Uccisero il carabiniere sciclitano Garofalo e il collega Fava, ergastolo confermato per Filippone e Graviano

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REGGIO CALABRIA, 11 Luglio 2026 – La Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria ha confermato la condanna all’ergastolo per il boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, e per Rocco Santo Filippone, figura di spicco della cosca Piromalli di Gioia Tauro. Il collegio giudicante, presieduto dal magistrato Angelina Bandiera con a latere Caterina Asciutto, ha così chiuso il processo d’appello bis relativo alla cosiddetta inchiesta “’Ndrangheta stragista”.

I due imputati sono stati riconosciuti come i mandanti degli attentati ai danni dei Carabinieri avvenuti nel Reggino tra il 1993 e il 1994, episodi inseriti in una più ampia strategia stragista che seminò terrore e morte. Tra le vittime di tale piano criminale figurano i militari dell’Arma Antonino Fava e il carabiniere sciclitano Vincenzo Garofalo, la cui memoria rimane centrale in questa dolorosa vicenda giudiziaria. Il procedimento, frutto di un complesso lavoro investigativo della Direzione Distrettuale Antimafia coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, ha mirato a far luce su una delle pagine più oscure della storia recente del nostro Paese.

Il verdetto odierno giunge dopo un percorso processuale travagliato. Sebbene i due fossero già stati condannati al carcere a vita nei precedenti gradi di giudizio, nel dicembre 2024 la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza limitatamente ai reati di sangue, pur confermando per Filippone la responsabilità per associazione mafiosa. Accogliendo il ricorso presentato dal collegio difensivo – composto dagli avvocati Giuseppe Aloisio, Guido Contestabile e Salvatore Staiano – la Suprema Corte aveva disposto un nuovo processo, che si è concluso oggi con la riconferma del massimo della pena per entrambi gli imputati.

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