Benvenuti nella Repubblica, ma la Repubblica non si tratta…di Giannino Ruzza

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L’iniziativa agganciata alla sinistra si chiama “Di fatto. L’Italia” si è tenuta alla Camera, il 26 giugno 2026, ed è stata presentata ufficialmente come un confronto su cittadinanza, appartenenza, nuove generazioni e trasformazioni della società italiana, promosso da IDEM Network con Nuovi Profili APS. Tra i relatori risultano Kaabour, Alberto Pandolfo, Giulia Perin, Amir Atrous e Raisa Labaran. La descrizione ufficiale parla di “nuove italiane e nuovi italiani”, non di una rete religiosa.

E qui sta il punto: integrazione o rappresentanza comunitaria? La sinistra rischia di confondere le due cose, trasformando l’inclusione in riconoscimento di gruppi, appartenenze e minoranze permanenti.

Il problema non è di per sé la presenza di cittadini musulmani nelle istituzioni. Il problema nasce quando l’identità religiosa diventa piattaforma politica, rete di consenso e pressione culturale. Un conto è partecipare alla vita pubblica da cittadini italiani, portando la propria storia e rispettando le regole comuni. Altro è costruire battaglie politiche attorno a una comunità religiosa o etnica, chiedendo poi allo Stato di adattarsi a quella identità. Lo Ius soli, da solo, non basta. Prima della cittadinanza servono lingua, scuola, rispetto delle leggi, parità uomo-donna, laicità dello Stato e libertà di critica religiosa. Senza integrazione reale si producono elettori, non necessariamente cittadini pienamente consapevoli. Il Pd dovrebbe dire con chiarezza che nessuna cultura religiosa può avere zone franche: le donne devono essere libere, l’antisemitismo mascherato da antisionismo va respinto, i finanziamenti esteri ai luoghi di culto devono essere trasparenti e i centri che predicano odio vanno chiusi. Sarebbe sbagliato guardare ogni musulmano impegnato in politica con sospetto. Ma sarebbe ingenuo negare che islam politico e comunitarismo esistano. L’Italia deve integrare chi rispetta l’Italia, senza arretrare sui propri principi. La fede è libera, la cittadinanza è comune, la legge viene prima di ogni appartenenza. E’ il caso di ribadire, Benvenuti nella Repubblica, ma la Repubblica non si tratta.

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