
Leggendo l’analisi di Gabriele Giannone pubblicata su un quotidiano online in merito alla graduatoria del bando regionale “Sicilia che Piace 2026”, non possiamo rimanere in silenzio anche stavolta ed utilizziamo i nostri canali come lui utilizza i suoi.
Si fa davvero fatica a comprendere dove risieda il problema reale. L’articolo si lancia in accostamenti, suggestive domande retoriche e ricostruzioni genealogico-politiche, ma manca completamente il punto centrale: il rispetto dei requisiti, la legittimità e la qualità delle aziende coinvolte.
Esaminiamo i fatti per quelli che sono, liberi da dietrologie spicciole.
1. Aziende storiche e attività certificata: il caso RTM e Video Mediterraneo
Si parla di Radio RTM e Video Mediterraneo (RVM Srl) quasi come fossero sigle spuntate dal nulla per intercettare fondi. Parliamo, al contrario, di due storiche realtà dell’informazione e della comunicazione locale.
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Fanno regolarmente e professionalmente comunicazione da decenni (RTM da 50 anni).
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Informano il territorio con standard elevati e strutture aziendali reali.
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Nulla vieta ad aziende con queste caratteristiche di accedere a contributi pubblici. Al contrario, i bandi nascono proprio per sostenere le imprese sane del territorio che hanno i requisiti legali, economici e progettuali per usufruirne. Essere di Modica non può e non deve diventare una colpa o un fattore escludente.
2. Il caso VTM e la partecipazione societaria
L’articolo solleva un polverone politico sulla presenza di Samuele Cannizzaro e Giuseppe Ragona nella compagine societaria di VTM Srls. L’autore stesso ammette che non vi è alcuna irregolarità. E allora, qual è la notizia?
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In uno Stato di diritto, possedere una quota societaria di un’azienda di comunicazione non priva i cittadini dei propri diritti civili e imprenditoriali, né tantomeno vieta a un’azienda di partecipare a bandi pubblici regionali, valutati da commissioni tecniche terze e non certo dai politici locali.
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Il progetto ha ottenuto il punteggio massimo? Evidentemente la proposta tecnica ed editoriale presentata era qualitativamente eccellente e rispondente ai rigidi criteri del bando.
3. Continuità lavorativa e meritocrazia: LocoStudio Communication
Il lungo elenco di incarichi legati a Francesco Turlà e LocoStudio Communication, che l’articolo dipinge come una sorta di “anomalia perenne”, dimostra esattamente il contrario di ciò che si vorrebbe far credere.
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Se un’agenzia riceve incarichi dal 2017 a oggi, attraversando diverse amministrazioni, significa che il servizio offerto risponde a standard qualitativi ed efficaci certificati.
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La pubblica amministrazione cerca affidabilità e risultati (come per la gestione di app delicate come Ecomodica o le campagne sulla differenziata). Cambiare partner tecnico solo per il gusto di farlo, rinunciando a chi ha già dimostrato competenza e continuità amministrativa, sarebbe quello sì un danno per l’ente pubblico.
Le risposte alle “domande spontanee”
“Perché quattro soggetti della stessa città risultano tra i beneficiari di una graduatoria regionale mentre numerose altre imprese siciliane sono rimaste escluse?”
La risposta è banale nella sua linearità: perché i progetti presentati dalle aziende modicane erano migliori, strutturati meglio e più rispondenti ai criteri di valutazione della commissione regionale. Il localismo al contrario – ovvero penalizzare un’azienda solo perché proviene da un Comune in cui anche altre aziende sono state capaci di vincere – sarebbe una palese violazione del principio di uguaglianza e di libera concorrenza.
“Perché la Regione non pubblica integralmente schede di valutazione e verbali?”
Gli atti dei bandi regionali sono, per legge, accessibili tramite i normali canali di accesso agli atti (FOIA) per chiunque ne abbia diritto o interesse concreto. Evocare una mancanza di trasparenza laddove esistono precise procedure di pubblicazione e accesso significa voler creare un’ombra del sospetto basata sul nulla.
Nella foga di voler trovare a tutti i costi un “filo conduttore” politico, l’articolo cita testualmente Marisa Scivoletto e Maria Chiara Scivoletto come detentrici delle restanti quote di VTM Srls. L’inserimento di questi nomi nel testo, buttati lì senza alcuna specifica spiegazione, risponde a una precisa tecnica allusiva: creare nel lettore il sospetto di una rete familiare o di un “cerchio magico” politico legato ai soliti noti del territorio.
La realtà, però, smonta la narrazione: i due soggetti non hanno legami di parentela. Il loro unico “errore”, agli occhi di chi scrive, è quello di condividere una compagine societaria legittima e un cognome che a Modica evoca altre storie e altri percorsi, prestandosi così a una facile e strumentale associazione di idee.
Inserire i nomi di private cittadine e professioniste in un articolo che urla allo scandalo politico, al solo scopo di fare “massa critica” e appesantire il teorema accusatorio, è l’ennesima prova di come questa non sia un’inchiesta giornalistica sui fatti, ma un tentativo di colpire l’immagine di un’azienda e di chi la compone. VTM Srls è una società di capitali: i suoi soci – siano essi figure pubbliche o privati cittadini senza tessere di partito – hanno il sacrosanto diritto di fare impresa senza essere messi alla gogna per colpa di un cognome o di una vicinanza di scrivania.
L’articolo tenta di trasformare un’eccellenza imprenditoriale e progettuale del territorio modicano – capace di attrarre circa 80 mila euro di fondi regionali a beneficio dell’indotto locale – in un “caso politico”.
Le graduatorie pubbliche si scorrono per punteggi e requisiti, non per simpatie o geolocalizzazione. RTM, RVM, VTM e LocoStudio hanno partecipato a un bando pubblico, ne avevano pieno diritto, possedevano i requisiti e hanno vinto. Il resto sono solo congetture giornalistiche che non inficiano la linearità e la correttezza dell’operato di imprese che producono valore e occupazione sul territorio.
Giannone indica i beneficiari dei contributi “vicini all’On. Ignazio Abbate” che a noi sembra più una considerazione “a specchio” o “deviazione dello sguardo”. Del resto se scaliamo gli anni a ritroso troveremmo altre situazioni analoghe (che probabilmente riguardano lo stesso autore dell’articolo) certamente affidati con la necessaria regolarità. RTM non riceve contributi da nessun politico, si autogestisce con il marketing!


