
Pozzallo, 24 marzo 2026 – La tornata referendaria del 22-23 marzo 2026 consegna un verdetto inequivocabile: l’Italia ha scelto di difendere l’assetto costituzionale vigente. A Pozzallo, il Comitato “Più Uno” esprime profonda soddisfazione per un risultato che nel territorio ibleo non è solo un dato numerico, ma un segnale politico e civico di straordinaria portata.
Per il Coordinatore cittadino di Più Uno, Ennio Ammatuna, il successo del NO è il coronamento di un impegno capillare che ha visto protagoniste forze diverse della società civile.
“Questa vittoria è il frutto di un lavoro collettivo straordinario,” dichiara Ammatuna. “Un plauso va ai ragazzi, alle associazioni, ai movimenti e ai partiti che hanno reso possibile una partecipazione così ampia. Un ringraziamento speciale spetta ai fuorisede: sono tornati con sacrificio per votare, sopperendo con il loro senso di appartenenza a un sistema che ancora costringe al ‘trucco’ dei rappresentanti di lista per esercitare un diritto fondamentale.”
Il Coordinatore ha poi sottolineato il legame simbolico con la storia locale: “A Pozzallo abbiamo dimostrato che l’unione attorno ai valori costituzionali fa la differenza. È un segnale potente che parte proprio dalla città di Giorgio La Pira, Padre Costituente, la cui eredità oggi appare più viva che mai.”
Il risultato siciliano si inserisce nel solco della riflessione di Ernesto Maria Ruffini, leader nazionale di Più Uno, che ha ribadito come la Carta non possa essere terreno di scontro unilaterale.
• No ai colpi di maggioranza: La Costituzione deve essere frutto di confronto parlamentare serio e non di imposizioni.
• Equilibrio dei poteri: Il voto ha confermato la volontà popolare di tutelare l’indipendenza della magistratura e il giusto processo.
• Unità del centrosinistra: Per Ruffini, questo esito è un mandato chiaro per ricostruire una visione di Paese condivisa, capace di valorizzare le energie migliori.
Una nuova prospettiva: Dal “NO” al “NOI”
Oltre il dato elettorale, ciò che resta a Pozzallo è la riscoperta di un’energia civica che sembrava sopita. Il comitato sottolinea come il percorso referendario sia stato, prima di tutto, un momento di aggregazione culturale e di dibattito che ha riportato alla politica persone che se ne erano allontanate.




