
Pozzallo, 28 Febbraio 2026 – Sugli i-phone di “Alarm Phone”, il servizio internazionale per la ricerca in mare dei migranti, era giunto questo messaggio di buon’ora, stamani. “Una barca con 37 persone a bordo è bloccata nel Mediterraneo e necessita di assistenza immediata per mettersi in sicurezza”. Messaggio che è stato subito recapitato ai militari della Guardia Costiera di Pozzallo, i quali hanno acceso i motori della motovedetta e si sono diretti a circa 100 miglia sud-est dalla costa iblea.
Ai loro occhi si è palesata una chiatta di ridotte dimensioni con tante persone a bordo. L’intervento è stato celere (visto anche il numero ridotto di persone) e senza molti intoppi. I 37 bengalesi (di cui un minore) hanno fatto attracco a Pozzallo alle 10.50 e, in venti minuti, grazie al lavoro encomiabile di Polizia e Carabinieri, le 37 unità erano già salite su alcuni pullman direzione hotspot portuale.
Pare che, alla partenza, stando alle informazioni raccolte, i migranti fossero 38 o 39 (possiamo solo immaginare quale disperazione abbia portato queste persone ad accettare le condizioni di un viaggio così terribile!). Bisognerà capire se la notizia, al vaglio degli inquirenti, abbia un fondo di verità e, se sì, che fine hanno fatto i migranti non giunti a Pozzallo.
Un dato, infine, su cui riflettere. Sono trascorsi due mesi dal nuovo anno, ma già più di 500 persone sono scomparse nel Mar Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l’Europa. Almeno 500 di loro sono morti nel passaggio da Libia, Tunisia e Algeria verso un’Europa che continua a respingerli. Le storie di coloro che sono dispersi in mare, molti dei quali viaggiano su imbarcazioni che offrono poca protezione dalle onde, rivelano la portata della loro sofferenza.




