Sanità, Comitato Articolo 32: “Liste d’attesa bloccate, ma assunzioni lampo per gli amici”

La denuncia di Rosario Gugliotta: «Un "verminaio" tra clientelismo politico e negazione del diritto alla cura»
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RAGUSA, 05 Marzo 2026– «Grande imbroglio o verminaio?». Esordisce con questo interrogativo pesante Rosario Gugliotta, presidente del Comitato Civico Articolo 32, in una nota che scuote i vertici dell’Azienda Sanitaria Locale. Al centro dell’accusa, il contrasto stridente tra l’efficienza dimostrata nel settore delle assunzioni e il collasso del sistema di prenotazione per i cittadini.

Il comitato riporta il caso emblematico della signora C.A. Il 25 febbraio, il medico curante prescrive una risonanza magnetica con priorità entro 10 giorni. La risposta del CUP? Prenotazione fissata dopo 10 mesi.

«Gli addetti al servizio – denuncia Gugliotta – sono rimasti noncuranti della plateale discordanza tra la ricetta e la data assegnata. Perché la paziente non è stata indirizzata verso un centro convenzionato al solo costo del ticket, come previsto dalla legge? Perché le agende del privato accreditato non sono interconnesse con il pubblico?».

Secondo il Comitato Articolo 32, mentre le liste d’attesa per le prestazioni sanitarie si allungano a dismisura, quelle per le assunzioni sembrano scorrere con una rapidità sospetta. Gugliotta parla apertamente di: assunzioni di parenti e amici legati a figure politiche “di destra e di manca”, influenze sindacali su trasferimenti, indennità e straordinari.

“Uno “stipendificio” dove si trova sempre il cavillo di legittimità per favorire i soliti noti. Chi non ha santi in paradiso viene considerato un suddito fastidioso,” incalza il Presidente del Comitato.

La riflessione finale è amara. Dopo l’istituzione dei presidi di Polizia nei Pronto Soccorso per arginare l’esasperazione dei pazienti, Gugliotta si chiede provocatoriamente se le forze dell’ordine dovranno presto presidiare anche gli sportelli del CUP.

L’appello è rivolto direttamente a chi governa: la scelta è tra difendere i diritti costituzionali (come sancito dall’Articolo 32 sulla tutela della salute) o lasciare che il sistema pubblico diventi un modello organizzativo che spinge i cittadini a rinunciare alle cure o a rifugiarsi nel privato a pagamento.

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