
MODICA, 10 giugno 2026 – Sviluppare la capacità di applicare l’umorismo come strumento per l’inclusione, la partecipazione, il benessere e la resilienza, con particolare attenzione all’identificazione dei rischi e alla trasformazione dell’umorismo esclusivo in pratiche di empowerment. Era l’obiettivo del training course Eramsus+ dal titolo “Seriously funny” che si è appena concluso a Marina di Modica e che ha coinvolto per una settimana 28 operatori giovanili provenienti da Spagna, Bulgaria, Turchia, Ungheria, Nord Macedonia, Lituania e, chiaramente, Italia. L’iniziativa, organizzata dall’associazione modicana Key Life, è stata finanziata dalla Commissione Europea e dall’Agenzia Italiana per la Gioventù.
I ragazzi sono stati coinvolti in una serie di attività non formali che sfruttavano apprendimento esperienziale, espressione creativa e riflessione strutturata. I partecipanti si sono, infatti, cimentati in pratiche come improvvisazione, storytelling, clownerie, yoga della risata, creazione di meme, progettazione di campagne digitali e tecniche teatrali, garantendo che l’umorismo venisse esplorato non come intrattenimento, ma come competenza professionale.
Importante è stata la creazione di un “Kit di Resilienza”, contenenti strategie basate sull’umorismo per gestire stress e conflitti, e di un Toolkit sull’Umorismo nel Lavoro con i Giovani, con laboratori basati sull’umorismo su misura per il lavoro con i giovani progettati e testati dai partecipanti.
«L’umorismo è un linguaggio che ogni giovane comprende. Attraversa confini e generazioni, offrendo un modo naturale per connettersi, ridurre le barriere e stimolare la creatività. Eppure, nel lavoro con i giovani, è spesso sottovalutato, limitato a momenti energizzanti o “pause divertenti” anziché riconosciuto come un metodo per l’apprendimento, la resilienza e l’inclusione – evidenzia il presidente dell’associazione Key Life, Leonardo Storaci – Usato consapevolmente, l’umorismo può costruire fiducia, creare spazi sicuri per la partecipazione e permettere di esplorare argomenti delicati con leggerezza anziché con timore».
«Per gli operatori giovanili, questo è fondamentale. Si trovano ad affrontare la sfida di coinvolgere gruppi diversi, contrastare la discriminazione o promuovere il benessere. L’umorismo può fungere da ponte in queste situazioni: energizza i gruppi, crea un terreno comune in contesti interculturali e riduce lo stress per gli stessi facilitatori. Non è quindi solo intrattenimento, ma una competenza professionale che aumenta l’impatto del lavoro con i giovani – prosegue – Nonostante questo potenziale, l’umorismo è raramente utilizzato in modo strategico. I professionisti spesso esitano, incerti su come collegarlo agli obiettivi educativi, temendo incomprensioni culturali o non disponendo di risorse strutturate. Metodi noti, come l’improvvisazione, il clowning e la creazione di meme, rimangono poco documentati, costringendo gli operatori giovanili a improvvisare piuttosto che ad applicare l’umorismo in modo intenzionale. I rischi di esclusione, banalizzazione e scontri culturali li scoraggiano ulteriormente, e la cooperazione tra le organizzazioni su questo tema è ancora debole».
«Da questo contesto sono emerse esigenze chiare, che hanno poi portato all’implementazione di questo progetto: spazi sicuri per esplorare il potenziale e i rischi dell’umorismo; opportunità per praticare un umorismo inclusivo e trasformare l’umorismo esclusivo in pratiche di empowerment; e accesso a strumenti innovativi, dallo yoga della risata alle campagne digitali sull’umorismo, che riflettano la cultura giovanile. Le organizzazioni necessitano inoltre di risorse pronte all’uso e di reti europee più solide per lo scambio di esperienze e l’integrazione dell’innovazione», conclude Storaci.


