Santa Croce, maltrattava moglie e figli: condannato a quattro anni di reclusione

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Ragusa/Santa Croce Camerina, 03 Febbraio 2026 – Il Tribunale collegiale di Ragusa ha emesso una sentenza di primo grado severa nei confronti di un uomo di origine albanese, accusato di gravi maltrattamenti ai danni della moglie e dei figli. La condanna stabilita è di quattro anni di reclusione, superiore rispetto alla richiesta della pubblica accusa, con l’aggiunta dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni.

Secondo quanto ricostruito durante il dibattimento, l’imputato (assistito dall’avvocata Virginia Di Stefano) avrebbe instaurato tra le mura domestiche, a Santa Croce, un regime di costante oppressione. La moglie era vittima di continue offese e di una drastica limitazione della propria libertà personale: le era permesso uscire di casa esclusivamente per accompagnare e riprendere i figli da scuola.

Il quadro probatorio ha delineato un contesto di violenza psicologica e verbale asfissiante, alimentato da ripetute e infondate accuse di tradimento. Un atteggiamento minatorio così radicato che l’uomo non avrebbe esitato a manifestarlo persino davanti ai giudici del Tribunale per i minorenni.

Le parti civili e le provvisionali
Le sofferenze patite dalla donna e dai quattro figli minori, testimoni degli episodi di violenza, sono state riconosciute in sede civile. Il collegio giudicante — presieduto da Vincenzo Ignaccolo (a latere Maria Rabini e Fabrizio Di Sano) — ha disposto il pagamento di provvisionali immediatamente esecutive: 6.000 euro in favore della moglie, patrocinata dall’avvocata Rosalia Giudice, e 3.000 euro per ciascuno dei quattro figli.

I minori sono stati rappresentati nel processo dall’avvocata Cristina Di Paola e affiancati dall’avvocata Gianna Palacino, in qualità di curatore speciale nominato dal Tribunale per i minorenni di Catania.

La sentenza ha superato le richieste del pubblico ministero, Santo Fornasier, il quale aveva sollecitato una condanna a tre anni e sei mesi. Il collegio ha invece ritenuto di inasprire la pena, sottolineando la gravità delle condotte protratte nel tempo e l’aggravante di aver agito alla presenza dei figli minorenni.

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