
Cuore, cervello, trigliceridi, pressione: sono quattro aree distinte, con meccanismi d’azione diversi e dosaggi diversi. Gli Omega 3 agiscono su tutte e quattro: sono molecole con funzioni identificabili, riconosciute dall’EFSA a livello europeo. Capire come funzionano davvero è il punto di partenza per integrarli con senso, tenendo sempre bene a mente che non sostituiscono la dieta.
Cosa sono gli integratori di Omega 3 e a cosa servono
Gli Omega 3 appartengono alla famiglia degli acidi grassi polinsaturi. Il corpo umano ne ha bisogno, ma da solo riesce a produrne quantità insufficienti: devono quindi arrivare dall’esterno, attraverso quello che si mangia o, quando la dieta non basta, attraverso l’integrazione. Le fonti alimentari principali sono il pesce azzurro, il salmone, lo sgombro, le noci, i semi di lino. Fonti che nella dieta quotidiana di moltissime persone compaiono raramente, o in quantità lontane da quelle necessarie per coprire il fabbisogno.
Definirli “grassi buoni” è una semplificazione che ha avuto il merito di renderli popolari, ma che non rende giustizia a quello che fanno. Gli Omega 3 agiscono su sistemi specifici dell’organismo, con meccanismi d’azione precisi e – questo è il punto che spesso manca nella comunicazione comune – con effetti che dipendono dal dosaggio. Dosaggi diversi producono effetti diversi, su organi diversi.
EPA e DHA: i due acidi grassi Omega 3 essenziali per l’organismo
Nella categoria degli Omega 3 ci sono diversi acidi grassi, ma due concentrano la gran parte dell’attenzione scientifica: l’EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico). Sono quelli presenti principalmente nel pesce e nei derivati, e sono quelli a cui si attribuiscono i benefici più documentati.
Ma come funzionano? Non in modo “uguale”, come anticipato; il DHA si concentra soprattutto nel tessuto nervoso e nella retina, dove svolge una funzione strutturale. L’EPA lavora su processi infiammatori e su alcune funzioni cardiovascolari. Un integratore che li contiene entrambi, in proporzioni studiate, copre un range d’azione che nessuno dei due da solo potrebbe garantire, ed è per questo che la qualità e la concentrazione di questi due acidi grassi è il dato più rilevante da leggere su qualsiasi etichetta.
Quali benefici offrono gli integratori di Omega 3 per cuore, cervello e non solo
I benefici riconosciuti a livello scientifico, certificati dall’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, riguardano quattro aree principali. La funzione cardiaca, il mantenimento di livelli normali di trigliceridi nel sangue, la pressione sanguigna, la funzione cerebrale. Aree diverse, con dosaggi diversi.
Il sostegno a cuore, cervello, trigliceridi e pressione richiede apporti di EPA e DHA che variano in modo significativo a seconda dell’obiettivo. Per la funzione cardiaca bastano quantità relativamente contenute. Per agire sui trigliceridi servono dosaggi decisamente più alti, difficili da raggiungere con la sola dieta. Per la funzione cerebrale l’elemento determinante è il DHA, indipendentemente dall’EPA.
Matt — brand italiano del Gruppo A&D S.p.A., con sede ad Assago (MI) — ha sviluppato il proprio Omega 3 EPA DHA 3000 a base di olio di pesce altamente concentrato, con 3000 mg di olio di pesce per dose giornaliera e un tenore di EPA e DHA tra i più elevati disponibili sul mercato degli integratori alimentari. La formulazione è pensata per permettere di modulare l’assunzione in base all’obiettivo specifico — funzione cardiaca, trigliceridi, pressione o funzione cerebrale — sempre in accordo con un professionista della salute, che rimane il punto di riferimento per qualsiasi scelta di integrazione personalizzata
Quando è utile integrare gli Omega 3 nella dieta quotidiana
Più spesso di quanto si pensi, e per ragioni diverse da persona a persona. Chi non mangia pesce con regolarità (e sono molti, anche tra chi segue un’alimentazione attenta) difficilmente raggiunge gli apporti di EPA e DHA sufficienti a sostenere le funzioni su cui questi acidi grassi incidono. Chi segue una dieta vegetariana o vegana si trova in una situazione ancora più netta, perché le fonti vegetali di Omega 3 contengono principalmente ALA, un acido grasso che il corpo converte in EPA e DHA solo in piccola parte.
Ma anche chi mangia pesce due o tre volte a settimana potrebbe non raggiungere i livelli necessari per certi obiettivi specifici, come mantenere i trigliceridi nella norma, per esempio, che richiede apporti che la sola alimentazione difficilmente garantisce. In questi casi l’integrazione ha una logica precisa, da definire con il medico in base alla situazione individuale.
Un aspetto che vale la pena considerare nella scelta del prodotto è la qualità dell’olio di pesce utilizzato. Gli acidi grassi polinsaturi sono sensibili all’ossidazione: un olio mal conservato o poco purificato può perdere parte delle sue proprietà prima ancora di essere assunto.





