
I lavoratori ASU al Comune di Modica, non sanno più a cosa e a chi credere. Due appaiono le ipotesi, ma entrambe li penalizzano. Stabilizzazione o continuare ad esser precari? Se da una parte l’amministrazione comunale nella figura dell’assessore al ramo, conferma questa situazione e aggiunge che comunque il 4 settembre è stato “obbligato” a comunicare alla Regione l’elenco degli ottanta lavoratori ASU presenti al Comune, a causa delle pressioni ricevute dall’ente, considerato che quest’ultimo, ha la disponibilità dei finanziamenti necessari a coprire le somme da versare ai lavoratori che vengono stabilizzati. Dall’altra parte, c’è il comune a cui, questa situazione di stabilizzazione andrebbe stretta, perché dovrebbe accontentarsi di un contratto che prevede dalle 20 alle 24 ore a differenza delle 36 ore attuali, quindi con questo sistema del precariato potrebbe “utilizzare” di più questi lavoratori, soccombendo in parte alla carenza di personale. Una situazione che comunque dovrà essere sistemata entro il 2026, termine ultimo per capire di che “morte dovranno morire” i lavoratori. La realtà vera ad oggi, nonostante i tanti proclami, e che gli unici lavoratori ASU superstiti nelle file del precariato, pur percependo uno stipendio, non hanno avuto versato alcun tipo di contributo, per cui, la tanto desiderata stabilizzazione per molti sarebbe solamente una beffa, perché, quelli che hanno una certa età, anche se venissero stabilizzati non riuscirebbero a maturare i 20 anni minimi per il diritto alla pensione. E quindi subirebbero un ulteriore danno, perché non potrebbero fare le 36 ore settimanali, con la conseguenza di percepire uno stipendio al minimo sindacale. E allora? Arriva “Ponzio Pilato” che invece di trovare una soluzione per salvare il salvabile, li lascia liberi di scegliere se “morire da precari o da stabilizzati e cercare di sopravvivere, magari sperando in un miracolo? Evidentemente la storia non ci ha insegnato nulla.