
Modica, 16 marzo 2026 – Una numerosa e attenta partecipazione di pubblico ha accompagnato, domenica mattina, l’incontro organizzato dal circolo locale di Fratelli d’Italia presso il prestigioso Auditorium “Pietro Floridia”. Al centro del dibattito, la riforma dell’ordinamento giudiziario: separazione delle carriere, sorteggio CSM, istituzione dell’Alta Corte, tutti temi cruciali che vedranno i cittadini protagonisti del prossimo appuntamento referendario del 22 e 23 marzo.
Dopo il benvenuto del coordinatore cittadino Marco Naní, l’apertura e la conduzione dei lavori sono state affidate all’Avv. Andrea Nicosia, Presidente provinciale del comitato “SiSepara”, che ha brillantemente moderato gli interventi offrendo una precisa cornice tecnica e politica alla discussione.
Fondamentale il contributo di Giovanni Moscato, coordinatore provinciale di FdI, che ha ribadito come questa riforma sia un pilastro del programma di governo di Giorgia Meloni, denunciando apertamente le contraddizioni del fronte del “No”: ”Siamo davanti a un paradosso politico: gran parte di coloro che oggi si oppongono alla riforma sono gli stessi che in passato ne avevano proposto i contenuti. Oggi si schierano contro solo per mero pregiudizio ideologico, incapaci di ammettere che il governo Meloni sta riuscendo laddove tutti gli altri hanno fallito per decenni. È un ‘No’ strumentale che ignora il merito della proposta pur di non riconoscere un successo storico a questa maggioranza.”
L’On. Giorgio Assenza, Capogruppo di Fratelli d’Italia all’ARS, è entrato nel merito del testo costituzionale, respingendo con forza le critiche delle opposizioni e ponendo l’accento sulla necessità di una magistratura libera da condizionamenti: ”Siamo qui per ristabilire la verità contro le falsità di chi si oppone al cambiamento. Questa riforma non lede l’indipendenza della magistratura, ma ne rafforza l’imparzialità a esclusiva tutela del cittadino. È fondamentale liberare l’ordine giudiziario dal peso delle correnti politiche interne, che per troppo tempo hanno condizionato le carriere e le decisioni, restituendo ai magistrati la piena autonomia e la dignità che il loro ruolo impone.”
Particolarmente incisivo l’intervento del Sen. Salvo Sallemi, membro della Commissione Giustizia al Senato, che ha richiamato il “caso Vittoria” come simbolo della necessità di un nuovo assetto: ”Lo scioglimento del Comune di Vittoria, avvenuto nonostante l’assenza di presupposti reali, dimostra come un sistema distorto possa arrivare a sovvertire la volontà democratica. È per evitare simili derive che la riforma è diventata improrogabile.”
L’On. Luca Sbardella ha poi rivolto un accorato appello alla mobilitazione, spostando l’attenzione sull’importanza del protagonismo dei cittadini: ”Il vero avversario da battere non è il dissenso, ma la pigrizia. Oggi abbiamo l’occasione storica di decidere direttamente su una riforma attesa da decenni. Andare a votare significa voltare veramente pagina ed evitare che le cose restino esattamente come sono. Dobbiamo essere il motore del cambiamento, trasformando la nostra voglia di partecipazione in un voto consapevole per il SÌ.”
Le conclusioni sono state affidate all’On. Sara Kelany, membro della Commissione Affari Costituzionali della Camera, che ha offerto una disamina lucida sulle attuali criticità dell’ordinamento, soffermandosi sui tre pilastri fondamentali della riforma: ”Questa rivoluzione si regge su tre cardini essenziali: separiamo le carriere per garantire la terzietà del giudice; introduciamo il sorteggio per i membri dei CSM per scardinare definitivamente il sistema delle correnti; e infine responsabilizziamo i magistrati attraverso l’istituzione dell’Alta Corte, un organo di controllo terzo che assicuri trasparenza e rigore disciplinare. Dobbiamo dare all’Italia un ordinamento finalmente in linea con la visione dei Padri Costituenti. È giunto il momento di completare quella rivoluzione del giusto processo avviata da Giuliano Vassalli. Il 22 e 23 marzo non saremo chiamati a un SÌ per una riforma epocale che allinei l’Italia alle grandi democrazie europee, dove la distinzione tra chi accusa e chi giudica è già una solida realtà a garanzia di ogni cittadino.”




