sfiducia? Non sarebbe infine il caso di evitare di presentare interrogazioni e ordini del giorni insieme agli abbatiani, giusto per escludere che siete tutti d’accordo a sostenere questa amministrazione? È così difficile sottolineare con i fatti che il vostro progetto è diverso, e vuole essere diverso di quello di forza Italia e democrazia cristiana?

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  4. Io nel mio libro “Progetto organivo su Modica, distinguo tra “”Governo politico” e “governo dei funzionari” dove il primo ɛ “un primus inter pares” rispetto al secondo che nonostante la legge Bassaninini non viene realizzato.
    Ciɔ mi fa apprezzare il contenuto di questo articolo che secondo me peró ha un limite che ormai è divenuto un mito incapacitante la dove si attribuiscono particolari responsabilitá a questa amministrazione quando, basterebbe sfogliare le annate di Diaogo per rendersi conto che questo governo non ɛ peggiore sotto questo aspetto dai governi precedenti, di sinistra compresi.
    Lo ripeterò fino alla fine, l’ho giá detto anche sul dissesto, perchė fino a quando ogni forza politica si preoccupa solo di autoassolversi, nonostante solari evidenze, non sarà mai possibile assumere la consapevolezza che ė un modo di essere storico della classe politica modicana e, quindi non saranno avviati progetti di palingenesi culturale. Se per il dissesto questo fenomeno ɛ evidente altrettanto lo ė l’organizzazione della struttura amministrativa píú orientata a realizzare il consenso elettorale che quello della efficienza e prontezza operativa

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  5. @Carmelo Modica
    Il suo ragionamento è condivisibile nel punto essenziale: sarebbe un errore pensare che il malfunzionamento amministrativo di Modica sia nato con l’attuale Sindaca o con questa maggioranza. Molte criticità si trascinano da anni e hanno attraversato amministrazioni di diverso orientamento politico.
    Tuttavia, questa consapevolezza non può trasformarsi in un’assoluzione generale. Dire che anche gli altri hanno governato male non può diventare l’attenuante di chi governa oggi. Se il sistema è malato da decenni, chi assume la guida della città non può limitarsi a diagnosticarne i mali: ha il dovere di provare a curarli.
    Il problema, quindi, non è stabilire quale amministrazione sia stata la peggiore, ma capire perché, nonostante governi, promesse e cambiamenti politici, certi meccanismi continuino a sopravvivere. Se la struttura amministrativa è più funzionale al consenso che all’efficienza, alla competenza e alla capacità operativa, allora il problema non è soltanto amministrativo: è culturale e politico.
    Il rischio maggiore è proprio l’autoassoluzione permanente: chi ha governato ieri accusa chi c’era prima, chi governa oggi attribuisce tutto all’eredità ricevuta e le opposizioni denunciano ciò che, quando erano al governo, non sono riuscite a risolvere.
    Però, sig. Modica, per onestà intellettuale, non si può ignorare che il disastro amministrativo più grave ed evidente affonda le sue radici negli ultimi 25 anni, soprattutto nell’amministrazione Torchi, durata un mandato e mezzo, e nei quasi due mandati dell’amministrazione Abbate. L’attuale amministrazione, invece, appare semplicemente assente, e forse questa è già una responsabilità più che sufficiente.
    Poi lei potrà continuare, da storico, a risalire sempre più indietro e a parlarci anche delle responsabilità dei Conti, dei vecchi Sindaci storici di Modica o altri.
    Ma, mi creda, a un certo punto l’analisi storica rischia di diventare un comodo esercizio per non guardare alle responsabilità più recenti e concrete.

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  6. Chiara, ma che cavolo scrive? Ha dimenticato che avete dato la fiducia a questo Sindaco anziché votare la Dott.ssa Castello? Ma come pretende che solo 3 persone di opposizione possano risolvere le questioni politico-finanziarie contro 21 consiglieri di maggioranza? Ma lei c’è o ci fa? Avete votato sti quattro scappati di casa e adesso, purtroppo, se li debbono sobbarcare tutti i cittadini modicani, volenti o nolenti!

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  7. @ciccio vero
    Finalmente si puoʻ discutere.
    Sono davvero d’accordo con lei. Preciso, peroʻ, che se io dico che l’attacco al governo in carica, che accompagna da sempre l’azione di ogni opposizione, è anche una forma di autoassoluzione non significa che l’attuale governo non debba essere condannabile. Significa, invece, che sono tutti condannabili che equivale a dire che è un problema culturale dell’intera classe politica ovvero una una condizione che deve pilotare l’azione di critica e quela di proposte.
    Bene, inoltre, se è un fatto culturale non si puoʻ stare con il bilancino, perchè allora si dovrebbe ben valutare il danno provocato dal raddoppio degli impiegati di Modica rispetto a Ragusa realizzato dal primo e peggiore Saverio Terranova, che ha paralizzato jil nostro bilancio in termini di spese fisse anno per anno, rispetto aI debiti fatti successivamente cui tutti hanno contribuito spendendk o non prendendo iniziative

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  8. @Chiara
    Ho letto il suo commento, ci ho riflettuto e voglio rivelarle qualcosa che, probabilmente, non ha ancora visto o sentito.
    L’opposizione del PD, in Consiglio comunale, in sostanza non esiste. Due o tre consiglieri, in un’aula consiliare, rappresentano numericamente ben poco. E oggi abbiamo assistito anche alla nascita di nuove opposizioni, composte da ex appartenenti alla maggioranza Monisteri, mentre la maggioranza stessa sembra ormai ridotta a poche unità: forse quattro o cinque.
    È certamente opportuna la presa di posizione del segretario Stornello, ma non si illuda: l’opposizione vera, signora Chiara, è fuori dal Palazzo. Lo dico per evitare equivoci.
    Ed è proprio fuori dal Palazzo che i ruoli stanno diventando sempre più chiari. C’è una società civile che vive quotidianamente il disagio di una città bloccata nei servizi, con strade disastrate, opere di urbanizzazione primaria insufficienti, parcheggi che mancano e una Polizia locale che non riesce a garantire ciò che dovrebbe. Quanto alle strade, francamente è difficile trovare un Comune con una tale quantità di dossi, tagli e rattoppi realizzati male e, per giunta, pagati con denaro pubblico.
    Vede, signora Chiara, queste persone non sono quelle che urlano, insultano o manifestano con slogan da stadio. Sono cittadini comuni, spesso silenziosi, che però stanno lentamente accumulando un disagio sempre più evidente. E prima o poi si faranno sentire. Alle prossime elezioni, ne stia certa.
    Qui non si tratta più di stabilire quale partito sia più potente, né di sventolare bandiere rosse, nere, azzurre o di qualsiasi altro colore. Si tratta della società civile, che ormai è arrivata al limite della sopportazione.
    E il continuo tentativo di ridurre tutto al disprezzo per l’avversario politico non serve più a nulla. Lei può detestare il PD, può preferire la nuova DC o Forza Italia: è perfettamente legittimo. Ma il punto è un altro: è finito il tempo delle beghe politiche, delle contrapposizioni di facciata e degli eterni scaricabarile.
    Per essere ancora più chiari: da circa quindici anni vediamo, con nomi e ruoli diversi, gli stessi protagonisti amministrare questa città. Se vogliamo dare un colore politico alle responsabilità, allora bisogna avere l’onestà di ricordare che il PD, in questi anni, non ha certo governato Modica. Le responsabilità politiche, dunque, vanno cercate soprattutto in altre aree, tra NDC e Forza Italia.
    Questa è la realtà, piaccia o non piaccia.
    Vediamo se anche questo “compitino” sarà di suo gradimento e se riuscirà persino a condividerlo. In tal caso, magari qualcuno le risponderà e avrà finalmente un’altra occasione per consolarsi.

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  9. Esattamente, sig. Carmelo Modica. È soprattutto una questione culturale: non si può stare con il bilancino, selezionando responsabilità e periodi a seconda della convenienza politica. Se ragioniamo seriamente, è vero, allora dovremmo valutare anche il danno prodotto dal raddoppio degli impiegati del Comune di Modica rispetto a Ragusa, avviato dal primo e, a mio avviso, peggiore protagonista di questa lunga stagione politica: Saverio Terranova. Poi è arrivato Torchi, nell’area UDC o CCD, comunque nelle varie sfumature di quella Democrazia Cristiana che ha cambiato nomi, sigle e contenitori, ma non certo la propria matrice culturale.
    Successivamente è arrivato Abbate, proveniente anch’egli da quell’area politica e approdato poi alla nuova Democrazia Cristiana. E oggi abbiamo la Monisteri, partita nell’area della Democrazia Cristiana e successivamente confluita in Forza Italia, esattamente come Terranova, che ha concluso la propria carriera politica proprio in Forza Italia.
    A me pare, quindi, che stiamo parlando sostanzialmente della stessa matrice culturale e politica: Democrazia Cristiana, Nuova Democrazia Cristiana, Forza Italia e le diverse declinazioni che, nel corso degli anni, hanno assunto gli stessi riferimenti politici.
    Ed è proprio questa matrice che, nel tempo, ha contribuito prima a far esplodere la spesa corrente del Comune, aumentando progressivamente i costi fissi, e poi ad accumulare una serie di spese esorbitanti e non sostenibili, fino a portare il debito a cifre che oggi appaiono difficilmente estinguibili: oltre 150 milioni di euro.
    Allora le chiedo, con estrema semplicità: perché sente la necessità di tirare dentro una sinistra che, nei fatti, a Modica ha avuto un ruolo amministrativo del tutto marginale e che, soprattutto, è estranea a quella matrice culturale e politica?
    Me lo spiega?
    Perché, alla fine, mi pare che sui fatti siamo sostanzialmente d’accordo. È sulle responsabilità politiche che, improvvisamente, compare la necessità di spostare il bersaglio.
    O forse non ho capito bene?

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  10. Cittadino di Bibbiano

    Mammamia i soliti scappati di partito pdioti che per ogni cosa rompono.
    In Italia dove è governate voi le cose vanno anche peggio.
    Mettiamoci la sinistra a palazzo San Domenico dai, così torneremo al medioevo.

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  11. @Cittadino di Bibbiano, basterebbe semplicemente che ve ne andaste a casa. Non è necessario che torni la sinistra a governare; anzi, forse è meglio che non lo faccia, perché rischierebbe soltanto di ritrovarsi infangata dai disastri che voi, tra ignoranza, furbizia e totale assenza di responsabilità, avete prodotto.
    Poi, come sempre, tornerete nelle fogne da cui siete politicamente riemersi. Speriamo almeno che, andando via, non lasciate dietro di voi anche il fetore.

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  12. Caro sig Ciccio
    Concordo con Lei. La vera opposizione non sta in consiglio comunale. E io, che sono di sinistra, vorrei sentirmi proporre un progetto alternativo dal PD. Vorrei vederlo davvero pronto, dando evidenti segnali che davvero siamo e davvero vogliamo essere diversi dalla nuova democrazia cristiana e da f.i. . Ma non le sembra opportuno che il consigliere del PD denunci che al di là dello strumentale teatrino in consiglio, in verità DC e fi sono d’accordo? Non è questo il motivo per cui la DC non fa la mozione di sfiducia? Ma se lo stesso consigliere del PD perde tempo a fare l’occhiolino a qualche assessore e non denuncia invece questo scellerato accordo, cosa vuol dire? Capisce che in questo modo diventiamo tutti complici? Devo pensare questo?

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  13. Mammamia, gli scappati dal partito ti stanno rompendo, ti spiezzano in due 😂
    Poverino, tibfanno soffrire chisti 🤣🤣🤣

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  14. @Ciccio vero
    io posiziono l’inizio del degrado all’arrivo del duo Avola -Terranova. Da quel momento ad oggi è stato un degrado costante e continuo a prescindere di chi governava con la sola eccezione della sindacatura Buscema che almeno ebbe ad organizzare un percorso virtuoso. Quindi proprio perché il dissesto è culturale non salvo nessuno. In questa ottica vorrei ricordare che ad un dissesto si contribuisce sia facendo debiti sia non facendo nulla, non assumendo iniziative di nessun genere neanche per meglio organizzare la raccolta delle tasse ed è qui che anche la sinistra, se fa un po’ di conti la sinistra ha governato per un lunghissimo periodo di tempo. E se Abbate ha esibito quanto sappiamo io vorrei ricordare che dopo 40 anni di governo democristiano, nel 1985 arrivò la sinistra comunista e socialista che aprì il cuore alla speranza, ottenendo persino in uno di quei governi il mio voto missino, che però ci regalò in cinque anni ben 8 sindaci ed un nulla di risultati fu in quel periodo che iniziò il conto alla rovescia ancora in atto del parcheggio di Viale Medaglie d’oro. Dopo la sinistra rimase al governo per lunghi periodi ed aveva bene il tempo di cambiare le cose ed instaurare buone procedure e buone organizzazioni. Ma così non fu. Ma questo lo racconto solo per consolidare la mia tesi che quando il dissesto è culturale, quando il dissesto è il risultato di un modo di essere occorre prenderne atto che è un fatto culturale, se non se ne prende atto si verifica che possono variare solo alcune cose ma non la sostanza del buon governare. Occorre una rifondazione della politica non il bilancino del farmacista

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  15. L’aggettivo qualificativo per i sinistroidi è
    Scappati di partito assetati di potere, all’ opposizione sanno sempre tutto, Messi a governare sono esattamente come gli altri, anzi. Peggio!
    Sulle regole fantozziane in tempo di Pan di pandeminkia erano allineati al ricatto verso i cittadini pena l’esclusione sociale anche dal lavoro. Allineati all’ imperatore Draghi e Conte.
    Stanno sempre dalla parte di disonesti e rapinatori che vanno anche a trovare nelle patrie galere.
    Gli sono rimasti solo gli immigrati, ma appena gli immigrati li conosceranno scapperanno.
    Hanno dimenticato i lavoratori, sono più a destra della destra, arroganti spocchiosi ma completamente inutili.
    Lo (……) del villaggio qui scrive enciclopedie di stupidaggini cambiando nome per cercare di portare voti al suo fallito partito, e se non la pensate come i sinistroidi siete fascisti.
    Ricordate ciò che scriveva questo (……) del villaggio in tempo di pandeminkia, quando voleva rinchiudere ed escludere i contrari al siero salva cretini come lui
    Ricordate che chiunque va a governare non cambierà niente per i cittadini, i cittadini sono solo numeri da spennare

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  16. Gino cinque stelle invece ha che ben dire della antipolitica per cui ha votato per una decina d’anni.
    Sale sul suo motofurgone e si sente un leone!!

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  17. Bravo Gino 😂
    è sempre bello sapere la tua opinione, chiara. Intelligente e super 🤣
    Ormai sappiamo che chi non si è vaccinato è sempre il migliore 😅😅😁😂

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  18. @Carmelo Modica,
    naturalmente apprezzo la sua correttezza nell’evitare di mettere nel calderone l’esperienza Buscema, che, oggettivamente, ritengo debba essere distinta dal contesto generale di cui stiamo discutendo.
    Tuttavia, lei continua a sostenere che il danno maggiore sia stato prodotto nell’epoca Avola-Terranova. Io, invece, ritengo che quella sia stata probabilmente l’epoca in cui è iniziato un certo processo di degrado, ma che il vero punto di non ritorno sia stato raggiunto negli ultimi venticinque anni: gli anni del Palio della Contea, delle spese sfarzose, dei riconoscimenti e delle celebrazioni che, col senno di poi (anche allora qualcosa poteva essere previsto per la verità), si sono rivelati, in larga parte, un bluff; una manifestazione di inutile grandiosità non accompagnata da una reale utilità né da un concreto ritorno per la città.
    Vede, a Modica non serviva semplicemente ottenere un riconoscimento UNESCO se poi quel riconoscimento si traduceva in una serie di spese insostenibili, senza un adeguato ritorno economico. Il turismo, se resta soltanto «mordi e fuggi», fine a sé stesso, può certamente portare presenze, ma non necessariamente produce risorse per il Comune. Di fronte a spese così rilevanti, sarebbe stato necessario costruire un sistema capace di generare entrate, servizi e sviluppo, contribuendo almeno in parte al mantenimento di una città complessa, popolosa ed esigente.
    Il TURISMO non può essere pagato dai cittadini del posto accumulando debito, ma dai turisti, questo è un principio basilare.
    A questo si aggiungano i milioni di euro sostenuti per mantenere l’Università, spese che si sono sommate a molte altre (che non hanno sortito alcun beneficio se non dare una laurea a tanti dipendenti comunali). Parliamo anche dell’epoca Torchi, durante la quale Modica disponeva di importanti rappresentanze istituzionali, tra deputati regionali e presidenti della Regione. Eppure, non dobbiamo dimenticare che già allora il debito aveva raggiunto cifre considerevoli, nell’ordine dei sessanta milioni di euro.
    Dopo la parentesi Buscema, con l’arrivo di Abbate, i rubinetti si sono definitivamente aperti, amplificando enormemente un carico finanziario già pesante. Prima con l’abbandono del percorso di risanamento avviato in precedenza da Buscema e poi attraverso uno stillicidio di spese per svariati milioni di euro, spesso finalizzate, a mio giudizio, più al consolidamento del consenso elettorale che alla costruzione di un reale futuro per la città.
    E quel consenso arrivò puntualmente, tanto che Abbate, già alla fine del primo mandato, fu riconfermato. Il secondo mandato aggravò ulteriormente una situazione debitoria già compromessa e tutto questo avvenne nella sostanziale indifferenza di gran parte della città. Questo, secondo me, è uno degli aspetti più evidenti del degrado culturale: molti modicani si erano convinti, e forse una parte di loro lo è ancora, che quelle risorse fossero inesauribili e che tutto potesse continuare semplicemente perché il sindaco distribuiva, inaugurava e mostrava una ILLUSORIA prosperità.
    Anche l’attuale Sindaca, allora Assessore, faceva parte di quella stagione amministrativa e, a quanto è dato comprendere, non sembrava particolarmente preoccupata della sostenibilità complessiva di quel sistema.
    Vorrei però fare un appunto su quanto lei ha scritto riguardo al 1985. La sinistra comunista e socialista, a Modica, non ebbe allora, né ebbe successivamente, una consistenza tale da poter essere considerata responsabile di una lunga stagione di governo della città (a Modica non sono mai esistiti i comunisti, e questo a me non dispiace, ma non credo sia corretto inserirli in un discorso tutto democristiano o giù di lì).
    E lei questo lo sa bene. Ricorderà che in Consiglio comunale esistevano maggioranze pressoché unanimi, nelle quali l’opposizione era spesso ridottissima: talvolta un solo consigliere comunista, altre volte neppure quello.
    Quella che viene ricordata come una stagione della sinistra comunista e socialista nacque, in realtà, dalla frattura interna alla stessa Democrazia Cristiana modicana. Fu la rottura di quell’egemonia, con esponenti della DC (se ricordo bene il dott. Frasca) che si separarono e si allearono con quella piccola rappresentanza della sinistra (se ricordo bene il dott. Di Martino), a determinare quella particolare fase politica.
    Inoltre, non bisogna dimenticare che il sistema istituzionale dell’epoca era completamente diverso: il sindaco veniva eletto dal Consiglio comunale e le amministrazioni potevano cadere e cambiare anche nel giro di pochissimo tempo. È quindi difficile paragonare direttamente quella stagione al sistema successivo dell’elezione diretta del sindaco.
    Il parcheggio di Viale Medaglie d’Oro, come lei giustamente ricorda, ebbe origine proprio in quell’epoca. Tuttavia, nei successivi venticinque anni, quelli ai quali io attribuisco le maggiori responsabilità per l’aggravamento del disastro finanziario e amministrativo, nulla è stato concretamente fatto per renderlo finalmente funzionale, naturalmente dopo averlo adeguato alle necessità attuali. Addirittura, nell’ultimo appalto relativo alla gestione delle strisce blu è previsto anche il suo adeguamento, ma probabilmente senza un obbligo sufficientemente perentorio o senza adeguate sanzioni in caso di mancata realizzazione.
    In sintesi, concordo con lei su un punto fondamentale: a Modica una vera e consolidata cultura del buon governo è mancata per troppo tempo. Tuttavia, ritengo altrettanto necessario evidenziare che, nella storia politica della città, è esistita una sostanziale continuità di appartenenza e di cultura politica riconducibile alla Democrazia Cristiana e alle sue successive trasformazioni e ramificazioni.
    Non è invece esistita, almeno nei termini di una forza stabilmente egemone e realmente determinante, una sinistra comunista o socialista alla quale attribuire una responsabilità generalizzata per il governo della città. E, per la verità, questo non mi dispiace affatto.
    Per questo continuo a ritenere anch’io che il problema non possa essere risolto distribuendo le colpe con il bilancino del farmacista. Bisogna invece riconoscere le continuità politiche, amministrative e culturali che hanno attraversato decenni di storia cittadina. Solo partendo da questa consapevolezza sarà forse possibile immaginare una vera discontinuità.
    Non ora, però. Ora, a mio avviso, serve un controllo dall’alto, e ne sono sempre più convinto. Chiunque oggi si proponesse di governare Modica, con un debito così grande e con quella che definirei una vera e propria NON cultura amministrativa, rischierebbe di trovarsi nelle condizioni di poter produrre soltanto ulteriori danni.
    Modica, almeno per un periodo, dovrebbe essere governata e controllata dall’alto, da figure realmente autonome, competenti e soprattutto distanti dalle dinamiche della politica locale. Chi sarà chiamato a governare dovrà essere nettamente distinto dai nostri «politici locali», che, invece, sembrano non vedere l’ora di rimettersi nuovamente in movimento, ripercorrendo la stessa identica strada che ci ha condotti fino a questo punto.
    Grazie

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  19. @Carmelo Modica, comunque accetto sue correzioni per eventuali dimenticanze o disattenzioni nel mio pensiero.

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  20. Gino da 6 anni a questa parte rompi gli zebedei a tutti vantandoti che non ti sei vaccinato orbene a noi tutti non frega una cippa se sei novax!!! Hai capito o ti faccio un disegnino con diversi colori per farti comprendere meglio??? 🤣🤣🤣
    A chistu tiatru😂😂😂

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  21. Con l’amministrazione Buscema Modica era tornata al medioevo, strade disintegrare che non venivano riparate, perdite d’acqua idem, strade al buio totale, mancava perfino la vernice per le strisce, impiegati cinque mesi senza stipendio, lasciamo perdere.
    Se non spendi naturalmente non fai debiti, Modica era un disastro.
    Finitela di raccontare minchiate.

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  22. Povero Amo Modica che ha deciso di cambiare nome mettendosi il nome generico Modicano, in ogni caso affermazioni ridicole e completamente fuori senso.

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