I social come sfogatoio della rabbia: se la foto della nuova scuola diventa il pretesto per l’insulto al sindaco di Ragusa

Un post di aggiornamento su una delle opere pubbliche più attese si trasforma nel bersaglio di attacchi personali. Amarezza per il commento di un funzionario pubblico: si valuta la querela
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RAGUSA, 28 Giugno 2026 – Un post per aggiornare i cittadini sullo stato di avanzamento dei lavori di una nuova scuola – una delle opere più importanti, strategiche e attese dalla comunità. Una foto scattata dall’alto con un drone, scelta per mostrare con orgoglio la struttura ormai chiaramente visibile. Quello che doveva essere un normale e trasparente momento di condivisione tra istituzione e cittadinanza si è, però, trasformato, nel giro di pochi clic, nell’ennesimo palcoscenico della sconsiderata rabbia da tastiera.

Tra i commenti, infatti, è scattato l’insulto diretto al sindaco di Ragusa, Peppe Cassì: un’accusa di essere un “buffone”, “lanciata per un motivo che con la scuola non ha assolutamente nulla a che fare. Il pretesto per l’attacco è stato il cantiere di un sottopasso situato dall’altra parte della città, un’opera la cui realizzazione fa capo a Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e che non vede il Comune coinvolto nella gestione diretta”.

Ciò che rende l’episodio ancora più grave e amaro è l’identità dell’autore del commento. “A scrivere parole così pesanti – commenta il primo cittadino – non è stato un profilo anonimo, ma un funzionario di un ente pubblico. Una figura da cui ci si aspetterebbe un livello di istruzione e strumenti culturali tali da discernere ciò che è lecito da ciò che sconfina nell’offesa gratuita, e che dovrebbe ben conoscere i concetti di educazione e rispetto istituzionale”.

Di fronte a questo attacco, la reazione non si fermerà probabilmente alle dinamiche del web: è attualmente al vaglio l’ipotesi di sporgere una formale querela per diffamazione, essendo evidente il superamento del perimetro del legittimo diritto di critica.

“Al di là della via legale, resta sul campo un’amarezza profonda per il continuo e apparentemente inarrestabile decadimento del dibattito pubblico. Le piazze virtuali si confermano sempre più spesso come meri sfogatoi di frustrazione repressa, capaci solo di alimentare altra rabbia e di generare un effetto diseducativo di massa. L’episodio solleva una domanda tanto semplice quanto drammatica: siamo davvero diventati incapaci di discutere, di confrontarci sul merito delle cose e di rispettare chi la pensa diversamente”?

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