
POZZALLO, 18 Giugno 2026 – A pochi giorni di distanza dal Consiglio Comunale aperto a Pozzallo sul delicato tema delle concessioni demaniali marittime, il coordinamento di Sud chiama Nord rompe il silenzio. Il movimento ha scelto deliberatamente di far passare qualche giorno prima di intervenire, una pausa necessaria per far sedimentare i forti sentimenti di disappunto e di disagio scaturiti dall’esito di una seduta che, a detta del partito, ha offerto tante parole ma zero risposte concrete. Eppure le premesse per un dibattito risolutivo c’erano tutte, a partire dall’intervento in apertura della dottoressa Carmela Pitino. Le sue parole, forti del peso politico e sociale delle oltre 1.500 firme raccolte tramite la petizione online di ScN e delle circa 300 sottoscrizioni per richiedere la convocazione dell’assise, esprimevano in modo cristallino la posizione della cittadinanza. Sarebbe bastato rispondere punto su punto per fare chiarezza, ma la realtà dell’aula ha preso una direzione completamente diversa.
L’andamento del dibattito ha registrato un continuo rimpallo di responsabilità tra l’esecutivo e i consiglieri. L’intervento del Sindaco è apparso tutto teso a giustificare la propria linea d’azione, addossando al Consiglio Comunale ogni responsabilità in merito sia all’inserimento delle nuove concessioni nel Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, sia al contestatissimo ritiro del ricorso al Tar di Catania, che peraltro il Comune aveva già vinto. Sul fronte delle categorie e dei rappresentanti locali, Sud chiama Nord non risparmia critiche alla difesa d’ufficio portata avanti da Manenti della Confcommercio. Definito ironicamente come un soggetto che si muove in modo “uno e trino”, a Manenti viene contestato un approccio parziale basato su una lettura personale dei dati statistici relativi all’occupazione delle spiagge a Pozzallo e nell’intera isola, oltre a un atteggiamento di chiusura democratica testimoniato dal suo abbandono dell’aula subito dopo la propria disquisizione e dal blocco dei commenti sui propri canali social. Di ben altro tenore è stato invece giudicato l’intervento di Antonio Firullo, Presidente dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana, il quale ha sollevato aspetti tecnici spesso ignorati dai non addetti ai lavori, specificando come sia nell’interesse degli stessi concessionari disporre di un PUDM equilibrato, capace di soddisfare le esigenze degli imprenditori senza penalizzare il diritto dei cittadini.
Il panorama politico emerso durante la seduta ha mostrato dinamiche chiaramente orientate dal calcolo elettorale. I rappresentanti dei vari partiti hanno concentrato i propri sforzi nel precisare che la loro azione non è mai stata mossa da intenti punitivi contro i concessionari o contro la libera impresa, quasi a voler ritrattare o giustificare le posizioni più dure espresse in precedenza sui social network. Un atteggiamento che ScN attribuisce alla vicinanza della campagna elettorale e al timore di inimicarsi qualsiasi fetta di elettorato. Anche i consiglieri comunali, dal canto loro, hanno seguito una strategia di autoconservazione: pur avendo scritto, presentato e votato una mozione di indirizzo per spingere la Giunta a inserire quattro nuove concessioni e a ritirare il contenzioso legale vinto al TAR, hanno utilizzato i propri interventi per giustificare sé stessi e scaricare l’effetto operativo delle scelte sulla figura del Sindaco.
Nel frattempo, le domande cruciali poste dalla dottoressa Pitino a nome del Comitato sono state accuratamente e abilmente raggirate dall’amministrazione. Cinque quesiti che Sud chiama Nord decide di riproporre pubblicamente con forza per dissipare i forti sospetti sollevati in aula da Carmelo Distefano del coordinamento provinciale. Il movimento esige di sapere perché il Consiglio abbia approvato in tutta fretta una modifica del PUDM e il ritiro del contenzioso a pochissima distanza dall’udienza del CGA di Palermo, e per quale motivo il Sindaco avesse originariamente promosso il ricorso al TAR solo contro due delle quattro concessioni complessive. Resta inoltre il mistero sui tre consiglieri che sono usciti dall’aula al momento del voto, sollevando lo spettro di potenziali conflitti di interesse, e sulla fretta insolita con cui il Sindaco ha dato immediata esecuzione a una mozione che, essendo di puro indirizzo, non era affatto vincolante e poteva essere ignorata come l’amministrazione ha sempre fatto in passato. Il forte sospetto, rimasto nell’aria, è che questa improvvisa solerzia sia legata alle voci di una mozione di sfiducia che in quel periodo minacciava di far cadere la sindacatura prima del tempo, un’ipotesi misteriosamente tramontata non appena il piano delle spiagge è stato modificato.
In assenza di chiarimenti limpidi, che chi amministra avrebbe il dovere di fornire per evitare opacità e mezze verità, il movimento ipotizza provocatoriamente un futuro intervento del deputato regionale Ismaele La Vardera per aiutare il Sindaco ad fare totale trasparenza. L’ultima nota del comunicato è però una riflessione amara dedicata alla partecipazione dei cittadini. Sebbene l’intero dibattito sia nato dalle proteste virtuali di centinaia di residenti contrari alla proliferazione dei lidi e alla perdita degli spazi liberi, l’aula consiliare si è presentata deserta nel giorno del confronto reale. Una delega in bianco che Sud chiama Nord stigmatizza con forza, ricordando che chi limita la propria azione al dissenso sui social, rinunciando a far sentire la propria voce nelle sedi istituzionali, perde poi il diritto di lamentarsi delle decisioni subite.


