
La morte prematura – a soli 69 anni – di Salvatore Carpintieri arriva in un momento particolare della vita politica cittadina. Perché Carpintieri impersonava quel modo di intendere e fare la politica completamente diverso da quello in voga. Era un approccio ricco di passione, idealità, concretezza, alta tensione morale ed etica e solo se adeguatamente preparati dalla gavetta della militanza che iniziava dal basso, dalle organizzazioni giovanili dei partiti, dal goliardico e formativo attacchinaggio dei manifesti elettorali, tanto per dirne una. Salvatore Carpintieri non faceva eccezione. Consigliere comunale a capo di un gruppo di giovani comunisti che si erano resi protagonisti di una svolta all’interno del partito locale, artefice di un’opposizione durissima e intransigente nei confronti delle amministrazioni socialiste degli anni ’70 e ’80, Carpintieri fu sindaco di Ispica dal marzo 1988 al luglio 1989 (ci fu la caduta del muro di Berlino in mezzo). Allora il sindaco lo eleggeva il Consiglio comunale e la coalizione amministrativa di allora, fatta da partiti (Democrazia Cristiana, Partito Comunista e Socialisti indipendenti di Sinistra) e non da singole persone, come si usa oggi, si era accordata dividendo il quinquennio fra i rappresentanti dei tre partiti che a turno avrebbero espresso il sindaco (allora gli accordi si facevano con una stretta di mano e guardandosi negli occhi). Erano gli anni della “giunta anomala” di Ispica (democristiani e comunisti insieme, un’eresia) che Carpintieri definiva “di salute pubblica e morale”.
Salvatore Carpintieri era uomo di partito e come tale, sotto il PCI, raggiunse traguardi importanti: da segretario sezionale (la sezione del PCI era intitolata a Lenin) a segretario della federazione comunista di Ragusa, Come tale, arrivò anche a sedere nel Comitato centrale del Partito Comunista (era il parlamentino del vecchio PCI). Partecipò alla svolta della Bolognina e aderì al PDS prima e ai DS poi. Con la nascita del PD si fermò, uscendo definitivamente dai radar di una politica che cominciava a cambiare, adottando prassi e metodi che Carpintieri non condivideva. Era abituato ai compromessi, Salvatore Carpintieri, e da politico di razza ne aveva pure fatti. Ma entro certi limiti. Intraprese la carriera sindacale nella CGIL distinguendosi per scrupolo, impegno e grande, assoluta riservatezza.
La sua scomparsa sgomenta amici, compagni, avversari, tutta la città. E paradossalmente dal silenzio rumoroso di questi anni corona un grande insegnamento che Salvatore Carpintieri ci lascia. C’è una Politica che guarda al futuro, che realizza le cose, che fa i compromessi al rialzo, che è intransigente contro mafie e mafiucole varie, che è assolutamente disinteressata dal punto di vista personale. Peccato sia sempre più lontana dai nostri palazzi.
La foto è storica. Risale al 19 marzo 1988. Salvatore Carpintieri (l’unico con la barba) è stato appena eletto sindaco. Gli lascia lo scranno l’onorevole Salvatore Stornello, che presiedeva la seduta come consigliere anziano. Chinato l’allora segretario generale del Comune di Ispica Emanuele Giardina, a destra il vice segretario Salvatore Tonaca.
Gianni Stornello